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Viterbo - Commemorazione del centenario della Grande Guerra 1915-18

Così morì Filiberto Boccacci, medaglia d’argento al valor militare

di Silvio Cappelli
Filiberto Boccacci

Filiberto Boccacci

Filiberto Boccacci

Filiberto Boccacci

Conferimento medaglia d'argento a Filiberto Boccacci

Conferimento medaglia d’argento a Filiberto Boccacci

Viterbo – Filiberto Boccacci, figlio di Giuseppe, era nato a Viterbo il 19 dicembre 1893. Nel 1913, all’età di vent’anni, partì per il servizio militare come soldato del 89° Reggimento di Fanteria e arrivò a Genova, con la speranza di fare carriera.

Dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale venne destinato al fronte dove conobbe la sofferenza della trincea. Nel 1916, col grado di caporal maggiore, passò nell’Arma dell’Aeronautica, frequentando il corso di allievi pilota a Novara. Venne inquadrato nella 38^ squadriglia, che seguì negli spostamenti, diventando sergente pilota e andando a ricoprire una posizione ambita e mitizzata dalle truppe di terra.

In poco tempo raggiunse il grado di sottotenente. Filiberto era un “pilota di aeroplano sprezzante di ogni pericolo” e con i suoi 35 voli sul nemico aveva già dato ”bell’esempio di valore e di devozione al dovere superando serenamente rischi di volo ed insidie nemiche. Scendendo a bassissima quota per mitragliare truppe avversarie più volte con l’apparecchio gravemente danneggiato persisteva nel volo sino al compimento della missione affidatagli”.

Il 24 maggio del 1918, alle 11 di mattina, decollato sull’apparecchio S.P. 3N. 6730, in coppia con il caporale Santo Garlaschelli motorista, dal campo di volo di Trenno, oggi quartiere di Milano posto nella periferia occidentale della città, rimase vittima di un drammatico incidente a causa del cattivo funzionamento del motore che già alla partenza riscontrava degli “scoppi irregolari”. A 50 metri di altezza, nel tentativo di rientrare e di atterrare, il velivolo precipitava a picco in un prato a circa 60 metri di distanza dal limite del campo, urtando sul terreno ed incendiandosi. Erano le ore 11,25 circa.

“Accorsi immediatamente il personale di squadriglia ed il dottore del campo – si legge in un rapporto militare dell’epoca – si trovò il corpo del caporale motorista Garlaschelli Santo fuori dai rottami dell’apparecchio ed in preda alle fiamme. Malgrado le cure mediche spirò appena giunto all’Ospedale Militare della Baggina di Milano, causa ustioni di 3° grado estese a tutto il corpo con fratture multiple esposte agli arti inferiori.

Il pilota aspirante Boccacci Filiberto trattenuto dai rottami dell’apparecchio ed avvolto dalle fiamme non poteva essere estratto che con grande difficoltà, e già spirato causa estesissime e gravissime ustioni di 3° grado in tutto il corpo con carbonizzazione in grande parte dei tessuti, e fratture degli arti inferiori”. Allo sfortunato pilota oggi è intestata una via a Viterbo, sua città natale, ed è stata conferita, alla memoria, la medaglia d’argento al valor militare con documento firmato da Armando Diaz capo di stato maggiore del Regio Esercito.

L’Associazione culturale Take Off, nei mesi di febbraio e di aprile, sta organizzando un’iniziativa denominata “Che vi sia di conforto”, con lo scopo di rinnovare onore e merito, simbolicamente, a tutti i valorosi combattenti della provincia di Viterbo caduti durante la Prima Guerra Mondiale, sia noti che ignoti, alcuni dei quali dimenticati, finiti nell’oblio, e esclusi anche dagli elenchi ufficiali dei ricordi. Il 28 febbraio si terrà una solenne giornata di commemorazione a Viterbo. Partecipando invece alla manifestazione, dal 21 al 24 aprile prossimo, si potranno visitare alcuni luoghi simbolo della Grande Guerra, che hanno attinenza con i nostri conterranei, con attività organizzate ed escursioni, e questo servirà, comunque in occasione del centenario, a rendere tributo e onore a tutti i caduti del conflitto mondiale di un secolo fa.

