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Rapina in gioielleria - E' il 46enne Ignazio Salone, già sotto processo a Viterbo per decine di colpi sul litorale - Il pericoloso bandito era appena uscito di prigione

Un pentito di camorra la mente della banda

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci,  hanno trascorso la loro prima notte in carcere i due uomini e la donna fermati giovedì sera dai carabinieri a Montalto di Castro con l’accusa di rapina aggravata in concorso per il colpo a mano armata messo a segno il giorno prima, verso l’una del 14 marzo, nel noto esercizio commerciale di piazza Verdi a Viterbo.

Nelle prossime ore compariranno davanti al gip del tribunale di Civitavecchia per l’interrogatorio di convalida, dopo di che gli atti saranno trasmessi, per competenza, alla procura di Viterbo, dov’è titolare del fascicolo il sostituto procuratore Franco Pacifici. 

Contestualmente ai tre fermi, è stata denunciata a piede libero, per gli stessi reati, la quarta complice, rimasta in libertà in quanto in gravidanza. 

Tra i quattro ci sono legami di parentela. I due uomini sono un 22enne tedesco, e un 46enne di Torre del Greco (Napoli) ma residente a Vetralla: Ignazio Salone, già noto alla forze dell’ordine. In carcere è finita una 32enne di origini romene, compagna di Salone, mentre la donna incinta è una una 22enne polacca, parente della 32enne e compagna a sua volta del giovane tedesco. 

Le donne avrebbero fatto da palo, aspettando il ritorno dei complici sull’Alfa Romeo 147 blu parcheggiata sulla salita di Santa Rosa, per poi darsi alla fuga in superstrada, dove sono stati brillantemente intercettati dai carabinieri della stazione di Vitorchiano che, dopo un breve inseguimento, hanno costretto i banditi a deviare per lo svincolo di Soriano nel Cimino e ad abbandonare la macchina scappando a piedi. 

I malviventi avrebbero poi preso un pullman da Soriano a Viterbo, per poi proseguire, con un altro pullman o con un’altra macchina, verso Montalto di Csatro, dove nell’arco di 24 ore sono stati scovati dai carabinieri. A tradirli la vettura, per la quale non era stato denunciato il furto, intestata a un parente. 


Multimedia: Fotocronaca: Rapina gioielleria Bracci, il colpo e l’auto della fuga – video


Ignazio Salone sarebbe la mente della banda. Il 46enne d’origine campana – pentito di camorra e rapinatore – è noto per i suoi trascorsi nella Tuscia. Ed è tuttora sotto processo a Viterbo con altri sei presunti componenti di una pericolosa banda di malviventi che, tra il 2004 e il 2010, avrebbe messo in ginocchio il litorale e la Maremma laziale. Una cinquantina i colpi. 

Difeso dall’avvocato Matteo Morriggi, fino a poche settimane fa era detenuto nel carcere di Prato. Sarebbe dunque tornato a delinquere non appena rimesso in libertà, dopo avere scontato la condanna. 

Salone, assieme ad alcuni parenti, è stato arrestato nel maggio 2005 dai carabinieri di Montalto di Castro e della compagnia di Tuscania, che stavano indagando su una raffica di rapine, furti, incendi di auto. Leggenda vuole che per liberarsi dei cani da guardia, li uccidesse a colpi di pistola. In Campania era un pregiudicato di “seconda fascia”, specializzato in furti in appartamenti.

Salone sarebbe diventato collaboratore di giustizia svelando i contatti tra il sodalizio criminale a gestione familiare e un’associazione camorristica radicata proprio a Montalto di Castro. Al tribunale di Viterbo deve già rispondere di rapina a mano armata, una delle quali commessa nell’ottobre 2004 ai danni di un supermercato di Montalto, per un bottino di 13mila euro in contanti. 

Nel Viterbese si sarebbe distinto colpendo sul litorale e nella Maremma laziale, da Montalto di Castro a Tarquinia, Valentano, Tuscania, Canino, Grotte di Castro. In un’armeria sarebbe riuscito a  rubare nottetempo qualcosa come 900 munizioni e 17 pistole Smith & Wesson, in un’altra occasione fitofarmaci per un valore di 180mila euro. A Montalto avrebbe incendiato auto a Montalto, a Tuscania avrebbe rubato 500 forme di formaggio da un caseificio. 

Privo di scrupoli e senza pietà, la notte del 21 novembre 2004 avrebbe dato l’assalto alla canonica di Bondeno, un paese in provincia di Ferrara, legando e rapinando di 1500 euro il parroco dopo averlo brutalmente colpito e tenuto per ore sotto sequestro. Anche per questa rapina, come per altre commesse a Mantova e a Varese, è attualmente sotto processo a Viterbo, dove si sono riuniti tutti i procedimenti a suo carico.

Silvana Cortignani


Articoli: Rapina in gioielleria, i malviventi si erano barricati in casa – Rapina in gioielleria, fermati due uomini – “Stiamo tutti bene” – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 marzo, 2018

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