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Tribunale - E' il collezionista Mario Valentini, prosciolto con formula piena dall'accusa di ricettazione - "Dopo undici anni di calvario", commenta il difensore

Assolto mecenate finito a processo per una stampa antica di Nepi

Nepi - La rocca Borgiana

Nepi – La rocca Borgiana

Viterbo – Assolto con formula piena il mecenate e collezionista viterbese Mario Valentini.  “Dopo undici anni di calvario”, ha sottolineato il difensore. 

Valentini, originario di Celleno, conosciuto per avere donato una sontuosa raccolta di duemila stampe e tremila libri dal 1500 ai giorni nostri al Comune di Soriano – beni assicurati per oltre 300mila euro – è finito a processo per ricettazione per avere comprato una stampa antica da un commerciante di scarpe che conosceva la sua passione.  

Stampa che sarebbe stata rubata, non si sa quando e da chi, dall’archivio del Fondo notai della Reverenda camera apostolica. Era il 2007. A denunciarlo è stato un esperto d’arte di Bolsena, cui Valentini si era rivolto per un consulto.

“Sapevo che la stampa doveva rappresentare un centro della Tuscia, ma non capivo quale – ha spiegato l’imputato in aula – allora un amico mi ha messo in contatto con un noto professore, che ha subito riconosciuto nella piantina la Rocca dei Borgia di Nepi. Poi ho saputo che mi ha denunciato”.

Il risultato è stato che sia il collezionista, sia l’amico che gli ha presentato l’esperto d’arte sono stati denunciati per ricettazione. E sarebbe stato sempre lo stesso esperto a segnalare la “scoperta” al Fondo notai della Reverenda camera apostolica, la cui responsabile, nel frattempo andata in pensione, trovò in archivio il volume del Seicento da cui la stampa era stata asportata, senza sapere quando.

Al collezionista, inoltre, furono sequestrati anche 30 “reperti d’antiquariato”, esposti da anni nella sua abitazione, dati in custodia al museo nazionale etrusco della Rocca d’Albornoz. “Non classificabili in classe di lusso. Di valore storico pari a zero. Ci sono dei coperchi di coccio usati dai tempi degli etruschi fino al dopoguerra, assolutamente indatabili. Poi dei pezzi di anfore etrusche del VII-VI secolo avanti Cristo e dei pezzi di marmo. Ma sono rabberciati alla meglio, con gesso e materiali da costruzione, presumibilmente oltre 40 anni fa, rimessi insieme in casa, un pastiche”, ha detto l’archeologa incaricata di valutare il “tesoro”. 

Il giudice Elisabetta Massini – assolvendo sia Valentini, sia l’amico che gli presentò l’esperto d’arte – ha disposto l’immediato dissequestro e restituzione all’imputato di tutti gli oggetti. 

Quello che conta per Mario Valentini è la donazione. “Una collezione unica – come ha detto in aula nel corso dell’udienza del 15 aprile dell’anno scorso il giudice Rita Cialoni, da cui la collega Massini ha ereditato il processo –  consistente in un notevole quantitativo di carte geografiche antiche, stampe e libri, ospitata come fondo unico e indivisibile presso le scuderie del Palazzo Chigi Albani nei locali denominati Centro Documentale Tusciae Res. La collezione è un unicum di per sé e costituisce un monumento alla storia, alla vita, alla cultura del territorio della Tuscia”. 

Silvana Cortignani

16 marzo, 2018

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