Sarà prevista una visita al Sacrario di Fagarè, nel Comune di San Biagio di Callalta in provincia di Treviso, dove sono custoditi i corpi di circa 25 caduti viterbesi della Grande Guerra e dove riposano i gloriosi resti di oltre diecimila soldati caduti nelle dure battaglie del Piave (1917-18) provenienti da 80 cimiteri di guerra del basso Piave. Un cimitero militare, questo di Fagarè, scelto come simbolo, che servirà a portare il saluto e il riconoscimento, del valore e del merito, anche a tutti gli altri caduti viterbesi, noti e ignoti, sepolti in altri cimiteri.

Durante il viaggio si farà anche una sosta al Sacrario di Santa Maria Ausiliatrice di Treviso, dove sono sepolti altri quattro caduti della provincia di Viterbo, e si soggiornerà ad Asiago dove, durante la “Battaglia degli Altipiani del 1916, numerosi viterbesi combatterono e alcuni furono fatti prigionieri e altri morirono. In particolare i viterbesi facenti parte del 213° Reggimento Fanteria, in località Campo Rovere, a poca distanza da Roana e Asiago, dove rimasero vittime di una violentissima reazione nemica. Soltanto in quei giorni l’esercito italiano contò la perdita di oltre 1300 uomini compresi i dispersi.

L’iniziativa continuerà con un’escursione guidata sul Monte Cengio, tristemente famoso, per l’estrema resistenza dei Granatieri di Sardegna all’avanzare delle truppe austro-ungariche durante l'”Offensiva di primavera” – maggio/giugno 1916 – più nota come “Strafexpedition”. La tenuta di questo baluardo affacciato sulla Val d’Astico e la pianura vicentina richiese il sacrificio di oltre duemila soldati. Si narra che alcuni Granatieri pur di non consegnare l’Italia al nemico abbracciassero gli austriaci morendo nel famoso “Salto” (giunti sull’orlo del baratro, i Granatieri si avvinghiavano ai corpi degli assalitori trascinandoli nel vuoto). Previste anche le visite ad una trincea della Grande Guerra e ai due Cimiteri di Guerra della Val Magnaboschi. Uno di questi è un cimitero inglese che custodisce le salme di 183 caduti e al lato opposto il cimitero italo austriaco (detto degli alberi mozzi) in cui sono stati utilizzati dei tronchi di abete al posto delle lapidi. Al Sacrario Militare del Leiten invece, sull’Altopiano di Asiago, dove sono custodite 56.000 salme dei caduti della Grande Guerra, si potrà assistere all’alzabandiera con l’inno nazionale e alla proiezione di un breve filmato storico.

Deposizione di una corona di alloro e breve cerimonia per commemorare tutti i caduti della Grande Guerra. Al termine trasferimento sul Monte Verena con salita in quota con la seggiovia per visitare il Forte Verena da dove è partito il primo colpo di cannone che ha dato il via all’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915.

L’iniziativa si concluderà, tra le atre cose, con una visita guidata al Museo della Grande Guerra di Canove, che si presenta come una delle più complete e interessanti raccolte di materiali del primo conflitto mondiale a livello nazionale, allestito nella suggestiva sede della ex stazione ferroviaria del comune di Roana.

“Che vi sia di conforto” è un’iniziativa organizzata dall’Associazione culturale Take Off di Viterbo, in collaborazione con la sezione di Civitella d’Agliano della Croce Rossa Italiana, in occasione del centenario della Grande Guerra (1915/18 – 2018), in memoria di tutti i combattenti e caduti della Prima Guerra Mondiale, in particolare di quelli viterbesi.
L’iniziativa prevede anche una manifestazione da tenersi precedentemente a Viterbo e sarà realizzata anche il patrocinio del Comune di Viterbo, della Provincia di Viterbo, di Tusciaweb, della Biblioteca Consorziale di Viterbo, dell’Archivio di Stato di Viterbo, del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, Ottica F.lli Sorrini, Tipografia Grazini & Mecarini, e di tutte le altre realtà amministrative/associative che vorranno aderire.

Il titolo “Che vi sia di conforto” è stato mutuato da una significativa frase scritta sul retro di una foto-cartolina raffigurante un gruppo di otto militari, sette dei quali della provincia di Viterbo, catturati dagli austriaci sull’Altopiano di Asiago all’inizio del conflitto mondiale, e inviata ai familiari a mo’ di conforto.

Silvio Cappelli

13 febbraio, 2018
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