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Elezioni politiche - Uninominale camera - Intervista a Giuseppe Fioroni, candidato Pd

“Il vero rischio per il paese è rappresentato da Salvini e Di Maio”

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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Viterbo – “Potenziamento delle misure di sostegno all’industria esistente e interventi mirati allo sviluppo dell’industria del futuro: il turismo. La mia vuole essere una candidatura del e per il territorio”. “Il vero rischio per il Paese non è rappresentato da Renzi e Berlusconi, ma da Salvini e Di Maio”. “E’ una campagna elettorale tra le più false della storia repubblicana, all’insegna di tante promesse che i nostri avversari sanno già che non potranno mantenere”. Giuseppe Fioroni, candidato Pd alla Camera nel collegio uninominale, si presenta e illustra i suoi obiettivi in vista del voto del 4 marzo.

Perché ha deciso di ricandidarsi?
“La politica – dice Fioroni – è passione e nel mio caso anche senso di responsabilità verso la comunità che ho avuto l’onore di rappresentare in questi anni.

Negli ultimi cinque in particolare, nonostante le difficoltà derivanti dalla crisi economica, per il Viterbese sono stati messi a segno dai governi Renzi e Gentiloni alcuni risultati talmente importanti, sebbene ancora non pienamente percepiti dall’opinione pubblica, che non possiamo rischiare di compromettere consegnando ad altri la guida del nuovo esecutivo.

A costo di apparire ripetitivo, ricordo l’approvazione del progetto definitivo della Trasversale e lo stanziamento di oltre 400 milioni di euro per i relativi lavori.

Ricordo ancora i quasi trenta milioni di euro messi a bilancio dal Mibact per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, fonte primaria per una provincia a vocazione turistica come la nostra, che, proprio attorno all’industria dell’accoglienza – a maggior ragione una volta raggiunto dalla Trasversale il porto di Civitavecchia dove attraccano ogni anno migliaia e migliaia di navi da crociera – può ridisegnare il proprio modello di sviluppo.

Sono costretto a citare gli altri trenta milioni di euro per la ricerca universitaria e i 22 milioni per il risanamento strutturale e sociale delle periferie del capoluogo (Poggino, Santa Barbara e frazioni). 

E neanche posso non accennare alle misure a favore del Distretto ceramico: mi riferisco agli sgravi sui costi dell’energia a favore delle aziende e alla proposta inoltrata a Bruxelles per fare in modo che l’Unione europea obblighi tutte le amministrazioni pubbliche a rottamare i vecchi sanitari per sostituirli con quelli di nuova generazione, già prodotti a Civita Castellana e nei paesi limitrofi, che consumano meno acqua, il che rappresenterà un grande aiuto anche per l’ambiente.

Vivrei con frustrazione personale e immenso rammarico verso i cittadini l’eventualità in cui, come è accaduto in passato, un ipotetico cambio di governo rimettesse in discussione tutto ciò. Non vorrei ad esempio che la Trasversale facesse la fine dell’aeroporto, portato a Viterbo dal governo Prodi quando ero ministro, ma non realizzato a causa dell’incapacità dell’amministrazione locale di centrodestra. Centrodestra che a livello nazionale ha sempre considerato, e continuerebbe a considerare, la Tuscia ultima provincia dell’impero”.  

Quali sono i punti del suo programma?
“La risposta deriva dalla premessa appena fatta. Dunque, da un lato il potenziamento delle misure di sostegno all’industria esistente, dall’altro una serie di interventi mirati allo sviluppo dell’industria del futuro: il turismo.

Abbiamo cominciato, oltre che con i fondi del Mibact, con la costituzione del Distretto dell’Etruria Meridionale, che prevede sgravi e agevolazioni per le imprese del settore, adesso dovremo continuare per mettere in correlazione i beni culturali con l’agricoltura di qualità. In altri termini, Tuscia terra d’arte, cultura, cibo e benessere.

Come la Toscana e l’Umbria, dobbiamo diventare punto di riferimento per il turismo internazionale, i cui flussi avremo sempre più a portata di mano grazie a Civitavecchia. Tutto ciò, in prospettiva, si traduce in posti di lavoro qualificati e ricchezza. In questo contesto si inserisce infine l’Università della Tuscia, che, se opportunamente valorizzata, diventerà un polo di attrazione sempre più importante per studenti e ricercatori”.

