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Operazione Déjà vu - Giro di auto dall'estero - E' uno dei due fratelli di Latina coinvolti nell'inchiesta sfociata in sei arresti il 3 maggio 2017

E’ il titolare di una società cartiera il primo teste contro Elio Marchetti

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Operazione Déjà vu, slitta al 16 maggio la prima udienza dibattimentale del processo all’imprenditore del settore auto Elio Marchetti.

Marchetti, che ha trascorso sei mesi tra carcere e domiciliari, è accusato di  associazione per delinquere in concorso finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero. 

Martedì doveva essere sentito il primo testimone dell’accusa, un imprenditore pontino, anche lui indagato, titolare di una delle presunte società cartiera create ad hoc per evadere il fisco. 

Il 44enne viterbese, come si ricorderà, a distanza di tre anni dall’arresto nell’ambito dell’operazione Red Zoll, in cui rimase coinvolta anche la sorella, quando fu fernato al suo rientro dall’estero, è finito nuovamente in manette il 3 maggio dell’anno scorso nell’ambito dell’operazione denominata Déjà vu.

E con Marchetti cinque complici del presunto sodalizio criminale che importava dall’estero supercar “col trucco”, rivendute a prezzi imbattibili da due società viterbesi a lui riconducibili. 

Con l’imprenditore sono imputati la dipendente Carla Corbucci e un imprenditore pugliese, Domenico Sordo, titolare dell’agenzia di pratiche auto di Foggia coinvolta nell’inchiesta. 

Hanno invece preso altre strade gli altri tre indagati, che saranno processati, sempre a Viterbo, ma col rito ordinario, davanti al giudice monocratico, per i soli reati tributari, dopo essersi liberati del peso dell’associazione per delinquere ricorrendo a riti alternativi. 

Sono il pluripregiudicato foggiano Giuseppe De Lucia, titolare di una società di autotrasporti in Puglia, e l’altra dipendente di Marchetti coinvolta nell’inchiesta della procura, Emilia Tiveddu, nonché Simone Girolami, uno dei due fratelli di Latina titolari di presunte società cartiere. 

Proprio il latinense Simone Girolami, assistito dall’avvocato Fabio Santaniello del foro di Roma, è il primo testimone scelto dall’accusa per dare il via al processo. E nelle sue vesti di coindagato, dovrà essere necessariamente ascoltato alla presenza di un difensore. 

Martedì Girolami è regolarmente comparso davanti al collegio, ma a causa dell’assenza per malattia della presidente della terna dei giudici, è stato diffidato a comparire di nuovo il prossimo 16 maggio. 


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21 febbraio, 2018

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