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Aggressione a Filippo Rossi - La rivendicazione a mezzo stampa del leader di Casapound, Gianluca Iannone, entra nel processo

“Quante storie per uno schiaffone futurista”

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Tribunale - Filippo Rossi con l'avvocato Giacomo Barelli

Tribunale – Filippo Rossi con l’avvocato Giacomo Barelli

 

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Viterbo – “Quante storie per uno schiaffone futurista”, la rivendicazione a mezzo stampa del leader di Casapound, Gianluca Iannone, finisce nel fascicolo del processo. E’ stata invece rinviata al 16 aprile la deposizione del consigliere comunale Filippo Rossi, che era presente in aula, pronto a fornire la sua versione al giudice di pace Alessandro Mandolini. 

E’ il processo per lo “schiaffone futurista” al direttore artistico di Caffeina, Filippo Rossi, 53 anni. Per quell’aggressione, avvenuta la sera del 14 luglio 2012, durante una delle notti bianche di Caffeina, sono chiamati a rispondere di lesioni il 45enne Gianluca Iannone e il 46enne viterbese Andrea Giannini, nell’udienza di ieri difesi entrambi dal legale Domenico Gorziglia. Rossi è parte civile con l’avvocato Giacomo Barelli.

Una “non spedizione punitiva” contro il direttore del Futurista, rivendicata dallo stesso Iannone con un comunicato inviato alle maggiori testate nazionali, i cui articoli sono stati acquisiti ieri dal giudice su richiesta della parte civile, nonostante l’opposizione della difesa. 

“Quante storie per uno schiaffone futurista. Da Filippo Rossi, che si ispira a coloro che volevano esaltare ‘l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno’, non ce lo saremmo aspettato”, scriveva  il leader di CasaPound Italia nel comunicato.

Secondo Iannone si sarebbe trattato di “uno schiaffone come quello di Umberto Boccioni a Ardengo Soffici, che il direttore de ‘Il Futurista’ dovrebbe conoscere bene, niente di più, altro che spedizione punitiva”.

Per il leader dell’associazione di destra, l’episodio di Viterbo sarebbe stato “una discussione tra vecchi amici che amici non sono più”, durante la quale “la ricerca di un chiarimento verbale è finita in un gesto di marinettiana memoria, dopo che Rossi, che più volte è venuto a CasaPound a parlare, ha ripetutamente diffamato il nostro movimento in maniera del tutto pretestuosa”.

Sulla vicenda indagò la Digos di Viterbo, coordinata dalla dirigente Monia Morelli, mentre tra le tante espressioni di solidarietà giunte a Rossi, si fecero notare quella dell’allora presidente della Camera Gianfranco Fini,  del sindaco di Roma Gianni Alemanno e un tweet  in cui lo scrittore Roberto Saviano esprimeva “solidarietà a Filippo Rossi e a Caffeina, vittime di un’aggressione fascista, inspiegabile, ottusa e criminale”.

Silvana Cortignani


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28 marzo, 2018

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