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L'irriverente - Bisogna andare alle urne e mandare in parlamento e alla regione chi può riparare i danni

Elezioni o referendum?

di Renzo Trappolini

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Elezioni - Un seggio elettorale

Elezioni – Un seggio elettorale

Viterbo – Per esserci, il 4 marzo, bisogna andarci alle urne e mandarci, in parlamento e alla regione, chi può riparare i danni che anche la generazione dell’Irriverente ha fatto.

Ugo La Malfa, laico capo del fu glorioso Pri, già in piena prima repubblica diceva all’amico Antonio Maccanico, tra i più influenti grand commis dello Stato e montefiasconese di adozione “non ti illudere, le quattro o cinque misure che hanno rovinato l’Italia le abbiamo già prese e siamo condannati” e un altro grande vegliardo Andrea Camilleri, lo scrittore del commissario Montalbano, si domanda:” che paese sto lasciando ai miei nipoti? L’abito è liso, mettiamo pezze, toppe, ma è il vestito che va cambiato”.

Questo abito, infatti, è ormai troppo stretto e non riscalda tutti. Anzi, alcuni che con esso un po’ si coprivano scivolano verso l’addiaccio, tanti ragazzi preferiscono allontanarsene rinunciando a studiare e a lavorare, in dieci anni i poveri sono triplicati e quelli “assoluti”, i nudi, sono ormai cinque milioni..

Intanto i ricchi, sempre meno e sempre più ricchi, quelli “belli, vivaci e snelli nella pubblicità dei loro caroselli “continuano, come in quella canzone del ’68 “anche a gustare la drammaticità del canto popolare” mettendo così a posto la coscienza autoconvinti di poter piangere quel che non hanno mai patito.

E la campagna elettorale? A sinistra chi cinque anni fa votò Bersani, l’ex comunista della ditta PCI, si ritrova il neoliberismo di Renzi che non tanto si differenzia da quello classico di Berlusconi, nel cui centrodestra le contraddizioni riguardano fondamentali come moneta ed Europa.

Tutti promettono i mari di benessere che non hanno dato prima, ma l’acqua continua a non esserci. Ogni partito sa che non riuscirà a governare da solo e, allora, nei programmi dice ciò che vuole. Noi cittadini, perciò, nessuna importanza diamo a quel che dicono e ci si comincia a rendere conto che in queste elezioni non andremo semplicemente a scegliere un partito, ma forse a fare un referendum tra due mondi.

Quello che conosciamo ed è benedetto da chi determina Europa e alta finanza. L’ altro che aborre gli algoritmi che decidono l’economia e la globalizzazione selvaggia che ci ha trasformati da cittadini in consumatori, percorso nuovo che perciò stesso ingenera i timori dell’ignoto e del rischio.

A molti viene voglia di non andare a votare, ma se il 4 marzo i cittadini, non i partiti, decideranno per il meglio, varrà la pena poter dire: io c’ero.

Renzo Trappolini

25 febbraio, 2018

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