--

--

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Comune - Il sindaco Leonardo Michelini spiega le ragioni della scelta di non ricandidarsi, parla della sua litigiosa maggioranza

“Il Pd? C’era chi voleva bruciare la sedia e chi andare dal notaio”

di Giuseppe Ferlicca

Caffeina-Tutankhamon-9-11-18-560x80-ok

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Viterbo – “Non mi ricandido e l’esito del voto non c’entra niente. Potevo dirlo una settimana fa, non sarebbe cambiato nulla”. Leonardo Michelini non si ripresenta per il secondo mandato in comune e spiega le ragioni e parla dei problemi nel corso di cinque anni, un Pd litigioso, il suo progetto Oltre le mura che si è sfaldato, chi può essere l’ipotetico sostituti e la prossima campagna elettorale. Dove non esclude di dare il proprio contributo.

Sindaco, sicuro che l’esito del voto alle politiche non l’abbia convinta a rinunciare?
“L’aspetto delle elezioni mi tocca – spiega Leonardo Michelini – ma la decisione l’ho presa da mesi. Non l’ho manifestata, non volevo che interferisse con situazioni in essere, vedi le campagne elettorali.

Non si ricandida, ha detto per ragioni personali. Cioè?
“È una scelta legata al mio lavoro, che in questi anni ho continuato a svolgere, seppure dedicandogli poco tempo”.

Che è cambiato, allora, vuole aprire un nuovo vivaio?
“No. Sono imprenditore agricolo e non intendo smettere di esserlo. Questo è un aspetto. L’altro, come ho sempre detto, è che il sindaco non può essere una professione. È un lavoro estenuante, sei sempre in trincea. Lo fai cinque anni. Per dieci, non lo auguro a chi, come me è abituato a operare in modo diverso”.

La scelta di non ricandidarsi complica la vita al centrosinistra?
“Il Pd sconta problemi locali, ma soprattutto di carattere nazionale. Trovare un candidato sindaco è altro discorso, io ho pure fatto le primarie. C’è voluta un po’ d’incoscienza da parte mia, ma ero sicuro che si poteva più vincere che perdere”.

Ha accennato a problemi col Partito democratico. Quali?
“Non si può stare in un partito e dare l’idea che si litighi ogni giorno. Può funzionare se stai all’opposizione. Ma se governi bisticciando quotidianamente, qualche problema c’è. In un partito si discute e quando si esce, bisogna essere uniti. È come una società, dove c’è un consiglio d’amministrazione che discute sempre. Se esce all’esterno, si corre il rischio che i soci tolgano la loro partecipazione dalla società. Si discute e ci si confronta pure in modo duro, ma il progetto non può essere messo in discussione. Qui abbiamo litigato per due anni, chi voleva bruciare la sedia, chi voleva andare dal notaio…”.

Ce la farà il centrosinistra a confermarsi in comune?
“Da solo il centrosinistra non ce la fa. Deve unirsi con realtà moderate, pensare al cambiamento. Non è facile costruire questo in poco tempo, io avevo cominciato a novembre dell’anno prima”.

Ha in mente qualcuno che potrebbe prendere il suo posto?
“Non ce l’ho e nemmeno lo direi”.

Ma guardandosi intorno qualcuno lo vede?
“Le persone ci sono, ma occorre lavorarci. Chi non ha a che fare con la politica, dalla politica se ne tiene lontano”.

Darà il suo contributo alla campagna elettorale alle comunali?
“Io non mi tiro indietro, se serve. Non è che sbatto la porta e me ne vado. Se c’è un’affinità di pensiero con un candidato, non escludo di poter essere utile, se si reputa che possa esserlo”.

Farà il Di Battista di Viterbo, in campagna elettorale pur non essendo candidato.
“Non mi appartiene quel modo di fare politica”.

Ma è un bell’esempio, lavorare per altri, visto che lui non si candidava, o no?
“È stata una scelta molto utile, penso”.

Torniamo al mandato che sta concludendo, che problemi ha dovuto affrontare?
“Fare il sindaco vuol dire vivere in una dimensione diversa rispetto a quella reale. Devi vivere le cose reali, di tutti i giorni, la neve, le buche e tutto il resto. Poi c’è la realtà politica, che a me non appartiene. È come un grande circo, in cui c’è di tutto dentro, me compreso. Una doppia dimensione dove ho vissuto, mi sono adeguato, ma che non avevo previsto”.

Quindi, per il ruolo da sindaco, il candidato naturale è un politico puro?
“Forse sì. Chi arriva dal mondo dell’impresa, non dico che si senta un pesce fuor d’acqua, ma quasi. Certi meccanismi, di quello che io definisco un circo, sono complessi da comprendere. Nonostante tutto, l’ho fatto volentieri, per un territorio cui io e la mia famiglia ci sentiamo grati. Sono contento d’avere fatto il sindaco e se tornassi indietro lo rifarei, nonostante tutto, ho avuto soddisfazioni”.

Ha qualcosa da rimproverare al “circo” della sua maggioranza?
“Arrivando, magari avevo un’idea della politica un po’ arretrata. Invece mi sono trovato in un’amministrazione dove per due anni, pezzi di maggioranza si dimenticano di stare al governo. Non devono essere allineati, ma almeno si discuta. Non è piacevole vedere sui giornali, informazioni di cui nemmeno io ero a conoscenza. La politica che governa, spesso si dimentica che governa. Non puoi litigare con una persona per due anni, poi farci pace e pretendere che la gente se ne dimentichi. Il Pd a livello nazionale penso che paghi anche questo”.

Cinque anni fa ha vinto con il suo progetto Oltre le mura, raccogliendo realtà politiche diverse tra loro. Compresi pezzi di centrodestra. Poi ha perso diversi pezzi, consiglieri tornati da dove erano partiti. Un fallimento?
“Il mio non era un progetto politico ma di cambiamento, per amministrare la città. Non doveva continuare. Forse qualcuno avrebbe voluto. Non doveva arrivare alla politica, quella provinciale. Era limitato a Viterbo. Qualcuno ci ha messo del suo per farlo diventare un progetto politico”.

Da Oltre le mura si è passati a Moderati e Riformisti.
“Quando ho accettato d’entrare in quel progetto mi sono quasi subito reso conto d’avere sbagliato. È stato un errore e ho fatto marcia indietro. Io non sto nella dimensione delle tessere. La mia idea non andava in quella direzione”.

Sta già organizzando il suo ufficio al lavoro?
“È già organizzato. La mattina ho sempre lavorato, fino alle 10 di solito”.

Le mancherà qualcosa di questi cinque anni, anche nella quotidianità?
“Penso che certi rapporti si mantengano, Viterbo è talmente piccola. Mi mancherà, magari, proprio questa sorta di circo”.

Ancora due mesi a palazzo dei Priori, come saranno?
“Lavorerò fino all’ultimo giorno come se fosse il primo. Quando smetto, sarò contento come quando sono entrato. È una parentesi, si apre e si chiude”.

Giuseppe Ferlicca

9 marzo, 2018

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR