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Viterbo - La ricostruzione della commissione parlamentare nella relazione sul medico di Belcolle trovato morto in casa

Gli ultimi giorni di Manca e l’ora della morte

di Raffaele Strocchia

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Attilio Manca

Attilio Manca

Viterbo – Caso Attilio Manca, “non si riscontrano dati chiari sulla data del decesso” dell’urologo dell’ospedale di Belcolle trovato cadavere 14 anni fa nel suo appartamento alla Grotticella. Lo sostiene la commissione parlamentare antimafia, che nella relazione d’inchiesta approvata lo scorso 21 febbraio scrive: “Ritenendo che la datazione della morte fosse di particolare rilievo, la commissione ha cercato di approfondire la questione. Attraverso l’esame del fascicolo processuale e delle analisi scientifiche si è riusciti a stabilire con minore approssimazione il momento del decesso, collocandolo verso mezzanotte e mezza dell’11 febbraio 2004”.

Nelle 26 pagine del documento d’inchiesta, la commissione presieduta da Rosy Bindi (Pd) ricostruisce anche “i momenti antecedenti la morte” di Attilio Manca. Ovvero, i suoi ultimi due giorni di vita: martedì 10 e mercoledì 11 febbraio 2004.

Martedì 10 febbraio 2004

Tarda mattina – Le telefonate e i messaggi con la fidanzata. “Nella tarda mattinata del 10 febbraio Attilio Manca si è sentito telefonicamente e ha scambiato messaggi con un’infermiera dell’ospedale di Belcolle con la quale aveva una relazione sentimentale. I due hanno discusso della loro eventuale partecipazione alla cena del reparto, prevista per la sera e offerta da una casa farmaceutica. La donna comunicava di essere impossibilitata a presenziare, dovendo in serata rientrare a Roma dalla sua famiglia. Anche Manca decideva di non andarci, vista l’assenza della fidanzata e di un suo amico e collega”.

Ore 13,30 – Il pranzo con la fidanzata. “Attilio Manca e la fidanzata decidevano di pranzare insieme nella casa viterbese della donna, presso la quale l’urologo è arrivato intorno alle 13,30. Durante la permanenza, Manca si è sentito telefonicamente sia con i genitori sia con l’amico di Barcellona Pozzo di Gotto Salvatore Fugazzotto, chiamato dallo stesso Manca. Spiegherà Fugazzotto che Attilio gli aveva telefonato non solo in ragione dei loro continui contatti, ma anche perché era il suo compleanno (effettivamente Fugazzotto è nato il 10 febbraio 1969). Il clima tra Attilio e la fidanzata era disteso. Intorno alle 16\16,30 Manca è andato via con la scusa di fare una corsa con la Mercedes da poco acquistata, ma di fronte alla preoccupazione della donna l’ha rassicurata sostenendo che sarebbe andato a casa a dormire”.

Ore 16,30-17,53 – Il viaggio verso Roma. “Dopo circa mezzora dall’allontanamento di Manca, la fidanzata gli ha telefonato e lui le ha detto che si stava recando a Roma per comprare un film, suscitando lo stupore dell’infermiera che gli evidenziava che l’acquisto poteva essere compiuto comodamente a Viterbo senza che occorresse andare nella Capitale. La telefonata è avvenuta intorno alle 17, e da allora sono intercorse con la fidanzata varie telefonate fino alle 18,45 (quando la cella telefonica impegnata dall’utenza di Attilio era quella di Roma-Prati) e vari sms fino alle 23”.

Ore 17,53 – Attilio Manca nella Capitale. “Manca arrivato a Roma o nei suoi pressi ha telefonato alle 17,53 a un collega al quale, oltre a confermargli che non avrebbe partecipato alla cena del reparto, ha chiesto indicazioni per arrivare in via dei Serpenti. Alle 18,01 lo ha richiamato chiedendogli le strade da percorrere per arrivare a piazza del Popolo. L’urologo, in realtà, si stava recando a Roma per incontrare una donna: Monica Mileti (memorizzata nel suo cellulare con il nome di Monique), come si evince dalle diverse telefonate con lei a partire 17,20 (cella di aggancio Ronciglione) finalizzate a stabilire il luogo dell’imminente appuntamento”.

Ore 18 – L’incontro con Monica Mileti. “A dire di Mileti (ma si hanno riscontri con le celle telefoniche), i due si sono incontrati intorno alle 17,30-18, hanno sostato circa 15 minuti in un bar e subito dopo Manca ha dato un passaggio a Mileti (tanto che una sua impronta è poi stata ritrovata sulla Mercedes dell’urologo) che doveva recarsi in un centro di fisioterapia per sottoporsi ad alcune cure. Si sono poi risentiti verso le 18,38 poiché, a dire di Mileti, Manca le ha chiesto altre indicazioni stradali per raggiungere un bar”.

Ore 20 – Il ritorno a casa a Viterbo. “Verso le 20 l’urologo è rientrato nella sua abitazione, e ha incontrato un infermiere amico e condomino che stava uscendo per recarsi alla cena del reparto. I due hanno scambiato qualche parola, e Manca ha detto di essere appena rientrato da Roma e che, sentendosi stanco, non intendeva partecipare all’incontro conviviale”.

Ore 20-23 – Gli ultimi messaggi con la fidanzata. “A partire dalle 20 fino alle 23, Manca ha scambiato diversi sms con un collega e con la fidanzata. L’ultimo sms inviato da Manca era quello di risposta alla fidanzata che, sempre tramite messaggio, poco prima gli aveva augurato la buonanotte”.

Mercoledì 11 febbraio 2004

“Quel mercoledì nessuno attendeva Manca all’ospedale di Viterbo. I suoi amici e colleghi sapevano che si sarebbe dovuto recare a Roma dove di solito collaborava con il reparto di urologia di una clinica e dove intorno 19 avrebbe dovuto prestare attività lavorativa in uno studio medico. Manca però non si è recato in nessuno di questi posti, e contrariamente alle sue abitudini non ha avvertito lo studio medico della sua impossibilità a raggiungerlo. La fidanzata, conscia del fatto che Attilio potesse essere impegnato a Roma, intorno alle 12 gli ha inviato un sms chiedendo di essere richiamata. Non avendo ricevuto risposta, nel primo pomeriggio ha iniziato a insistere, ma inutilmente, sia con telefonate che con sms. Ciò fino alle 23, tanto da stizzirsi con l’uomo che continuava a non risponderle. Anche i condomini non avevano sentito voci provenire dall’appartamento di Manca, né avevano avuto modo di notare la presenza del medico. 

Quel mercoledì 11 febbraio, dunque, non c’è alcun segno di vita dell’urologo. Può dunque affermarsi – scrive la commissione antimafia nella relazione d’inchiesta – che fino alle 23 del 10 febbraio Manca era in vita, e che il 12 era morto da almeno 12 ore. Restringere ulteriormente l’arco temporale non è certo facile, in considerazione della scarsa affidabilità della consulenza medico legale. Lo stato di deshabillé di Manca, il letto rifatto, la presenza sul letto del telecomando e di un libro, l’unica luce accesa nella camera da letto, il posacenere svuotato, la collocazione nella spazzatura del flacone di Tranquirit sopra la scatola del latte e le cicche, il resto di materiale poltiglioso trovato nello stomaco di Manca (più compatibile con gli alimenti di una cena che non con una colazione a base di latte e caffè), possono però far ritenere che l’urologo sia morto nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, cioè quando si apprestava ad andare a letto e dopo avere inviato l’ultimo sms alla fidanzata. Ciò è coerente sia con i tempi dell’acquisto di eroina che aveva effettuato nel tardo pomeriggio del 10 febbraio, sia con l’assenza di qualunque risposta agli sms ricevuti già dall’indomani mattina”.

Raffaele Strocchia


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