--

--

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Inchiesta Giustizia di Zorro - Tra gli indagati anche un magistrato e un'avvocatessa di Pisa e un architetto che avrebbero detto: "Dobbiamo rubare il più possibile"

Turbativa d’asta, in carcere ex giudice di pace di Viterbo

Caffeina-Tutankhamon-9-11-18-560x80-ok

Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – Avrebbero messo in piedi una “associazione per delinquere” finalizzata alla “corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico” cinque dei sette indagati (gli altri due sono accusati ‘solo’ di corruzione in atti giudiziari) dell’operazione Giustizia di Zorro. Tra questi anche Oberto Cecchetti, avvocato 72enne ma soprattutto, come scritto nell’ordinanza d’arresto, “già giudice di pace di Viterbo”. È stato raggiunto da una misura di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta della procura di Genova condotta dai carabinieri di Massa Carrara. Gli altri sei sono il giudice del tribunale di Pisa Roberto Bufo, e il direttore, Virgilio Luvisotti, e il vicedirettore, Giovanni Avino, dell’istituto di vendite giudiziarie del tribunale pisano. L’avvocatessa Francesca Ferrandi del foro di Pisa e il padre Roberto, commercialista carrarese incaricato delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Massa. Infine, l’architetto di Pontedera Luca Paglianti.

Secondo gli inquirenti, Bufo “sfruttando le proprie funzioni di magistrato in servizio al tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Roberto Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari in asta del tribunale di Massa, di appropriarsi di somme di denaro destinate allo Stato giacenti all’interno di assi ereditari e amministrazioni di sostegno non riscosse da eredi o enti pubblici”. Al “programma criminoso” avrebbe partecipato anche la figlia del professionista. “Francesca Ferrandi, avvocato, fatta iscrivere negli elenchi del foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostengo e di curatela delle eredità giacenti che Bufo – come è scritto nell’ordinanza d’arresto – le avrebbe assegnato nello svolgimento delle proprie funzioni giudiziarie”.

Alla presunta associazione avrebbe partecipato anche “l’architetto Luca Paglianti, amico di Bufo, da questi nominato perito per la valutazione degli immobili compendio delle eredità giacenti, con il ruolo di redigere valutazioni alla loro immediata vendita, procacciando anche potenziali acquirenti e orientando la stima del valore degli immobili sulla base delle offerte ricevute”. Oberto Cecchetti sarebbe invece stato “disponibile – come spiega l’ordinanza – ad assumere il ruolo di creditore fittizio dei compendi ereditari affidati a Francesca Ferrandi, per occultare e dividere, all’interno del gruppo, il ricavato delle vendite eccedente il pagamento degli oneri ereditari e d’amministrazione, distogliendone, inoltre, una parte fittiziamente rappresentata come debiti della stessa ereditaria”.

Per gli inquirenti, i membri del sodalizio, come loro stessi avrebbero dichiarato, volevano “rubare il più possibile e attuare la cosiddetta ‘Giustizia di Zorro’, ovvero distogliere dalla loro naturale destinazione erariale somme derivanti dalla gestione di eredità giacenti, dalla vendita di compendi ereditali e dalla rendicontazione delle amministrazioni di sostegno affidate a Francesca Ferrandi”. L’avvocatessa, “in concorso” con Cecchetti, avrebbe anche “attestato falsamente l’esistenza di una posta passiva per l’ammontare di circa 4mila euro nell’inventario di beni ereditari stilato da Francesca Ferrandi in qualità di curatrice di un’eredità giacente”. È sempre scritto nell’ordinanza d’arresto.

Luvisotti e Avino sono invece accusati di corruzione in atti giudiziari “perché, in concorso, in qualità di direttore e vicedirettore dell’istituto di vendite giudiziarie del tribunale di Pisa, promettevano a Bufo, giudice dell’esecuzione , una Mercedes Glk usata dal valore di circa 12mila euro per aver incaricato l’istituto di custodire e vendere un maxi yacht la cui base d’asta sfiorava i quattro milioni di euro”. Luvisotti e Avino avrebbero anche “ritardato un atto del proprio ufficio e favorito l’acquirente e l’istituto vendite giudiziarie, cui venivano riconosciute ingenti indennità di sosta e stazionamento in relazione al ritardato atto di trasferimento della proprietà”.

12 gennaio, 2018

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR