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Viterbo - Ermanno Fieno confessa l'omicidio ai pm - Procura e difesa potrebbero chiedere una perizia psichiatrica sul 44enne o il giudizio immediato - Dieci minuti per pianificare il delitto

“Ho ucciso io mia madre”

di Raffaele Strocchia
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Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno

Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno

Delitto di Santa Lucia - L'attizzatoio usato per uccidere Rosa Franceschini

Delitto di Santa Lucia – L’attizzatoio usato per uccidere Rosa Franceschini

Delitto di Santa Lucia - La cucina dei coniugi Fieno, luogo del delitto

Delitto di Santa Lucia – La cucina dei coniugi Fieno, luogo del delitto

Delitto di Santa Lucia - Il cuscino del salone sporco di sangue usato per soffocare Rosa Franceschini

Delitto di Santa Lucia – Il cuscino del salone sporco di sangue usato per soffocare Rosa Franceschini

Sanremo - Delitto di via Santa Lucia - Il fermo di Ermanno Fieno

Sanremo – Delitto di via Santa Lucia – Il fermo di Ermanno Fieno

Viterbo – Meno di dieci minuti. È il tempo intercorso tra la prima e l’ultima telefonata di Ermanno Fieno all’agenzia funebre Nocilli. In quei dieci minuti, secondo gli inquirenti, il 44enne avrebbe pianificato il delitto. Delitto, di santa Lucia, in cui si inserisce l’omicidio della madre. Rosa Franceschini, 76 anni, uccisa con un attizzatoio che le ha fracassato la testa e poi finita con un cuscino. Soffocata, in cucina, la mattina del 29 novembre. Dodici ore dopo la morte per cause naturali del marito. Gianfranco Fieno, stroncato a ottantatré anni da “un’insufficienza cardiorespiratoria” secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia.

Deceduto il padre, Ermanno contatta l’agenzia funebre. Sono le 17,29 del 28 novembre (il dato emerge dai tabulati telefonici finiti nel corposo fascicolo d’inchiesta sul delitto di via Santa Lucia). Il 44enne impiega 96 secondi, poco più di un minuto e mezzo, per dire all’impresario che “era morto il padre in abitazione in via Santa Lucia e che voleva avvalersi dei miei servigi”. Cristiano Nocilli, il titolare dell’agenzia funebre, lo dichiarerà ai poliziotti della squadra mobile della questura di Viterbo il pomeriggio del 14 dicembre, poche ore dopo il ritrovamento, avvenuto la sera del 13, dei cadaveri dei coniugi Fieno.

Alla telefonata delle 17,29 ne seguiranno altre due. Una alla 17,37 e un’altra alle 17,40. “Prima che i miei dipendenti arrivassero nell’abitazione – continua Nocilli di fronte agli investigatori -, (Fieno) mi ha richiamato dicendomi che il fratello aveva già provveduto a chiamare un’altra agenzia. Ho quindi telefonato ai miei lavoratori facendoli ritornare indietro. Da quel giorno non ho più sentito Ermanno Fieno, ma ricordo che durante la telefonata aveva il tono della voce molto pacato e calmo”. E una “persona calma” Fieno è “sempre apparso” agli occhi di Nocilli, che conosce il 44enne “da vent’anni”. 44enne che “stava spesso con i suoi genitori”, puntualizza l’imprenditore. Quei genitori con i quali viveva e con i quali ha continuato a convivere anche quindici giorni dopo la loro morte. Per cause naturali, quella del padre. Uccisa per mano del figlio la madre. E Fieno, l’8 marzo, quando il procuratore Paolo Auriemma e il sostituto Chiara Capezzuto lo hanno raggiunto nel carcere di Mammagialla dove è rinchiuso dal 15 dicembre, fermato dopo una fuga di 36 ore mentre stava tentando di scappare in Francia per far perdere le proprie tracce, lo ha confessato. “Sì, sono stato io a uccidere mia madre. Poi l’ho avvolta nel cellophane, come il cadavere di mio padre”, ha detto il 44enne al culmine di un interrogatorio fiume durato tre ore. Un interrogatorio chiesto e ottenuto dai pm, che hanno trovato l’arrestato controllato dal punto di vista emotivo.

Secondo il giudice Francesco Rigato, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, Fieno, dopo aver avvolto i corpi nel cellophane (“probabilmente – sottolinea il gip – nel tentativo di non far dilagare cattivi odori dei quali il vicinato avrebbe potuto accorgersi”), “si stava organizzando al fine di sbarazzarsi dei cadaveri, scopo per il quale verosimilmente il 2 dicembre 2017 aveva noleggiato un’auto”. Ma non ci sarebbe riuscito. Nessun occultamento. E per questo la procura, che inizialmente gli contestava il duplice omicidio, ha riqualificato l’accusa esclusivamente in omicidio volontario aggravato. Ai danni della madre.

Ora sia i pm che la difesa hanno ancora qualche settimana di tempo per poter chiedere una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Fieno o riti alternativi, tra cui il giudizio immediato.

Raffaele Strocchia


Multimedia: video: La testimonianza di una conoscente – I funerali dei coniugi Fieno – Le testimonianze dei vicini – La polizia al lavoro – Trovati morti in casa – Fotocronaca: L’addio a Gianfranco Fieno e Rosa Rita Franceschini – L’arresto di Ermanno Fieno – Delitto di Santa Lucia, la polizia al lavoro – Tragedia in via Santa Lucia – Coppia uccisa in casa


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 marzo, 2018

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