--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Battaglia elettorale - Regionali - L'appello di Massimo de Franchi, candidato per LeU alle elezioni regionali del Lazio

“Urgente un Contratto di fiume del Marta”

Condividi la notizia:

Massimo De Franchi

Massimo De Franchi

Tuscania - Pesci morti lungo il fiume Marta

Tuscania – Pesci morti lungo il fiume Marta

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Domenica 18 febbraio, alle 10 del mattino, è stato dato l’allarme dell’ennesimo incidente d’inquinamento delle acque del fiume Marta, che ha causato questa volta una moria importante di pesci.

Avvelenare le acque anche un semplice diserbante, è tanto grave quanto il lento inquinamento con sversamenti di acque nere o fanghi da discariche diverse. Ma nettamente più brutale e deleterio.

La Legambiente, nel 2016, aveva messo in evidenza pericoli e realtà di inquinamento lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti, con un video documentario “Salviamo il fiume Marta”.

Sappiamo cosi che non tutti i quattro depuratori sono o mal funzionanti o con problemi di manutenzione o totalmente fermi. Chi si è lamentato con forza per l’inquinamento prodotto sulle coste tarquiniesi, sono i proprietari di stabilimenti turistici e balneari della foce del fiume Marta.

Il grande accusato risulta essere il depuratore “circumlacuale” Cobalb, che aspetta de vari anni nuovi investimenti importanti ed urgentissimi. Anche perché buona parte dei Comuni del Consorzio non ha ancora provveduto a separare le acque piovane dai liquami urbani per cui, in caso di piogge violente, il sistema di pompaggio e lo stesso collettore potrebbero occasionalmente essere insufficienti.

I due bacini, del Lago di Bolsena e del Fiume Marta, sono accomunati dal depuratore della Co.Bal.B., società di gestione, in ordine di importanza ben più grande che i tre altri depuratori che troviamo lungo il corso del fiume. Risulta evidente, quindi che se i governi locali, le popolazioni residenti e le istituzioni di protezione e di ricerca non uniranno le loro forze, per la tutela delle acque e dell’ambiente naturale, resteremo sempre sul terreno delle accuse e dei sospetti, senza che si possa mettere in atto un piano pluriennale di salvaguardia delle acque e di valorizzazione dei bacini.

Noi di Liberi e Uguali, ed io personalmente, partiamo dalla necessità di un Patto territoriale con una modalità “contratto di fiume e di lago” che ci porti a costruire un piano di sviluppo concepito in termini di economia circolare verde, creando innovazione sostenibile nel riciclaggio dei rifiuti e in un’agricoltura biologica in stretta cooperazione con il medio ambiente. Cambiando la Riserva Naturale di Tuscania, che non è mai stata messa in funzione, in Parco archeologico e la conversione della ex-Cartiera dello stesso Comune.

La Regione Lazio del resto è già entrata in una simile visione, aderendo alla “Carta nazionale dei contratti di fiume” il 18 novembre 2014 con Delibera N°787, con la legge regionale 17 del 2017 che nel suo comma 97 provvede uno stanziamento annuale 100.000,00 euro per l’anno 2017, a 100.000,00 euro per l’anno 2018 e a 200.000,00 euro per l’anno 2019, a valere sul bilancio regionale 2017-2019. E ci sono diverse esperienze in atto nel Lazio, come per esempio il Contratto di Fiume Media Valle del Tevere, da Orte alla riserva naturale Tevere-Farfa.

“I Contratti di Fiume – dichiarava la Consigliera regionale del Lazio Cristina Avenali – sono uno strumento importantissimo di programmazione strategica e negoziata, e rappresentano un esempio significativo di partecipazione dal basso volontario, uno strumento per intervenire sul risanamento ambientale dei fiumi e dei loro bacini, per il miglioramento della qualità delle acque, per affrontate il rischio idraulico e favorire la valorizzazione dell’ambiente dei bacini fluviali, per la difesa del suolo e per combattere il rischio idrogeologico, ma anche un’opportunità di sviluppo economico del territorio”.

Per terminare, vorrei ricordare che già nel 2004, la Provincia di Viterbo aveva costruito un Protocollo d’intesa tra y dieci comuni del Bacino idrografico del Marta, l’Università della Tuscia, l’Arpa, l’ATO e i Consorzi di Bonifica, che dopo la firma è rimasto inatteso. Cominciamo da lì.

Massimo de Franchi


Condividi la notizia:
21 febbraio, 2018

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR