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Bancarotta milionaria e truffa - Riesame - Resta ai domiciliari il titolare della copisteria del Paradiso, Luca Fazi - La difesa: "Sputeremo sangue per dimostrare la sua innocenza"

Crac Hi Real Spa, confermati gli arresti dei 5 viterbesi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

 

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – No del riesame alla revoca o a un alleggerimento delle misure cautelari per i nove arrestati nell’ambito della maxinchiesta per il crac dell società immobiliare quotata in borsa Hi Real Spa.

Restano ai domiciliari il piccolo imprenditore e il commercialista viterbesi arrestati il 16 gennaio dalla guardia di finanza di Milano.

Al centro la presunta bancarotta milionaria della società fallita nel maggio 2016 e una altrettanto presunta truffa ai piccoli risparmiatori del Viterbese per foraggiare viaggi, supercar e vita lussuosa degli indagati. Che, a vario titolo, sono accusati di avere fatto parte di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio di denaro, alla falsificazione di documenti, alla truffa, alla bancarotta fraudolenta e all’esercizio abusivo di attività finanziaria.

Il tribunale della libertà del capoluogo lombardo, che la settimana scorsa si era riservato, ha confermato gli arresti per tutti gli indagati, tra i quali il commercialista Gianluca Palombo e l’imprenditore Luca Fazi, titolare di una piccola copisteria in via della Caserma, nel capoluogo.

Cinque i viterbesi coinvolti, tre ai domiciliari e due in carcere. In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e il “promotore finanziario”, Alberto Terzilli  e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi, oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi, oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Luca Fazi, titolare di una copisteria al Paradiso, assistito dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, e il commercialista Gianluca Palombo, difeso da Paolo Pirani, sono stati sentiti per rogatoria dal gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo. Entrambi si sono proclamati innocenti.

“Ribadiamo con forza, e lo faremo in tutte le sedi opportune, l’assoluta estraneità del nostro assistito Luca Fazi”, il commento degli avvocati Mazzatosta e Porri.

Contro l’arresto di Luca Fazi c’è stata una vera e propria mobilitazione popolare, con decine di “cuori solidali” appesi alla serranda del negozio “Non solo copie” di via della Caserma, chiuso dopo il blitz della finanza. Sui foglietti a forma di cuore di colore rosso tanti messaggi rivolti direttamente all’imprenditore: “Io sto con Luca”, “Io mi fido di Luca”, “Forza Luca non abbatterti”. Pensa alla forza e al sostegno che ti può dare la tua famiglia”, “Fazi noi siamo con te”. 

“Evidentemente – proseguono i legali – il riesame di Milano ha confermato le misure senza avere potuto studiare a fondo, data la mole di carte, le oltre 15mila pagine dell’ordinanza”. “Luca Fazi non c’entra, nonostante tutto quello che gli è capitato è di una serenità contagiosa e disarmante, siamo pronti a sputare sangue per lui e per il riconoscimento della sua estraneità da tutta la vicenda, perché se lo merita”.

L’imprenditore, la cui attività è chiusa dal giorno dell’arresto, ha riposto a tutte le domande relative ai suoi rapporti con un altro degli arrestati, l’ex promotore finanziario Franco Maria Mattioli. “Tra loro, nell’arco di cinque anni, ci sono stati normalissimi rapporti di lavoro. Mattioli, a cadenza settimanale, gli commissionava dei lavori e Fazi eseguiva, poi consegnava, senza sapere quale uso ne sarebbe stato fatto. E siccome Mattioli non è competente, si avvaleva dei suoi servizi anche nel campo dell’informatica. Come tanti clienti, niente di strano, niente di anomalo rispetto alla solita routine. E’ incredibile che qualcuno possa ritenere che sia coinvolto in una vicenda dove si parla di un giro d’affari da venti milioni di euro. Basterebbe vedere il suo tenore di vita o i suoi conti per capire che si tratta di un abbaglio. Fazi vive dei proventi della sua copisteria”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

13 febbraio, 2018

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