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Mammagialla - Denunciati da un detenuto altri due reclusi, gli avrebbero fatto avere hashish in isolamento

“C’è un traffico di droga dentro il carcere”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil.co.) – “C’è un traffico di droga nel carcere di Mammagialla”. A dirlo agli agenti di polizia penitenziaria è stato un detenuto che, per dimostrare di dire la verità, il 7 agosto 2013 si è presentato al preposto dell’ufficio controlli con le prove, denunciando come spacciatori altri due reclusi, ai quali lui stesso avrebbe teso una trappola, riuscendo a farsi consegnare lo stupefacente in isolamento. 

In mano aveva un involucro contenente dell’hashish e un biglietto di saluti da parte del pusher, recluso in un’altra sezione, che, in cambio di un paio di scarpe, perché i detenuti non possono avere soldi, gliel’avrebbe fatto recapitare da un detenuto lavoratore. L’addetto alle pulizie del reparto di isolamento dove il “collaboratore” si trovava, dopo che gli avevano ritrovato dei telefoni cellulari, introdotti in carcere con un pacco postale. 

Per detenzione aggravata ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in concorso, sono finiti sotto processo davanti al collegio sia il fornitore, sia il corriere, mentre la “spia” è stata nel frattempo trasferita in un altro penitenziario. E’ successo nel 2015, quando è stato beccato con della sostanza stupefacente che gli aveva ceduto la sorella durante un colloquio. 

La vicenda è stata ricostruita oggi in aula da due poliziotti che hanno raccontato come verso le 16,30 del 7 agosto di cinque anni siano venuti in possesso dello stupefacente. “Abbiamo subito informato il pm Massimiliano Siddi – hanno spiegato i poliziotti –  che ha disposto l’interrogatorio a sommarie informazioni del detenuto che aveva fornito la presunta ‘prova’ e di fare al più presto una perquisizione con i cani antidroga, effettuata il giorno successivo”. 

Decisivo, più ancora della droga, il bigliettino, nel quale, come ha ricordato il pm Paola Conti, il pusher avrebbe salutato la sedicente fonte confidenziale chiamandolo “fratellino mio” e rendendosi disponibile “per qualunque cosa di cui tu abbia bisogno”.

Al termine dell’udienza, la presidente del collegio, giudice Silvia Mattei, ha rinviato il processo al 17 luglio per la discussione e la sentenza.

11 aprile, 2018

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