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“A mamma e papà hai detto che gli hai raccontato molte bugie?”

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Delitto di Santa Lucia - L'attizzatoio - Nei riquadri, da sinistra: Ermanno Fieno, Gianfranco Fieno e Rita Franceschini [4]

Delitto di Santa Lucia – L’attizzatoio – Nei riquadri, da sinistra: Ermanno Fieno, Gianfranco Fieno e Rita Franceschini

Delitto di Santa Lucia - I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 22 settembre e 12 ottobre 2017 [5]

Delitto di Santa Lucia – I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 22 settembre e 12 ottobre 2017

Delitto di Santa Lucia - I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 20 e 27 ottobre 2017 [6]

Delitto di Santa Lucia – I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 20 e 27 ottobre 2017

Delitto di Santa Lucia - I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 27 ottobre 2017 [7]

Delitto di Santa Lucia – I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 27 ottobre 2017

Delitto di Santa Lucia - I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 30 ottobre e 11 dicembre 2017 [8]

Delitto di Santa Lucia – I messaggi tra Ermanno Fieno e la sorella Anna Rita del 30 ottobre e 11 dicembre 2017

Viterbo – “Ho sentito i miei genitori l’ultima volta circa un mese” prima del ritrovamento dei cadaveri, avvenuto il 13 dicembre. “Mio fratello Ermanno è venuto a casa mia (a ottobre, ndr), chiedendomi dei soldi. Gli ho risposto che volevo vedere qualcosa di concreto e che doveva cambiare il suo modo di comportarsi, ovvero di non dire più bugie e di dire tutta la verità ai nostri genitori. Dopo qualche giorno ci siamo messaggiati su Whatsapp, e mi scriveva che la situazione era cambiata e che lui non voleva più raccontare bugie e dire tutte la verità ai nostri genitori. E per tale motivo voleva che io gli dessi una mano”.

Anna Rita Fieno, sorella di Ermanno e figlia dei coniugi trovati morti e avvolti nel cellophane nel loro appartamento a Santa Lucia, lo ha raccontato ai poliziotti della squadra mobile di Viterbo che stavano indagando su quello che inizialmente sembrava essere un duplice omicidio. Quello di Gianfranco Fieno, ottantatré anni, e Rosa Franceschini, di 76.

Quei messaggi tra Anna Rita ed Ermanno, che vanno dal 22 settembre all’11 dicembre, sono stati acquisiti dagli inquirenti per poi finire nel fascicolo di inchiesta. “Come va? Sei riuscito a parlare con la mamma e papà?”, scrive Anna Rita alle 16,35 del 22 settembre. Ma Ermanno non risponde, e la sorella ci riprova alle 22,29 del 12 ottobre. “Non ho più avuto notizie, ma è cambiato qualcosa da quando ci siamo visti l’ultima volta?”. Da parte del fratello ancora silenzio. Passano otto giorni e Anna Rita ribadisce: “L’altra volta non mi hai risposto… Hai parlato con la mamma e papà? Stai facendo qualcosa per toglierti questo peso e iniziare a cambiare le cose?”. Sono le 21,18 del 20 ottobre. Ermanno le risponderà solo una settimana dopo, il 27: “Sì, scusa se non mi sono fatto sentire. Ma sto piano piano sistemando le cose… Tanto in questa prima fase come avete ben detto non mi potete aiutare (si riferisce alla richiesta di soldi, ndr)… Quindi quando avrò risolto ci sentiremo… Anche se poi quando non avrò più problemi che ci dovremo dire proprio non lo so… Ma sarà solo per far ricucire lo strappo con papà e mamma… A presto”.

Ermanno e Anna Rita continueranno a messaggiarsi per quasi mezz’ora. “Io voglio sapere una cosa – le scrive lei -… Ma alla mamma e papà gli hai detto che in tutti questi anni gli hai raccontato molte cose non vere? Puoi rispondere a questa domanda? Mi avevi detto che, grazie alla ragazza che ora stai frequentando, ti aveva fatto capire molte cose e che la principale era quella di chiarire con i tuoi familiari… A me papà non mi ha telefonato… Allora vuol dire che per loro ancora non è cambiato nulla? Questo lavoro, che tu mi dicevi, è iniziato?”. Ma Ermanno la liquida con poche parole: “Adesso ho da fare, ti rispondo con più calma dopo”. Ma quella risposta sembrerebbe non essere mai arrivata.

Secondo Anna Rita e il fratello Luciano, Ermanno ai loro genitori “raccontava di continuo bugie e fandonie. E aveva dei comportamenti strani, truffaldini, paventando di avere un lavoro. Una volta ha detto di averlo presso la Asl, una volta diceva di fare il vigilantes. Poi ha raccontato di aver vinto 750mila euro al Superenalotto, con i quali avrebbe dovuto comprare degli pseudo appartamenti e una macchina”. Secondo i fratelli, Ermanno aveva “problemi economici e per questo si comportava in modo strano. Al di là di quello che diceva era a totale carico dei genitori, che vivevano con la pensione del padre che ammontava a 1500 euro”.

La ragazza a cui Anna Rita Fieno fa riferimento nei messaggi Whatsapp è Alessia De Rubeis, che ai poliziotti della mobile dirà di aver “conosciuto Ermanno a ottobre 2016, quando mi contattò perché stava cercando una villa da acquistare. Inizialmente l’ho incontrato come cliente, da lì è nata un’amicizia che poi si è tramutata in una relazione sentimentale”.

Con Alessia De Rubeis, Ermanno il pomeriggio del ritrovamento dei cadaveri dei genitori si sarebbe recato nello studio di un commercialista. Lo ha raccontato lo stesso professionista in procura, la mattina successiva, dopo aver “letto su Tusciaweb la notizia del duplice omicidio avvenuto a Viterbo. Ieri sera (il 13 dicembre, ndr), verso le 18, si è presentata nel mio studio Alessia De Rubeis insieme ad altre persone. Nonché un ragazzo presentatomi come il compagno (Fieno, ndr). Alessia mi accennava che il suo ragazzo avrebbe aperto una partita iva nel corso del 2018, e che la sua attività sarebbe stata riconducibile a quella finanziaria”. Si tratterebbe del lavoro a cui la sorella di Ermanno faceva riferimento nel messaggio del 27 ottobre.

Anna Rita e il fratello torneranno a sentirsi l’11 dicembre. Ma questa volta è lui a cercare lei. I genitori Gianfranco e Rosa sono morti da quasi due settimane. Lui per cause naturali il pomeriggio del 28 novembre, lei dopo essere stata ripetutamente colpita alla testa con un attizzatoio di ferro e poi soffocata con un cuscino la mattina del 29. “Anna Rita, che ne pensi se ci vediamo giovedì pomeriggio a casa tua verso le 18 per parlare insieme? Fammi sapere, grazie. Ciao”, scrive Ermanno alla sorella. “Guarda adesso non te lo so dire… Ti faccio sapere più avanti… Semmai anche lunedì prossimo potrebbe andare?”, le risponde lei. “Quando vuoi te, dammi tu una data quando sei libera e ci organizziamo. Calcola solo che deve essere dopo le 18 che sono libero, a presto”.

Con quell’incontro molto probabilmente Ermanno voleva tranquillizzare Anna Rita, che dal 6 dicembre stava provando a “chiamare il padre, ma al suo cellulare rispondeva mio fratello che mi diceva che ce l’aveva lui perché non perfettamente funzionante e quindi lo aveva preso per sistemarlo”. Fieno da quasi quindici giorni convive con i corpi senza vita dei genitori in quell’appartamento al secondo piano del civico 26 di via Santa Lucia. Per il gip Francesco Rigato, si era “organizzato al fine di sbarazzarsi dei cadaveri. Scopo per il quale verosimilmente il 2 dicembre aveva noleggiato un’auto”. Ma alla fine non riuscì a occultarli.

Eppure una spiegazione alla sorella e al fratello Luciano circa l’assenza dei genitori doveva pur darla. Si stava anche avvicinando il Natale, e le festività o i compleanni erano le uniche occasioni in cui i fratelli sentivano mamma Rosa e papà Gianfranco, con cui “da alcuni anni i rapporti erano conflittuali”. Con l’incontro dell’11 dicembre Ermanno voleva molto probabilmente tranquillizzare Anna Rita. Ma non ci riuscì. I cadaveri, avvolti nel cellophane e rinchiusi nella camera matrimoniale, verranno scoperti due giorni dopo.

Raffaele Strocchia


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente [9] – I funerali dei coniugi Fieno [10] – Le testimonianze dei vicini [11] – La polizia al lavoro [12] – Trovati morti in casa [13] – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini [14] – L’arresto di Ermanno Fieno [15] – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro [16] – Tragedia in via Santa Lucia [17] – Coppia uccisa in casa [18]


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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