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24enne preso a pugni e cinghiate a Vignanello - Gianluca Iannone a Tusciaweb: "Non insistete, sto lavorando" e non chiarisce se Jacopo Polidori, condannato in primo grado, è stato espulso dal partito

Aggressione neofascista, il leader di Casapound Italia non risponde

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Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Vallerano - La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vallerano – La manifestazione di Casapound contro la violenza

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Viterbo  – Sull’aggressione neofascista di Vignanello, Gianluca Iannone presidente di Casapound Italia non risponde. “Dovete parlare con i referenti viterbesi e basta. Io adesso sto lavorando, non vi posso rispondere. Parlate con loro e apposto”, ha detto al telefono a Tusciaweb.

Ma nella sentenza di primo grado, con cui il presidente di Casapound Cimini Jacopo Polidori e il militante di estrema destra Luca Santini sono stati condannati a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno per aver preso a pugni e cinghiate il 24enne di Vallerano Paolo, il gip di Viterbo tira in ballo anche Iannone. “L’uso di cinghie per pantaloni nel compimento di azioni – scrive nelle motivazioni il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato – è stato addirittura codificato e teorizzato da Gianluca Iannone, presidente e leader carismatico di Casapound Italia e leader del gruppo musicale Zetazeroalfa, band ufficiale del movimento, con la canzone intitolata Cinghiamattanza”.

Eppure Iannone alle domande di Tusciaweb non vuole proprio rispondere. “Sentite – ci dice -. Su, dovete parlare con i referenti viterbesi. Basta, no? Non insistete. Ok? Grazie, grazie mille”. E attacca.

Le domande che Tusciaweb avrebbe voluto rivolgere al leader nazionale di Casapound non erano difficili. Una su tutte: “Il presidente di Casapound Cimini Jacopo Polidori è stato espulso o sospeso dal movimento?”. Lui che è stato condannato in primo grado per aver “colpito quattro, cinque volte (la vittima) alla schiena con altrettante cinghiate inferte dalla parte della fibbia” mentre questa “già dolorante si trovava piegata in avanti e con le mani sul naso sanguinante e supplicava di non infierire ancora”. Se Polidori non è stato né espulso né sospeso: Perché? In un periodo in cui a tutti i partiti e movimenti politici si chiede di sospendere o espellere quegli iscritti o militanti che non rispettano anche solo delle regole interne.

Per il gip, “il movente” dell’aggressione neofascista di Vignanello”  è stato eminentemente politico”. Nelle trentacinque pagine in cui spiega perché ha condannato Polidori e Santini per lesioni e tentata violenza privata, scrive che è stato “ampiamente provato che l’aggressione ha avuto origine a causa della pubblicazione su Facebook, da parte della vittima, di post satirico con il quale venivano parafrasate parole utilizzate dal movimento Casapound con striscioni oggetto di fotografie postate sul social network”. Ovvero, “Chi mette il parmigiano sulla pasta col tonno non merita rispetto”. E: “Chi scappa dalla guerra*, abbandonando genitori, mogli e figli, non merita rispetto. *Tipo il Duce”.

E’ la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2017 quando Paolo viene ferocemente picchiato all’uscita da una pizzeria di Vignanello. “Fatti i cazzi tuoi. Non prendere in giro Casapound”, gli urlano tra un pugno e una cinghiata. “La condotta dei militanti di Casapound – prosegue il giudice – era, sia per la feroce violenza sia per le frasi pronunciate, certamente diretta a incutere timore nella vittima per costringerlo a non esprimere più le sue dissacranti valutazioni sul movimento politico in cui militano gli aggressori. La condotta ha senz’altro prodotto effetti intimidatori non solo sulla vittima, ma anche su tutti coloro che hanno assistito all’inseguimento e al pestaggio senza subirlo direttamente”.

Un’aggressione che per il gip è stata “un’azione punitiva”. Il movente? “Eminentemente politico – sottolinea il magistrato -. Ciò ha trovato evidentemente conferma nell’annotazione di polizia giudiziaria allegata all’informativa dalla quale si apprende che l’uso di cinghie per pantaloni nel compimento di azioni è stato addirittura codificato e teorizzato da Gianluca Iannone, presidente e leader carismatico di Casapound Italia e leader del gruppo musicale Zetazeroalfa, band ufficiale del movimento, con la canzone intitolata Cinghiamattanza”. E sottolinea che è “quasi superfluo evidenziare che Polidori con le cinghiate finali ha inteso apporre una sorta di sottoscrizione all’azione. Non solo per evidenziare l’appartenenza degli aggressori al movimento, ma anche per far apparire di essere colui cui spettava l’apposizione del sigillo finale”.

Per il giudice, Polidori “portò al termine l’opera”. “Con estrema freddezza – spiega – si avvicinò alla vittima quando già, dolorante, si trovava piegata in avanti e con le mani sul naso sanguinante e supplicava di non infierire ancora. Senza pronunciare parola, oltre che indifferente alla suppliche della vittima, dopo aver battuto la fibbia della cintura su una mano, (Polidori, ndr) l’aveva colpita quattro, cinque volte alla schiena con altrettante cinghiate inferte dalla parte della fibbia”.

Nel condannare Polidori e Santini, il gip ha escluso le aggravanti. Tra cui l’aver agito per futili motivi. “Le motivazioni (dell’aggressione, ndr), sia pure in un’ottica del tutto distorta e assolutamente non condivisibile, agli occhi degli (aggressori, ndr) si palesavano come non futili, perché fondati sulla ritenuta offesa arrecata al movimento politico Casapound”. E come ha escluso le aggravanti, il magistrato non ha riconosciuto neppure le attenuanti. “In ragione dell’oggettiva e rilevante gravità del fatto – spiega -, sia perché entrambi gli imputati non hanno fornito alcuna manifestazione di ravvedimento o di una qualche forma di presa di coscienza in ordine al disvalore dell’azione, mostrando inoltre totale assenza di atteggiamento collaborativo essendosi sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. Ma vi è di più. Nessuno dei due imputati risulta aver mai preso le distanza, anche solo moralmente, dai fatti. Hanno mostrato anzi in qualche modo di andare orgogliosi”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 febbraio, 2018

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