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Truffa ai piccoli risparmiatori - Mobilitazione per il titolare, ai domiciliari dal 16 gennaio su richiesta della procura di Milano

“Io sto con Luca Fazi”, pioggia di cuori solidali alla copisteria del Paradiso

di Silvana Cortignani

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Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – “Io sto con Luca Fazi”. Pioggia di “cuori solidali” alla copisteria del Paradiso il cui titolare, Luca Fazi, dal 16 gennaio è ai domiciliari su richiesta della procura della repubblica di Milano, nell’ambito di una maxinchiesta per la bancarotta milionaria di una società immobiliare quotata in Borsa.

Su nove arrestati, tre in carcere e sei ai domiciliari, ben cinque sono viterbesi.

Luca Fazi, secondo la difesa, si sarebbe limitato a fare il suo lavoro. “Non solo copie”, come si evince già dal nome dell’esercizio commerciale di via della Caserma, ma anche servizio fax e servizi informatici.

Servizi che avrebbe fornito settimanalmente, nell’arco di cinque anni,  anche a uno degli altri quattro viterbesi arrestati nell’ambito della stessa inchiesta, Franco Maria Mattioli. Niente di più, come avrebbe spiegato al gip Rita Cialoni, davanti alla quale è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia per rogatoria del gip milanese Maria Carla Sacco.

Un clamoroso equivoco, secondo i difensori Pietro Porri e Marco Valeri Mazzatosta, le accuse di truffa e bancarotta fraudolenta in concorso. 

Lo pensano anche i clienti che, diffusa la notizia, si sono mobilitati, attaccando una pioggia di cartoncini rossi a forma di cuore sulla serranda del negozio chiuso dall’autorità giudiziaria, su cui compare un mesto cartello bianco con la scritta “Chiuso per problemi elettrici, scusate”.

A dare la “scossa” a Luca Fazi ci pensano una serie di messaggi di solidarietà, come non se ne erano mai visti a Viterbo: “Io sto con Luca”, “Io mi fido di Luca”, “Forza Luca non abbatterti”. Pensa alla forza e al sostegno che ti può dare la tua famiglia”, “Fazi noi siamo con te”.

Al centro la maxinchiesta della procura del capoluogo lombardo sul fallimento della Hi Real Spa e su un presunto giro di truffe ai piccoli risparmiatori del Viterbese che sarebbe emerso nel corso delle indagini. 

Truffe ai piccoli risparmiatori viterbesi i cui proventi, secondo l’accusa, sarebbero stati sistematicamente distratti per finalità personali, tra cui soggiorni, acquisto di gioielli e autovetture.

In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e il “promotore finanziario”, Alberto Terzilli  e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi, oltre al broker spezzino Marco Sturlese.

Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi, oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Business e alta finanza. Si parla di un giro d’affari di 20 milioni di euro. A tal proposito, interviene Quirino Valerio Guerriero, per l’organismo di vigilanza e di tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari, sottolineando come il broker spezzino Marco Sturlese “non risulta essere mai stato iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari”.

Guerriero evidenzia inoltre che “Gianluca Palombo, Franco Maria Mattioli, Alberto Terzilli, Augusto Testa e Francesco Paganucci non risultano più iscritti all’alo unico dei consulenti finanziari da circa un decennio”

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 gennaio, 2018

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