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Bassano Romano - Appalti truccati e tangenti - Ex sindaco a processo - Scatenata la difesa dell'aspirante socia privata che avrebbe dovuto acquisire l'undici per cento

“L’imprenditrice voleva solo investire 80mila euro nella farmacia comunale”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

L'avvocato Enrico Mezzetti

L’avvocato Enrico Mezzetti

Bassano Romano – Farmacia comunale di Bassano Romano, è ripreso ieri dopo mesi di rinvii il processo per corruzione e turbativa d’asta all’ex sindaco 85enne Luigi De Luca. Parte civile il comune, con un conto di un milione e 200mila euro. 

Scalpita l’ex sindaco, la cui versione sarà sentita in aula soltanto alla prossima udienza, fissata per il 17 luglio. Ma ieri si è parlato soprattutto della coimputata. Scatenata la difesa: “L’imprenditrice voleva solo investire 80mila euro nella farmacia comunale entrando nella cordata di privati che avrebbero dovuto acquisire il 49%”. 

Difeso dall’avvocato Enrico Mezzetti, De Luca ha però chiesto di prendere la parola per rilasciare spontanee dichiarazioni: “Ho sempre fatto il bene del mio paese, sia come sindaco che come medico, lavorando a Natale, Pasqua e Ferragosto, senza chiedere mai un soldo. Volevo solo portare sviluppo a Bassano Romano, dove il 20% della popolazione vive grazie alla Caritas”. 

In aula una sfilata di testimoni, tra i quali l’ex vicesindaco e all’epoca consigliere di minoranza Giancarlo Torricelli, che con la sua denuncia ha dato il via all’inchiesta, chiamati a confermare le rispettive deposizioni dopo il cambio della terna giudicante e la conseguente richiesta di rinnovazione degli atti del processo. 

Con De Luca, storico sindaco di Bassano Romano e neurologo in pensione, è imputata l’apirante socia privata Lucia Liberati, la cui difesa ieri si è battuta davanti al collegio per dimostrare l’assoluta estraneità dell’imprenditrice rispetto alle accuse che le vengono rivolte. 

Sotto torchio, si fa per dire, il maresciallo Andrea De Fusco, comandante della locale stazione dei carabinieri, cui il difensore ha chiesto di ricostruire gli incontri con De Luca e gli altri tre iniziali indagati,  l’ortopedico Salvatore Bono, la moglie e il figlio, condannati con l’abbreviato a pene da un anno e mezzo a due. Sono la famiglia siciliana che nel 2011 si è aggiudicata per 680mila euro il 49% di quote destinate ai privati della società pubblica Farmabassano.

Tre gli incontri tra i cinque indagati nell’arco di circa sei mesi, per un totale di circa quattro ore: a casa della Liberati, nella sala del consiglio comunale e nello studio di un medico del posto – tutti monitorati dai carabinieri, coadiuvati dalle intercettazioni telefoniche e ambientali sollecitate dal sostituto procuratore Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta.

“La Liberati – ha sottolineato la difesa – doveva semplicemente far parte della cordata di privati che avrebbe dovuto acquisire il 49% delle quote della Farmabassano, in particolare l’11%, per un investimento pari a 80mila euro. Non ha sottoscritto alcun impegno economico, non ha redatto atti e non ha creato o messo a disposizione società, A un certo punto ha anche avuto un tentennamento e non è stata coinvolta nell’acquisto del restante 51%”.

“Ma la Liberati ha partecipato attivamente al progetto Farmabassano”, hanno sottolineato il comandante De Fusco e il pm Pacifici.  Progetto che sarebbe passato, secondo l’accusa, anche dalla creazione di una cooperativa ad hoc, la Bassano Lavora, durata un mese, uno dei cui tre dipendenti è stato sentito come testimone. “Eravamo tutti disoccupati, io con un bimbo di due anni, e chiedevo sempre al sindaco se ci fosse qualcosa. Un giorno mi chiamò e andammo tutti dal notaio, al quale pagò lui le spese, circa 2400 euro”.

Per una paga di 4,50 euro al giorno, avrebbe lavorato dieci minuti la mattina e dieci la sera, aprendo e chiudendo i cancelli dei giardini pubblici e pulendo i cestini. “La prospettiva – ha spiegato – era di ampliare l’attività della cooperativa, quando sarebbe stata aperta la farmacia comunale, facendo da magazzinieri e scaffalisti. Ricordo vagamente che il sindaco ne parlava nel suo ufficio con un uomo sulla sessantina, con i baffi e un loden grigio chiaro, e una donna sulla cinquantina, bassina, coi capelli biondi lunghi”. 

E’ il momento in cui l’ex sindaco De Luca ha chiesto di intervenire: “Ho pagato io di tasca mia le spese per la costituzione davanti al notaio della cooperativa. Ho sempre fatto il bene del mio paese, sia come sindaco che come medico, lavorando a natale, pasqua e ferragosto, senza chiedere mai un soldo. Volevo solo portare sviluppo a Bassano Romano, dove il 20% della popolazione vive grazie alla Caritas”. 


L’inchiesta 

L’inchiesta della procura è partita il 23 novembre 2011, quando, a una prima gara a metà prezzo, fu presentata una sola offerta, da una società inesistente, in una busta contenente solo due fogli bianchi. Il sindaco, allora, avrebbe sfoderato delle “provvidenziali” lettere dei Bono, pronti alla seconda gara, con base d’asta raddoppiata. Secondo l’accusa, per scongiurare concorrenti. Il supertestimone Giancarlo Torricelli, presente come consigliere di minoranza, sporse denuncia, con l’associazione Orgoglio Bassanese. Dalle intercettazioni sarebbero emersi gli stretti legami di De Luca con la Liberati e la famiglia siciliana, finalizzati, secondo l’accusa, all’inserimento lavorativo della figlia e all’acquisizione anche del 51% di quote pubbliche della farmacia comunale. 

Silvana Cortignani


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18 aprile, 2018

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