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Elezioni comunali - Viterbo - Paolo Bianchini, uno dei candidati a sindaco FdI, ultimamente è molto attivo sui social - Prove tecniche in vista del voto?

“Il centrosinistra lo possiamo far vincere solo noi, dividendoci”

di Giuseppe Ferlicca
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Paolo Bianchini

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Viterbo – È uno dei tre candidati a sindaco proposti da Fratelli d’Italia. Paolo Bianchini, ex assessore provinciale, da diversi giorni via social sta lanciando idee per la città, proposte. Mentre nel centrodestra impazza il toto sindaco, prove tecniche da primo cittadino?

Bianchini, ultimamente è molto attivo sui social in vista delle comunali. Sta facendo le prove tecniche da candidato sindaco?
“Io ho dato la mia disponibilità a Fratelli d’Italia a candidarmi per il partito. Una decisione scaturita essenzialmente da una considerazione che parte da quando sono stato assessore provinciale e poi candidato in regione alla precedente tornata. Ho tessuto tante relazioni con il sistema produttivo, un contatto continuo che è proseguito nel mio lavoro. Mi sono sentito stimolato a prendere una decisione in questo senso. Chi mi conosce sa come ragiono, mi ritengo una persona seria e durante la campagna elettorale per le politiche, insieme a Mauro Rotelli, mi sono reso conto della stima che in me hanno molte persone. Allora mi sono detto, perché no?”.

Fratelli d’Italia ha proposto una rosa di tre nomi, oltre a lei, Luigi Maria Buzzi e Claudio Ubertini.
“Ci siamo resi disponibili in tre. La sintesi del partito è su di noi. Tutte persone valide e intelligenti”.

E non c’è solo Fdi. Nel centrodestra candidati non ne mancano, anzi, ce ne sono virtualmente anche troppi. Chi dice che toccherà a Fratelli d’Italia esprimere il nome del primo cittadino che i viterbesi potranno scegliere?
“Io penso che in termini politici sia scontato che ci siano diverse proposte. Ognuno gioca la propria partita e nessuno vuole abdicare al proprio ruolo, sposando in partenza le scelte di un altro partito. Forza Italia punta a un suo nome, così Lega e FdI. Essendo tutti noi persone intelligenti, sappiamo benissimo che l’unico modo di perdere alle comunali è litigando tra noi. E non accadrà”.

Ne è così certo?
“Non bisogna ripetere l’esempio Pirozzi in regione. Ce l’abbiamo presente, è successo pochi giorni fa. Se il centrodestra si spacca, rischia di fare Zingaretti bis. Il centrosinistra lo possiamo far vincere solo noi, se ci dividiamo”.

Veramente, a Viterbo un caso Pirozzi c’è già. Il sindaco di Amatrice ha un suo candidato sindaco a palazzo dei Priori. Che succede?
“Vedremo se la lista rientra in una logica di centrodestra e si riesce a fare una sintesi in una coalizione ampia. Lo chiedono tutti. Sarebbe strano se accadesse il contrario”.

Non si rischia come cinque anni fa, una profusione di liste e candidati e chi se ne avvantaggia sono gli avversari?
“Troveremo una sintesi. Ce lo chiedono i cittadini dopo l’esperienza del centrosinistra. Ho rispetto per Leonardo Michelini, ma per cinque anni in comune la figura del sindaco è stata latitante. Tutti i nomi che circolano nel centrodestra sono validi, ma la quadratura ci sarà non solo sul nome, ma su una visione della città, con un unico programma da presentare agli elettori. Con almeno tre priorità”.

Quali?
“Intanto la sicurezza. Oggi troppe zone della città sono nell’abbandono, esistono segnali preoccupanti, il centro storico va tutelato. Quindi il lavoro. Troppe vetrine dentro le mura sono abbassate, un piano serio del commercio deve aiutare a uscire dalle difficoltà, conoscendo i problemi e con una sinergia vera tra università, organizzazioni datoriali, sindacati e comune di Viterbo. Il terzo punto è il marketing territoriale, fare sinergia e portare Viterbo fuori dall’isolamento”.

In questi anni ci hanno raccontato che la città si è aperta, i turisti sono aumentati. Non è così?
“Il comune non ha fatto niente, se arrivano persone da fuori, il merito va agli operatori di settore. Titolari di strutture ricettive, ristoranti si fanno da tempo promozione su portali e piattaforme varie. Io stesso, con la mia attività, ho deciso d’investire in promozione nella capitale. La domenica ho il ristorante pieno di romani. Giusto guardare più lontano, ma a 80 chilometri ci sono tre milioni di persone da attrarre, 10 milioni attraccano al porto di Civitavecchia. Possibile che non si riesca a immaginare un pacchetto in grado d’attirare anche solo il 10%? Sarebbero un milione di visitatori. Anche l’1% andrebbero bene, centomila l’anno”.

Che impegni dovrebbe prendere il prossimo sindaco per Viterbo?
“Intanto, uno politico. Chiunque sia il candidato, impegnarsi a rimanere dieci anni. Basta, usare questa posizione come trampolino di lancio per altri lidi più allettanti. Va evitato, come purtroppo accaduto per Marini, che si programmi nel primo quinquennio e poi i nastri li tagli chi viene dopo, come avvenuto con il centrosinistra e il Plus. Serve una visione a lunga durata. Beninteso, sempre che i cittadini accordino un secondo mandato. Se lavori male ti mandano a casa”.

Cosa rimprovera all’amministrazione uscente?
“Ci sarebbe molto da dire, ma ho due episodi in mente. Mai più un comune commissariato dalla prefettura sull’emergenza neve e mai più il teatrino della lite tra Sodalizio dei facchini di santa Rosa e sindaco. Una parentesi vergognosa. Mai più fratture simili nella città, con un’istituzione che è patrimonio di tutti”.

Il centrosinistra ha istituito la nuova ztl su via san Lorenzo. Provvedimento da mantenere?
“Semmai da migliorare. Sono convinto che apertura e chiusura vadano concertate, programmate, condivise con i cittadini. Aggiungo un altro mai più. Mai più improvvisazione”.

Sotto palazzo dei Priori sta partendo il recupero dei locali per farne un museo di Sebastiano Del Piombo. Come vede l’idea?
“Lì io vedrei bene botteghe artigiane e artistiche, un bar come in qualsiasi città, dove sulla piazza principale ce ne sono più di uno. Non toglierei le opere d’arte dal museo civico, ma farei in modo che i visitatori scoprano quello che c’è nella struttura a piazza Crispi. Oggi, gli stessi viterbesi penso che non lo frequentino molto. Per far crescere Viterbo dobbiamo raccontare una storia, avere una visione del futuro, mantenendo ben saldi i piedi a terra”.

Giuseppe Ferlicca


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22 marzo, 2018

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