Qual è il tratto distintivo della sua candidatura?
“Dopo anni di parlamentari nominati, la mia vuole essere una candidatura del e per il territorio. Con la nuova legge elettorale i cittadini hanno l’opportunità di scegliere direttamente le persone da cui farsi rappresentare: bene, credo che il rapporto diretto eletto-elettore sia fondamentale per ridare linfa vitale alla politica.

Gli elettori il 4 marzo hanno una grande opportunità, ritengo che non debbano lasciarsela sfuggire se vogliono contare davvero, ritengo che non debbano farsi abbindolare dai tanti venditori di fumo che urlano in televisione o sui giornali senza sapere di cosa parlano. Per contare, debbono scegliere le persone migliori e più competenti”.  


C’è il rischio di una coalizione Renzi-Berlusconi o il futuro politico è ben delineato?
“Il vero rischio per il Paese non è rappresentato da Renzi e Berlusconi, ma da Salvini e Di Maio”. Lega e Movimento 5 Stelle, al di là di ciò che professano, dopo le elezioni sono pronti ad allearsi, con il sostegno di Fratelli d’Italia e della destra estrema rappresentata da Casapound, dando vita a un’operazione spericolata che condurrebbe l’Italia all’isolamento internazionale con conseguenze nefaste prima di tutto per la nostra economia.

Votare Salvini significa votare il cavallo di Troia individuato dai grillini per scardinare, senza alcun progetto concreto, un sistema che, pur tra tante difficoltà e tante cose da rivedere, finora ha comunque garantito libertà, uguaglianza e crescita.

Lega e M5S, così come Fratelli d’Italia, demoliscono e non costruiscono, urlano ma non prospettano vie d’uscita serie e concrete alle domande poste dai cittadini. Questo è il dramma, o se preferite il vero rischio che corriamo. Con loro al governo avremo un’Italia fuori dall’Europa, destinata a diventare nel volgere di pochi anni la Nazione più settentrionale del Nord’Africa”.
 

Cosa deve davvero cambiare nel Paese?
“All’Italia serve una politica meno urlata e più ragionata. Solo così si eviteranno quei pericolosissimi scontri sociali e generazionali fomentati da populisti. Serve una scuola al passo coi tempi, basata sul merito, perché è qui, oltre che in famiglia, che i giovani apprendono l’importanza di appartenere a una comunità.

E’ la mentalità insomma che deve cambiare: il tipico atteggiamento menefreghista, che spesso ci porta a non considerare i problemi altrui, deve lasciare spazio ad una rinnovata solidarietà degli uni con gli altri, nella consapevolezza che solo facendo squadra insieme si possono superare le difficoltà”.

Perché dovrebbero votarla?
“In questi anni di risultati per questo territorio a Roma ne sono stati ottenuti, e non erano né scontati, né facili. C’è un grande lavoro alle spalle che merita di non essere messo a rischio. Come quando, avendo bisogno di cure, si va dal medico migliore, così, in politica, vanno scelte le persone competenti. Sarebbe un grave errore delegare il potere decisionale agli incapaci”.

Come valuta questa campagna elettorale?
“A livello nazionale vedo una campagna elettorale all’insegna di tante promesse che i nostri avversari sanno già che non potranno mantenere, e dunque si tratta di una campagna elettorale tra le più false della storia repubblicana.

Come ha detto il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, è immorale promettere cose che non possono essere mantenute, ma purtroppo ciò, tranne il Pd, che ha presentato un programma coerente e concreto, è esattamente accaduto in questa campagna elettorale. A livello locale vedo invece che tutti si cullano sugli allori confidando nel traino che sperano facciano i partiti di riferimento, il che, nel conteso della nuova legge elettorale, può sembrare addirittura un controsenso”.

Come valuta l’attuale ceto politico?
“Poco preparato, ovviamente con delle eccezioni in tutti gli schieramenti. Per questo dico: attenzione, i cittadini quando vanno a votare scelgano le persone competenti, non gli incapaci”.


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1 marzo, 2018

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