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L'irriverente

Bonaventura Tecchi scrittore ma anche amministratore d’una volta…

di Renzo Trappolini

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Bonaventura Tecchi

Bonaventura Tecchi

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – A Bagnoregio, il comune con le associazione Agorà, Juppiter, CivitaWriters, Banda del racconto di Antonello Ricci e l’Istituto Agrario, stanno ricordando con varie iniziative, a cinquant’anni dalla morte, il concittadino Bonaventura Tecchi, uno dei massimi scrittori del novecento ma anche amministratore provinciale.

Era stato nominato dal prefetto nel 1944, quando alle sedute della deputazione assisteva un ufficiale delle truppe di liberazione (e occupazione) alleate, il capitano Philips. Restò in carica fino al 1951, preferendo lasciare il posto a “un altro candidato che potrà essere più utile per la sua posizione culturale e sociale”.

In questo tempo di candidature e di candidature alle candidature in base a criteri – chiamiamoli così –  i più vari, è interessante notare come, allora, “cultura e impegno sociale” fossero le principali caratteristiche richieste agli amministratori, se nella deputazione sedevano con Tecchi, artisti e intellettuali: Giuseppe Cesetti, Felice Ludovisi, Mario Signorelli e se lo scrittore, nella seduta  del 6 ottobre 1950, riferendosi  all’impegno amministrativo del  presidente Micara lo definiva “silenzioso, in concorde e cordiale lavoro comune, equilibrio, realismo e mirando al sodo”.

Tanto “sodo” che in soli tre anni e mezzo furono ricostruiti (si era subito dopo la guerra) 82 fabbricati, 58 ponti, 233 tronchi stradali.

Meglio non fare paragoni con  tempi e risultati delle amministrazioni di oggi e fanno bene a Bagnoregio a richiamare queste cose e in questo particolare momento post e preelettorale.

Lo fece già nel 1964 – ma potrebbero farlo ancora la provincia o il prossimo consiglio di Palazzo dei Priori – il Comune di Viterbo conferendo a Tecchi la cittadinanza onoraria (concessa anche da Ronciglione)  perchè “scrittore di fama internazionale, in uno dei periodi più terribili della millenaria storia della sua terra, non esitò a farsi da letterato amministratore per riorganizzare la vita associata”.

Quest’esempio, le sue intuizioni e le cose realizzate andrebbero infatti studiate e ricordate nelle sedi istituzionali (ma anche all’università): dalla proposta avanzata alla Costituente di una “regione Tuscia Romana”, staccando l’amministrazione della capitale dal Lazio, agli incontri con Orvieto e Civitavecchia, al naufragio dell’idea per diffuse meschinità provinciali.

Al lavoro per un “Europa democratica di stati sovrani”, al marketing turistico per l’anno santo del 1950, agli interventi culturali, dalla Biblioteca Anselmi agli istituti tecnici, in particolare quello agrario, alla ricostruzione delle strade della Teverina e a  quella stupenda definizione di Civita “città che muore” che ha colpito l’immaginario mondiale e oggi, a Bagnoregio, ne raccolgono  frutti abbondanti.

Renzo Trappolini


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15 aprile, 2018

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