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“Non sono un terrorista e in aria non volevo far saltare nessuno”

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Il 24enne Denis Illarionov [3]

Il 24enne Denis Illarionov

Denis Illarionov inneggia al killer di New York Sayfullo Saipov su Reddit [4]

Denis Illarionov inneggia al killer di New York Sayfullo Saipov su Reddit

Viterbo - Polizia - L'arresto di Denis Illarionov - Le armi, gli ordigni e l'esplosivo sequestrati [5]

Viterbo – Polizia – L’arresto di Denis Illarionov – Le armi, gli ordigni e l’esplosivo sequestrati

Viterbo - Polizia - L'arresto di Denis Illarionov - Le armi, gli ordigni e l'esplosivo sequestrati [6]

Viterbo – Polizia – L’arresto di Denis Illarionov – Le armi, gli ordigni e l’esplosivo sequestrati

Viterbo – Alina Illarionova non ha ancora incontrato Denis Illarionov. Gli sguardi di madre e figlio non si sono ancora incrociati, come non si sono ancora intrecciate le loro parole. “Avvocato, se riesci, chiama mia mamma. Perché con lei ho un buon rapporto, da sempre. E se può fare qualcosa per aiutarmi, sono sicuro che non si tirerà indietro. È sempre stata la mia spalla, il mio punto di riferimento”. Il 24enne lo avrebbe confidato al suo difensore. All’avvocato Luciano Laureti, che ieri mattina lo ha incontrato nel carcere di Mammagialla. Lì Illarionov è rinchiuso dal 12 marzo, per fabbricazione e detenzione di materie esplodenti.

Eppure la scorsa settimana sarebbe stato lo stesso Illarionov a raccomandarsi con i poliziotti della Digos e dell’antiterrorismo, che gli sono piombati in casa per mettergli le manette, di non avvertire né fa sapere nulla alla madre. “Ma quella mattina – spiega l’avvocato Laureti – era spaventato, impaurito. Ora è leggermente più sereno”.

E nel corso del colloquio in carcere con il legale, il 24enne avrebbe iniziato a raccontare la sua verità. “Non sono un terrorista, non sono un attentatore. Non volevo far saltare in aria niente e nessuno. Non volevo far esplodere alcun ordigno, anche perché quelli che avevo in casa erano solo fumogeni. E ce li avevo da anni”. E le armi? Quel fucile? Quelle due pistole? “Dei giocattoli – si sarebbe difeso Illarionov -. E pure i commenti con cui avrei inneggiato agli autori di stragi negli Stati Uniti sono stati una leggerezza. Non me li ricordo”. Il 24enne dalla propria mente avrebbe rimosso anche la frase che lo ha fatto finire nel mirino dell’Fbi. “Un altro angelo caduto per mano degli infedeli”, pubblicata sul social network Reddit sotto una foto di Sayfullo Saipov, l’estremista islamico che lo scorso Halloween con un pickup ha seminato morte su una pista ciclabile di New York.

Dieci giorni di detenzione, durante i quali Illarionov avrebbe già avuto i primi colloqui con gli psicologi. “Da anni viveva un’esistenza più virtuale che reale, passando le sue giornate davanti allo schermo del pc – il ritratto del team di professionisti -. È un giovane solo, che non ha mai avuto relazioni sociali. Se non sporadiche. Era un giovane disoccupato, ma comunque in cerca di lavoro. E che dalla madre veniva aiutato economicamente”. Era lei, dalla Germania, dove da un anno si è trasferita, a inviargli i seicento euro al mese per l’affitto dell’appartamento in via Zuccari, a Bagnaia. Dove il 24enne viveva, e dove i poliziotti lo hanno sorpreso con esplosivi, pistole, fucili e tirapugni. Poi lo hanno arrestato, e l’arresto è stato convalidato dal gip del tribunale di Viterbo Savina Poli. Ora contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere l’avvocato Luciano Laureti dovrebbe ricorrere al tribunale del Riesame della Capitale.

Intanto le indagini coordinate dal procuratore Paolo Auriemma e dal sostituto Franco Pacifici proseguono. E proseguono serrate. Soprattutto con interrogatori e con l’analisi dei pc, dei cellulari e delle apparecchiature informatiche di Illarionov. Gli inquirenti vogliono ricostruire la sua rete di relazioni. Perché sebbene fosse un giovane solitario, che conduceva una vita isolata e riservata, non è escluso che a Viterbo e provincia non conoscesse nessuno.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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