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Bilanci di fine anno 2017 - Politica - Intervista al consigliere Pd Enrico Panunzi per cui il governatore del Lazio è stato il vero traino di un'impresa che ha ridato dignità all'ente

“Zingaretti leader di una squadra che ha risanato la Regione”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Enrico Panunzi

Viterbo – Enrico Panunzi

Viterbo – “Lasciamo una Regione nettamente migliore di quella che ci era stata consegnata avendo risolto questioni nodali dalla sanità ai conti ora in ordine”. “Zingaretti è il stato il vero traino dell’impresa di risanamento regionale”. “Siamo stati i più votati al congresso, ma non siamo nella segreteria e non abbiamo ruoli nel Pd”. Enrico Panunzi riassume così il 2017, un anno per lui ricco di soddisfazioni grazie al lavoro svolto dalla giunta Zingaretti. Sul suo futuro politico non si sbilancia, ma richiama all’unità del partito con l’auspicio che sia “di sostanza e non di facciata”.

Come è andato l’anno in Regione?
“Benissimo – commenta Panunzi – perché sono arrivate a compimento cose su cui stiamo lavorando da anni, sono entusiasta. Una su tutte è la Trasversale, poi la stabilizzazione dei precari nella sanità e i conti del piano di rientro della sanità che ci vedrà uscire presto da questa ‘tenaglia’ pagata dai cittadini del Lazio. Ma c’è tanto altro, come il finanziamento di 160 milioni di euro per la Roma-Civitacastellana-Viterbo e altri soldi che sono stati reperiti per fare la riqualificazione dell’ultimo tratto. Sono estremamente contento e soddisfatto”.

Per quanto riguarda invece i suoi 5 anni da consigliere regionale, ci può fare un bilancio?
“Grazie a queste questioni nodali che abbiamo risolto è un bilancio ovviamente positivo. Abbiamo risanato i conti, visto che la Regione aveva dei debiti cosiddetti “spazzatura” e per la Corte dei Conti non era solvibile, oggi invece è il contrario; abbiamo ridato dignità a una Regione massacrata da scandali giudiziari: come si ricorderà, infatti, in questi cinque anni, è stato arrestato un consigliere regionale, una vicenda da cui siamo usciti. Sono contento, non è che abbiamo risolto tutto, ma lasciamo un ente nettamente migliore rispetto a quello che ci è stato consegnato”.

Zingaretti ha deciso di ricandidarsi, come vede questa decisione?
“La vedo positiva, perché l’artefice di questo risanamento è una squadra di cui lui è il leader riconosciuto e il traino vero di quella che è un’impresa: 12 miliardi di debito da pagare, non è cosa da poco”.

Il prossimo anno si va al voto. Il Pd come affronterà queste sfide?
“E’ una domanda particolare, visto che abbiamo fatto un congresso in cui la parte che sostenevo ha avuto il 44% ed è stata la lista più votata ma, a oggi, non facciamo parte della programmazione del partito in questi territori. Non siamo nella segreteria e non abbiamo ruoli, quindi la domanda va rivolta ad altri. Siamo al paradosso per cui il partito ha delle difficoltà estreme e si fa un partitello nel partito. Nulla di più sbagliato, per me, infatti, dovrebbe essere fatto tutto il contrario, ma ognuno poi si assume le responsabilità di quello che fa”.

Fioroni ha sostenuto che “con intese larghe si possa riconquistare il comune di Viterbo“. E’ così?
“Non so se sarà così, ma è un auspicio che sottoscrivo. Un discorso giusto a cui bisognerà lavorare”.

Per quanto riguarda il suo futuro politico, invece?
“Tutti dicono quello che devo fare, meno il sottoscritto. Aspettiamo che abbiano deciso, anche se poi sarò io a dire quello che voglio fare. Per me, uscire dalla politica, non è né traumatico, né un dramma. Non ho problemi”.

E continuare l’esperienza in Regione, come la vede?
“Come qualcosa che se non automatica è una cosa di cui un consigliere, che ha fatto il primo mandato, dovrebbe essere oggetto di una valutazione, di una richiesta e di una prospettiva. A oggi, tutto ciò non c’è stato, vedo sui giornali che tutti si pronunciano su cosa dovrei fare, tranne io che sono in silenzio da tempo. Mi sembra paradossale”.

E cosa vuole valutare prima di prendere una decisione?
“Dove si arriverà con questo tam tam, il 6 di dicembre ho dato una disponibilità e le valutazioni sono adesso ambivalenti, nel senso che deve farle il partito ma anche il sottoscritto”.

Sempre Fioroni ha detto che “chi prende più voti deve scendere in campo anche quando la strada è in salita”. Si è sentito preso in causa?
“No anche perché sono l’unico che lo ha sempre fatto. Voglio solo ricordare che 5 anni fa, unico consigliere regionale del Pd, per candidarmi ho dovuto fare le primarie che poi ho vinto. Guarda caso, questo è successo solo a Viterbo e solo per quello mi riguarda. Non ho avuto mai problemi e mi sono sempre candidato con le preferenze. Sempre”.

Come vede l’elezione a Viterbo, crede che stavolta il centrosinistra non ce la farà?
“Il capoluogo ha tante variabili e fare delle previsioni oggi è molto difficile. Una cosa è certa che per neutralizzare alcune variabili per noi negative bisogna cercare un’unità non di facciata, ma di sostanza”.

Cosa riserva il futuro al nostro territorio?
“Il 2018 lo vedo come tutti gli altri anni, anche se con delle scadenze elettorali da affrontare che lo rendono oltremodo più importante e impegnativo. Si decideranno le sorti del territorio e il suo sviluppo, se dunque vogliamo andare avanti con quello che è stato fatto in questi 5 anni o se fare altro. I cittadini sono sovrani e decideranno. Noi ci presentiamo con la coscienza a posto e soprattutto con la pretesa di aver fatto tutto quello che era possibile, date le condizioni. E’ chiaro che dovremo fare di più e l’opera non è finita né tantomeno risolta”.

Vuole fare un augurio?
“Sì – conclude Panunzi -, di buon anno a tutti che non è una frase convenzionale ma qualcosa che spero davvero per tutti i cittadini. Per quello che ci riguarda, soprattutto per il partito, credo che debba avere un futuro per una salvaguardia di una dialettica in questo nostro paese e per avere un futuro è necessario richiamare tutti al senso di responsabilità, unità e condivisione di scelte che, quasi sempre, invece, e vi ringrazio, apprendo dai giornali”.

Paola Pierdomenico


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9 gennaio, 2018

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