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L’autopsia al vaglio di procura e difesa

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Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno [3]

Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno

Delitto di Santa Lucia - L'attizzatoio usato per uccidere Rosa Franceschini [4]

Delitto di Santa Lucia – L’attizzatoio usato per uccidere Rosa Franceschini

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno [5]

Sanremo – Delitto di via Santa Lucia – Il fermo di Ermanno Fieno

Viterbo – Sono al vaglio della procura e dei difensori di Ermanno Fieno i risultati dell’autopsia sui cadaveri di Gianfranco Fieno e Rosa Franceschini, i coniugi trovati morti e avvolti nel cellophane il 13 dicembre nel loro appartamento al civico 26 di via Santa Lucia.

La consulenza del dottor Saverio Potenza dell’istituto di medicina legale di Roma Tor Vergata è finita sulla scrivania del procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e del sostituto Chiara Capezzuto lunedì. Gianfranco Fieno, emerge dalla relazione medico legale, è deceduto circa dieci, quindici giorni prima del ritrovamento del cadavere, per insufficienza cardio respiratoria. E non sono state trovate tracce di sostanze tossiche. L’ottantatreenne è quindi morto per cause naturali.

Rosa Franceschini, 76 anni, sottolinea l’autopsia – è invece deceduta in epoca concomitante a quella del marito, a causa dell’azione traumatica provocata da ripetuti colpi alla testa inferti con uno strumento compatibile con l’attizzatoio rinvenuto nell’abitazione dei Fieno.

È la mattina del 29 novembre. Gianfranco Fieno, il padre di Ermanno, giace senza vita sul letto della camera matrimoniale. È morto da almeno dodici ore, nel pomeriggio del giorno precedente. Per cause naturali. Ermanno sarebbe riuscito a convincere la madre a non chiamare i fratelli, almeno per una notte. Ma la mattina successiva, nonostante i rapporti con i figli Anna Maria e Luciano fossero conflittuali da anni, la donna vuole smetterla di temporeggiare. Li vuole contattare, per annunciare loro la morte del padre. Potrebbe aver litigato con Ermanno per questo, ma alla fine Rosa avrebbe comunque alzato la cornetta del telefono. A quel punto il figlio va in salotto, prende l’attizzatoio e torna in cucina. Rosa sta digitando il numero, è di spalle, vicino al tavolo da pranzo. Ermanno la colpisce due o più volte alla testa. Con una violenza tale da far piegare quell’attizzatoio di ferro.

Rosa potrebbe essere caduta faccia a terra. Ma nonostante quei colpi così violenti, avrebbe continuato a respirare. Ermanno sarebbe tornato in salotto e avrebbe riposto l’attizzatoio accanto al camino: lì gli investigatori lo hanno trovato la sera del 13 dicembre, ancora sporco di sangue e capelli. Ma accanto al camino c’è un divano. Ermanno avrebbe visto uno di quei cuscini, potrebbe averlo preso, essere tornato in cucina e averlo premuto sulla testa della madre, schiacciandole il volto contro il pavimento. Fino a che la donna ha smesso di respirare. Poi sarebbe tornato in salotto e l’avrebbe rimesso al suo posto.

Ermanno Fieno, 44 anni, è in carcere da più di due mesi con l’accusa di “omicidio volontario per aver cagionato la morte di entrambi i genitori”. Ma con i risultati dell’autopsia in mano la procura potrebbe riqualificare il capo d’imputazione, come ascoltare il 44enne. Per lui, sia procura che difesa, potrebbero chiedere il giudizio immediato.


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