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Aggressione neofascista a Vignanello - Le motivazioni della sentenza del gip che ha condannato il presidente di Casapound Cimini Jacopo Polidori e il militante Luca Santini a 2 anni e 8 mesi - Depositata la richiesta d'appello

“È stata una Cinghiamattanza”

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Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Vallerano - La manifestazione di Casapound

Vallerano – La manifestazione di Casapound

24enne massacrato a Vignanello - La frase goliardica condivisa da Paolo che sarebbe alla base dell'aggressione

24enne massacrato a Vignanello – La frase goliardica condivisa da Paolo che sarebbe alla base dell’aggressione

Viterbo – Aggressione neofascista di Vignanello, “il movente è stato eminentemente politico”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di Viterbo nella sentenza del processo al presidente di Casapound Cimini Jacopo Polidori e al militante di estrema destra Luca Santini. In trentacinque pagine il gip Francesco Rigato spiega perché li ha condannati entrambi a due anni e otto mesi di reclusione, dopo che questi – 31 anni il primo e 19 il secondo – hanno preso a pugni e cinghiate il 25enne di Vallerano, Paolo.

È stato “ampiamente provato – scrive il giudice – che l’aggressione ha avuto origine a causa della pubblicazione su Facebook, da parte della vittima, di post satirico con il quale venivano parafrasate parole utilizzate dal movimento Casapound con striscioni oggetto di fotografie postate sul social network”. Ovvero, “Chi mette il parmigiano sulla pasta col tonno non merita rispetto”. E: “Chi scappa dalla guerra*, abbandonando genitori, mogli e figli, non merita rispetto. *Tipo il Duce”.

“Nessun dubbio – sottolinea il gip nelle motivazioni della sentenza – circa la natura latamente politica dell’aggressione, che si è trattata di un’azione punitiva che gli imputati hanno mostrato di saper attuare con estrema prontezza”.

E’ la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2017 quando Paolo viene ferocemente picchiato all’uscita da una pizzeria di Vignanello. “Fatti i cazzi tuoi. Non prendere in giro Casapound”, gli urlano tra un pugno e una cinghiata. “La condotta dei militanti di Casapound – prosegue il giudice – era, sia per la feroce violenza sia per le frasi pronunciate, certamente diretta a incutere timore nella vittima per costringerlo a non esprimere più le sue dissacranti valutazioni sul movimento politico in cui militano gli aggressori. La condotta ha senz’altro prodotto effetti intimidatori non solo sulla vittima, ma anche su tutti coloro che hanno assistito all’inseguimento e al pestaggio senza subirlo direttamente”.

Per il gip Rigato non ci sono dubbi: “Il movente dell’azione criminosa è stato eminentemente politico. Ciò ha trovato evidentemente conferma – continua – nell’annotazione di polizia giudiziaria allegata all’informativa dalla quale si apprende che l’uso di cinghie per pantaloni nel compimento di azioni è stato addirittura codificato e teorizzato da Gianluca Iannone, presidente e leader carismatico di Casapound Italia e leader del gruppo musicale Zetazeroalfa, band ufficiale del movimento, con la canzone intitolata Cinghiamattanza”. E sottolinea che è “quasi superfluo evidenziare che Polidori con le cinghiate finali ha inteso apporre una sorta di sottoscrizione all’azione. Non solo per evidenziare l’appartenenza degli aggressori al movimento, ma anche per far apparire di essere colui cui spettava l’apposizione del sigillo finale”.

Polidori “portò al termine l’opera”, e “il quadro probatorio raccolto a suo carico è solido. Con estrema freddezza – spiega il magistrato – si avvicinò alla vittima quando già, dolorante, si trovava piegata in avanti e con le mani sul naso sanguinante e supplicava di non infierire ancora. Senza pronunciare parola, oltre che indifferente alla suppliche della vittima, dopo aver battuto la fibbia della cintura su una mano, (Polidori, ndr) l’aveva colpita quattro, cinque volte alla schiena con altrettante cinghiate inferte dalla parte della fibbia”.

Ma “più che solido appare anche il quadro probatorio raccolto a carico di Santini”. Secondo il giudice, ha avuto un “ruolo da protagonista di primo piano nell’aggressione, avendo fatto parte del gruppetto che riuscì a raggiungere per primo la persona offesa (Paolo, ndr)”.

Jacopo Polidori e Luca Santini sono stati condannati per lesioni e tentata violenza privata. Ma il gip Francesco Rigato ha escluso le aggravanti, tra cui l’aver agito per futili motivi. “Le motivazioni (dell’aggressione, ndr), sia pure in un’ottica del tutto distorta e assolutamente non condivisibile, agli occhi degli (aggressori, ndr) si palesavano come non futili, perché fondati sulla ritenuta offesa arrecata al movimento politico Casapound”.

E come ha escluso le aggravanti, il giudice non ha riconosciuto neppure le attenuanti. “In ragione dell’oggettiva e rilevante gravità del fatto – spiega -, sia perché entrambi gli imputati non hanno fornito alcuna manifestazione di ravvedimento o di una qualche forma di presa di coscienza in ordine al disvalore dell’azione, mostrando inoltre totale assenza di atteggiamento collaborativo essendosi sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. Ma vi è di più. Nessuno dei due imputati risulta aver mai preso le distanza, anche solo moralmente, dai fatti. Hanno mostrato anzi in qualche modo di andare orgogliosi”.

Il gip ha così condannato Polidori e Santini, che processati con rito abbreviato hanno potuto godere dello sconto di un terzo della pena, a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno. Oltre al pagamento di una provvisionale di 5mila euro, più un risarcimento alla vittima costituita parte civile. Impugnando la sentenza, gli avvocati difensori Samuele De Santis, Domenico Gorziglia ed Enrico Valentini, hanno presentato ricorso in appello.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 febbraio, 2018

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