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Corpicino senza vita nel cassonetto - Accolta la tesi della difesa - Ambrus condannata a cinque anni in secondo grado

Non fu omicidio ma feticidio, pena dimezzata in appello

di Silvana Cortignani
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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

 

La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

Viterbo – Non fu omicidio, ma feticidio. Reato riqualificato e pena dimezzata in appello per la madre che il 2 maggio 2013 abbandonò in un cassonetto del Salamaro il corpicino senza vita della figlia nata settimina. Ha vinto la difesa.

Pena dimezzata, dunque, in secondo grado per la ballerina 28enne d’origine romena Elisaveta Alina Ambrus. La donna era stata condannata in primo grado a dieci anni per omicidio e occultamento di cadavere col rito abbreviato il 30 settembre 2016. 

In corso davanti alla corte d’assise il processo al presunto complice, un infermiere all’epoca in forza a Belcolle.

“Sono state ampiamente accolte le valutazioni sostenute fin dal primo momento dalla difesa – commenta l’avvocato Samuele De Santis – che aveva puntato fin dal primo minuto sulla situazione di abbandono e di degrado in cui la giovane madre viveva nel nostro paese”. 

De Santis, nel corso della sua arringa, ha ricordato come la 28enne, tra il 2012 e il 2013, lavorasse come intrattenitrice allo Star night club di via della Meccanica, al Poggino, sequestrato il 12 gennaio scorso dopo l’arresto per sfruttamento della prostituzione dei titolari, marito e moglie, che, secondo l’accusa, avrebbero spinto le dipendenti a fornire servizi extra ai clienti. 

“Abbiamo depositato la misura di custodia cautelare nei confronti dei gestori”, spiega il difensore, che assiste anche l’infermiere 57enne Graziano Rappuoli, chiamato a rispondere davanti alla corte d’assise degli stessi reati della donna e anche di esercizio abusivo della professione medica.

E’ stato per sua stessa ammissione lui a procurarle la falsa ricetta del farmaco antiulcera usato per provocare aborti clandestini, il Cytotec, medicinale noto perché, tra gli effetti collaterali, annovera la stimolazione della contrazioni uterine.

“Adesso la sentenza della corte d’appello deve precipitare anche nel processo in corte d’assise all’infermiere”, prosegue il legale. Rappuoli, tuttora accusato di omicidio e occultamento di cadavere in concorso, per i quali rischia l’ergastolo, confida sulla sentenza della corte d’appello per l’alleggerimento della sua posizione.

Subito dopo il rinvenimento del feto tra i rifiuti, il reato fu qualificato dal gip come soppressione e occultamento di cadavere. Solo dopo un lungo braccio di ferro tra accusa e difesa, il pm Franco Pacifici, nel 2014, ottenne dalla cassazione la riqualificazione in omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso.

Con la conseguente richiesta di arresto, a distanza di oltre un anno, sia della madre, sia dell’infermiere, inizialmente indagato a piede libero, quest’ultimo rimasto per un mese ai domiciliari nell’estate 2014. Nessuna traccia,  nel frattempo, della donna che, rilasciata nel novembre 2013 dopo avere scontato sei mesi di carcere preventivo, avrebbe fatto ritorno in Romania.

“Con la Ambrus abbiamo avuto solo sporadici contatti tramite piattaforme internet, non so dove si trovi la donna in questo momento”, dice il legale. 

Silvana Cortignani


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8 febbraio, 2018

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