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“Mio figlio? Un ragazzo problematico e chiuso in se stesso”

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Il 24enne Denis Illarionov [3]

Il 24enne Denis Illarionov

Viterbo - Polizia - L'arresto di Denis Illarionov - Le armi, gli ordigni e l'esplosivo sequestrati [4]

Viterbo – Polizia – L’arresto di Denis Illarionov – Le armi, gli ordigni e l’esplosivo sequestrati

Denis Illarionov impugna un ordigno in una foto su Instagram [5]

Denis Illarionov impugna un ordigno in una foto su Instagram

Viterbo - Questura - L'arresto di Denis Illarionov [6]

Viterbo – Questura – L’arresto di Denis Illarionov

Viterbo – Anche per Alina Illarionova, la madre di Denis Illarionov, il figlio è “un ragazzo problematico, chiuso in se stesso e non inclina alla socializzazione”. Un identikit che combacia con quello fatto dagli inquirenti. Dai poliziotti dell’antiterrorismo e della Digos di Viterbo che, prima di arrestarlo e sorprenderlo in casa con esplosivi, pistole, fucili e tirapugni, si sono appostati fuori dalla sua abitazione studiandone al secondo i movimenti. “Non aveva alcuna relazione sociale – spiega la dirigente della divisione investigazioni e operazioni speciali del capoluogo della Tuscia, Monia Morelli -. Dalla collettività era isolato, preferendo vivere chiuso in casa davanti al pc”.

“Usciva solo per andare a comprare le sigarette” da quella palazzina a due piani in via Zuccari a Bagnaia, dove da un anno viveva da solo e in affitto. Ma Denis Illarionov, nato a Riga, la capitale della Lettonia, l’8 giugno di 24 anni fa, era in Italia da sedici anni. Dall’estate del 2002, quando raggiunse la madre Alina che, separatasi dal marito, aveva sposato un italiano ottenendone la cittadinanza. Con la mamma vive in un paese della provincia di Viterbo, e per affiliazione anche lui ottiene la cittadinanza. E in Italia Illarionov studia. Studi che si interromperanno al secondo anno di ragioneria. Ed è nel 2010, quando la madre si separerà dal secondo marito, che il 24enne si trasferisce a Bagnaia.

Non è escluso che negli ultimi dodici mesi Alina Illarionova, che ora si trova in Germania per lavoro, sia più volte tornata nella Tuscia. Se Denis, per i suoi vicini, era quasi un fantasma (“Non si faceva notare – hanno raccontato -, sennò che terrorista era…?”), c’è chi sostieni di essersi spesso imbattuto in “una donna bionda”. Possibile che Alina non si sia mai accorta che il figlio “acquistava, fabbricava e deteneva materiali esplodenti, asfissianti, accecanti, tossici o infiammabili al fine – scrive il gip nell’ordinanza d’arresto – di attentare alla pubblica incolumità”?. Non è escluso che la donna nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, possa tornare in Italia. Non solo per provare a incontrare il figlio, che dal 12 marzo è rinchiuso nel carcere di Mammagialla, ma anche per essere sentita dagli inquirenti. Gli agenti della Digos, a partire dall’analisi dei pc, dei cellulari e delle apparecchiature informatiche del 24enne, vogliono ricostruire la sua rete di relazioni. Perché sebbene fosse un giovane solitario, che conduceva una vita isolata e riservata, non è escluso che a Viterbo e provincia non conoscesse nessuno. Anche perché, seppur attualmente disoccupato, fino a qualche mese fa aveva lavorato per una ditta edile del capoluogo.

Denis Illarionov, che sui social inneggiava alle stragi negli Stati Uniti, sopravviveva con i seicento euro al mese che la madre gli inviava. “La sua situazione economica era precaria”, sottolinea la dirigente della Digos Morelli. Tanto che l’estate scorsa il 24enne era finito in questura per una denuncia per minacce per questioni di soldi. “Nonostante l’incensuratezza dell’indagato – lo descrive il gip -, le modalità dell’azione denotano una sua consistente spregiudicatezza e un’elevata pericolosità sociale”.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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