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Viterbo - Cristina Scarpazza dell'Unitus ha illustrato l’utilizzo delle tecniche neuroscientifiche

All’Unitus va in scena la “macchina della memoria”

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Viterbo - La lezione di Cristina Scarpazza

Viterbo – La lezione di Cristina Scarpazza

Viterbo - La professoressa Cristina Scarpazza

Viterbo – La professoressa Cristina Scarpazza

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È giunta a Viterbo dall’Inghilterra, dove sta approfondendo gli studi sulle neuroscienze cognitive e forensi la professoressa Cristina Scarpazza, stretta collaboratrice del professor Giuseppe Sartori, direttore del dipartimento di neuropsicologia clinica dell’università di Padova, pioniere delle neuroscienze e il primo ad aver approfondito in Italia gli studi sulla “macchina della memoria” denominata “Iat” (implicit association test), in grado di smascherare i mentitori con un margine di dubbio non superiore all’8%.

La professoressa Scarpazza è docente di neuroscienze al master in scienze criminologiche e forensi dell’Università della Tuscia, diretto dal professore Alessandro Sterpa e coordinato dal dottor Vincenzo Cianchella. Nei due giorni di lezione ha illustrato ai trentaquattro corsisti, tra cui medici, avvocati, psichiatri, funzionari di polizia, come le neuroscienze si stanno affacciando al mondo giudiziario, dove sempre più spesso si auspica l’utilizzo di tecniche neuroscientifiche oggi precluse dal nostro codice di procedura penale.

La docente che ha anche sottoposto al test alcuni studenti ha specificato e dimostrato che le valutazione dello “Iat” sono basate sui tempi di reazione. Il soggetto davanti allo schermo di un computer deve rispondere in modo veloce a frasi che rappresentano o richiamano ricordi. A seconda dei tempi di risposta, più brevi o più lunghi, il sistema riesce ad attribuire un punteggio di attendibilità. Questa tecnica se applicata nella fase del procedimento penale potrebbe essere decisiva per stabilire la sincerità o meno di una fonte dichiarativa.

A questo esame si sottopose Anna Maria Franzoni, la madre condannata in via definita per l’omicidio del figlio Samuele, avvenuto a Cogne nel Gennaio del 2002, e i risultati evidenziarono l’assenza di ricordi genuini durante il delitto. La professoressa Scarpazza con la quale si è complimentato per l’interessante tematica affrontata anche il professor Stefano Ubertini direttore del Deim, è una delle poche neuro-psicologhe che tratta questa specifica tecnica di indagine di derivazione anglosassone insegnata solamente all’Università di Padova (Master in Neuropsicologia Forense) e da oggi al Master di Scienze Criminologiche e Forensi dell’Università della Tuscia.


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16 marzo, 2018

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