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Battaglia elettorale - Politiche - Il "popolo della famiglia" si presenta

“Scendiamo in piazza contro un’ideologia di morte”

Viterbo - Presentazione dei candidati del "Popolo della famiglia"

Viterbo – Presentazione dei candidati del “Popolo della famiglia”

Viterbo - Presentazione dei candidati del "Popolo della famiglia"

Viterbo – Presentazione dei candidati del “Popolo della famiglia”

Viterbo - Presentazione dei candidati del "Popolo della famiglia"

Viterbo – Presentazione dei candidati del “Popolo della famiglia”

Viterbo - Presentazione dei candidati del "Popolo della famiglia"

Viterbo – Presentazione dei candidati del “Popolo della famiglia”

Viterbo – (dan.ca) – Reddito di maternità. Mille euro al mese per le donne che vogliono dedicarsi esclusivamente alla vita familiare. È il primo punto del programma del “Popolo della famiglia. No gender nelle scuole”, presentato questa mattina a Viterbo presso il Caffè letterario di via Garbini dai candidati alla Camera e al Senato alle elezioni del prossimo 4 marzo.

I riferimenti sono semplici: famiglia, piccole e medie imprese, artigiani e il compendio alla dottrina sociale della Chiesa di Giovanni Paolo II.

Guido Pianeselli, colonnello dell’areonautica. Barbara Putignani, mamma e insegnante elementare. Marco Rocchi, architetto. Alessandro Lorenzini, ingegnere e insegnante di matematica e fisica. Tutti candidati al Parlamento, nei collegi Lazio 2-01 (Viterbo, Rieti, Civitavecchia) e Lazio 02 (Viterbo, Rieti, Roma nord est). Tutti presenti in conferenza stampa.

Poche le persone in sala. Prima dell’inizio della conferenza, trasmessa in streaming, una signora del pubblico cita un proverbio discutendo con la sua vicina di sedia. “Di sabato il signore non paga, ma la domenica mattina non ha debiti con nessuno”. 

“Siamo indipendenti da qualsiasi formazione politica – ha detto Pianeselli -. Né destra né sinistra. Oggi la battaglia è tra l’alto e il basso”. Tra chi comanda e vuole mettere in discussione i valori familiari e chi invece subisce e non può farci niente.

“Non siamo un partito confessionale, ma parliamo a tutti gli uomini di ‘buona volontà’ perché i principi che sosteniamo e difendiamo sono principi naturali.. Scendiamo in piazza contro un’ideologia di morte – ha proseguito il candidato del Popolo della famiglia -, per proteggere la persona. E l’unico modo per farlo è difendere la famiglia. Abbiamo poi scelto di fare politica per opera di carità verso gli altri”. 

La colpa della decadenza dell’istituzione familiare è tuttavia anche dei genitori che – sostiene Putignani – “in molti casi educano i figli solo ad apparire senza dargli una guida”.

Reddito di maternità, dunque. Vale a dire, come spiega un volantino distribuito in conferenza, “riconoscimento del valore della maternità. Promozione della libertà di scelta della donna nella famiglia e mille euro al mese per le donne che si dedicano esclusivamente alla vita familiare”. 

“Per attivare il reddito di maternità – ha preso la parola Rocchi – servirebbe un decimo di quanto il governo ha speso per salvare le banche”.

Un partito, quello del “Popolo della famiglia”, che ha avuto il suo battesimo al Family day di un paio di anni fa a Roma. “Quando portammo in piazza oltre un milione di persone”, ha messo in chiaro Pianeselli. Dopodiché “le nostre aspettative sono state tradite – ha precisato Alessandro Lorenzini – Chi ci doveva sostenere è diventato invece un servo di partito”. Sul banco degli accusati, la destra e Forza Italia.

“Alle regionali – riprende poi la parola Pianeselli – appoggiamo la lista del candidato Sergio Pirozzi”, il sindaco di Amatrice in corsa per la presidenza della Regione Lazio. “Perché è una lista indipendente che si è caricata sulle spalle la voglia di fare. E non siamo soli. Abbiamo raccolto 43 mila firme, il doppio rispetto a quanto richiesto, e possiamo contare su un elettorato di 300/400 mila votanti”.

Tra gli altri punti del programma anche “più figli e meno tasse”. Quindi, spiega ancora il volantino del “Popolo della famiglia”, “defiscalizzazione della famiglia e dei figli. Incremento dei servizi e tariffazione sui carichi familiari e partita iva per la famiglia con scarico dei costi”.

Il piano di lavoro nel caso in cui i candidati dovessero entrare in Parlamento prevede anche il “contrasto al precariato e la tutela delle piccole e medie imprese”, prevedendo anche un “marchio ‘total made in Italy'”. Attenzione inoltre ai risparmiatori, con “un fondo di garanzia per lo sviluppo di nuove imprese under 35”. Non mancano neanche i passaggi su sicurezza, legalità ed Europa. 

Per quanto riguarda i primi due, sicurezza e legalità, si va dalla “certezza della pena” al “riconoscimento della legittima difesa domestica”, dalle “risorse alle forze dell’ordine” fino all’immigrazione con “accordi bilaterali e accoglienza sostenibile”. Ovviamente, “no ius soli”, bello in grassetto sul programma elettorale. 

Sul fronte europeo, le richieste sono infine il “riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, un utilizzo efficiente dei fondi europei” e, dulcis in fundo, il “recupero della sovranità nazionale ed economica”. Un’Europa che di fatto non sarebbe più la stessa rispetto a quella che conosciamo oggi.

Infine, come riporta il logo stesso del “Popolo della famiglia”, “no gender nelle scuole”. Ossia, nessun accenno alle teorie che parlano di appartenenza culturale e costruzione sociale rispetto alla definizione dei sessi. O si è maschi o si è femmine…e come tali bisogna essere educati.

Daniele Camilli

 

 

 

 

10 febbraio, 2018

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