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Ronciglione - Si difende in aula il quarantenne accusato con due ventenni di avere picchiato la compagna e l'ex marito

“La mia compagna e l’ex mi aspettavano armati di pistola fuori l’ospedale”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Ronciglione – (sil.co.) – “La mia compagna e l’ex marito mi aspettavano armati di pistola fuori l’ospedale”. Si difende contrattaccando, il quarantenne arrestato a settembre per avere picchiato la compagna e il suo ex, assieme a due complici assoldati ad hoc.

Bastonate, ma anche minacce con la pistola, sarebbero state reciproche. E una volta ci sarebbe anche andato di mezzo un cane. Il cane di un testimone che, assistendo alla rissa in strada, sarebbe corso in casa a chiamare i carabinieri, senza accorgersi che la bestiola si era messa in mezzo ai litiganti, prendendo anch’essa la sua dose di legnate.

E’ ripreso con l’interrogatorio di un uomo residente nella zona di via Sasso Grosso, a Ronciglione, il processo al quarantenne originario di Gela e al 21 e al 27enne romani arrestati dai carabinieri per lesioni e minacce a fine settembre 2017. Con i due giovani complici, ad agosto, il quarantenne, per gelosia, avrebbe riempito di botte la compagna e il suo ex marito, parti ciivli nel processo. 

“Via Sasso Grosso era diventato un cinema, litigavano sempre ed erano il terrore degli anziani. Il 29 agosto, nel polverone, ci ha rimesso pure il mio cane”, ha detto l’uomo, parlando del presunto agguato teso alla coppia dal terzetto. “Avevano tutti il bastone lo usavano per picchiare”, ha ribadito più volte.

Poi sono spuntate le pistole, di cui ha parlato con dovizia di dettagli il quarantenne, l’unico imputato in aula, scortato dalla penitenziaria del carcere di Civitavecchia, dove è detenuto, mentre gli altri due sono ai domiciliari. L’uomo ha chiesto al giudice Gaetano Mautone di poter rilasciare spontanee dichiarazioni, per spiegare la situazione che si sarebbe venuta a creare tra lui e l’ex della compagna, con la quale per un periodo ha convissuto assieme ai rispettivi figli, quattro della donna e due suoi, nella casa pagata dall’ex marito. 

“Le liti sono cominciate quando ci hanno sfrattati perché lui non pagava. Lei è andata a vivere coi figli in un appartamento messo a disposizione dal Comune, troppo piccolo per starci in otto. Io allora ho occupato quello adiacente, più grande, coi miei figli. Ma lei e il marito volevano che rompessimo un muro per renderli comunicanti, solo che io non volevo perché mi dava fastidio che loro si sentissero ancora. Tutte le liti sono venute dal buco di casa”.

Fino a quando, ad agosto, la donna non se ne è andata in campagna dall’ex marito. “Una sera tardi mi ha chiesto di raggiungerla – ha detto l’imputato – ma ho trovato lui che ha tentato di investirmi con una jeep verde e io scappando l’ho minacciato con una pistola”.

Poi è stata la volta della prima resa dei conti in strada tra i rivali, pochi giorni prima della presunta spedizione punitiva a tre contro la coppia. “Le ferite sono state reciproche, lui mi ha preso a bastonate e io gli ho tirato un sasso. Quando sono uscito dal pronto soccorso dell’ospedale, on un paio di settimane di prognosi, lui e la mia compagna mi aspettavano fuori per minacciarmi con una pistola nera di grosso calibro”. 

Il quarantenne, dopo il “polverone” in cui ci ha rimesso pure il cane del vicino, sarebbe andato a vivere a Roma, a casa della figlia maggiore: “Ma con la mia compagna, per tutto settembre fino al mio arresto, ci siamo visti sempre, passavamo in albergo tutti i fine settimana, il venerdì, sabato e domenica. Io continuavo a metterle i soldi sulla carta e le ho comprato libri e quaderni per la scuola dei figli. Ho ancora i messaggi whatsapp del più piccolo, che mi dice quanto mi ama”, ha sottolineato, difendendosi dall’accusa di maltrattamenti ai figli minori della donna.  

“In tutto ho cinque figli e sono nonno di due nipoti, figuriamoci se sono il tipo da prendersela con i bambini”, ha concluso.  Il processo riprenderà il 6 aprile. 


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3 marzo, 2018

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