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Tragedia a Campo Felice - La procura ipotizza il disastro aereo e l'omicidio colposo - Nello schianto morirono sei persone, tra cui Ettore Palanca di Carbognano

Strage elicottero 118, indagato pilota viterbese

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Alfonso Friolo

Alfonso Friolo

L'elicottero precipitato a Campo Felice

L’elicottero precipitato a Campo Felice

Ettore Palanca

Ettore Palanca

L’Aquila – “Disastro aereo e omicidio colposo”. Sono le accuse che la procura dell’Aquila contesta a sei persone, tra cui un viterbese, “indagate” per la strage dell’elicottero del 118 precipitato a Campo Felice il 24 gennaio 2017. Lo scrive il quotidiano Il Centro, citando l’avviso di conclusioni delle indagini firmato dal pubblico ministero Simonetta Ciccarelli.

“Il pm chiama in causa – scrive il Centro – Giulio Fini, di 56 anni, di Roma; Maurizio Lebet (57), nato ad Acireale e residente a Cefalù (Palermo); Gianfranco Molina (42), nato a Milano e residente a San Gregorio di Catania; Roberto Noceto (50), nato a Bari e residente a Roma; Pietro Trabucchi (55), di Sondrio; Alfonso Friolo (55), nato a Lizzano (Taranto) e residente a Viterbo. Si tratta di manager e tecnici di Inaer Aviation Italia (società che operava il volo in forza di un contratto con l’Asl di Pescara) impegnati a vario titolo nella definizione e realizzazione di politiche di sicurezza, addestramento, formazione e controllo piloti”.

Terminate le indagini, affidate ai carabinieri, la procura è arrivata alla conclusione che “in quelle condizioni meteo l’elicottero del 118 non avrebbe dovuto volare ‘a vista’, ma in volo strumentale – spiega il Centro -. Ma il pilota Gianmarco Zavoli non aveva ricevuto ‘un idoneo addestramento iniziale e ricorrente’ come quello richiesto a chi, in equipaggio singolo, debba effettuare operazioni in volo strumentale”.

Nella tragedia di Campo Felice sono morte sei persone, tra cui il pilota dell’elicottero e il ferito che l’equipaggio aveva appena recuperato dopo un incidente sulla neve: Ettore Palanca di Carbognano. Il 50enne viveva però nella Capitale, con la moglie Roberta e il loro unico figlio, e lavorava come direttore di sala in un hotel a cinque stelle a Monte Mario.

Nelle carte d’inchiesta la procura ha ricostruito passo passo il volo. “Il pilota – scrive il pm, come riporta il Centro – partito a bordo dell’AW 139 dalla base di elisoccorso dell’aeroporto dei Parchi di Preturo per una missione di soccorso in favore di Ettore Palanca, infortunatosi sulle piste da sci e da trasferire all’ospedale, una volta condotto l’aeromobile in località Campo Felice caricava Palanca a bordo mantenendo i turbomotori accesi e ripartiva in direzione dell’Aquila nonostante le condizioni meteorologiche assai proibitive che non garantivano la visibilità prevista dalle minime di volo. Durante il viaggio il pilota, perdendo il contatto visivo con la strada 696, faceva ingresso accidentale in condizioni di volo strumentali e, evitato un primo impatto con il costone di Monte Cefalone al quale l’aeromobile si avvicinava fino a una distanza di 8 metri dal terreno, effettuava una brusca e accentuata virata in salita e a sinistra che gli provocava un disorientamento spaziale tale da non consentirgli di comprendere, nel prosieguo del viaggio, l’esatta posizione e assetto dell’aeromobile. Quindi, con imperizia indotta dal mancato addestramento, ometteva a quel punto di utilizzare il pilota automatico e seguire le indicazioni di assetto indicate dagli strumenti, evitando qualsiasi riferimento alle proprie percezioni spazio-temporali, proseguendo invece con le regole del volo a vista pur essendovi condizioni meteo tali da imporre il passaggio al volo strumentale, con manovra di virata costante a destra in direzione della montagna fino all’impatto, a quota 1850 metri, istantaneamente letale per sé stesso e tutti i passeggeri”.

Il relitto dell’elicottero è stato poi recuperato da Antonio Del Gaudio, comandate del reggimento aviazione dell’esercito Antares di Viterbo, che era ai comandi del Ch47. Per portarlo a valle ci sono volute circa cinque ore di incessante lavoro, da parte del personale del reggimento e dei militari del soccorso alpino delle Fiamme gialle.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

18 gennaio, 2018

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