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Tribunale - Sanità - Alle due vittime non resta che sperare in un risarcimento in sede civile

Protesi al titanio rotte negli arti dei pazienti, assolta multinazionale

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – Placche al titanio che si spaccano negli arti dei pazienti reduci da fratture, assolta la multinazionale svizzera finita a processo davanti al giudice Silvia Mattei con l’accusa di lesioni gravissime.

Due le parti civili. Si tratta di due pazienti del reparto ortopedia dell’ospedale di Belcolle, ai quali adesso non resta che ricorrere in sede civile nella speranza di vedersi risarcire i danni.

Hanno ancora due anni di tempo per fare causa: “Lo faremo senz’altro, perché non ci sono dubbi sull’origine dei danni riportati”, anticipa l’avvocato Franco Taurchini, difensore di una delle parti civili. 

I fatti risalgono al 2009-2010. Vittime di una presunta partita di protesi fallate, vendute a varie Asl su tutto il territorio nazionale, un 48enne di Vitorchiano, assistito dall’avvocato Franco Taurchini, e un 62enne di Grotte Santo Stefano.

Per la difesa la multinazionale non avrebbe avuto alcuna colpa se quelle placche si sono rotte costringendo le vittime a una lunga serie di interventi e a una convalescenza ben più lunga di quella che immaginavano.

Il gruppo, poi acquisito da un’altra multinazionale, sarebbe stato composto da due società: una con sede in Svizzera, dove le placche venivano (e vengono) costruite; l’altra con sede a Milano, che distribuisce le placche su tutto il territorio nazionale. Semplicemente le vende, controllando le certificazioni di qualità. Sul banco degli imputati sarebbe finito il legale rappresentante della società distributrice per cui, secondo i difensori Ciro Pellegrino e Virginia Comitini, quand’anche le placche fossero state difettose, lui non avrebbe avuto colpe. 

Un finale amaro per i due pazienti costretti da quelle placche a un lungo calvario, per banali fratture.

Uno si era rotto radio e ulna dopo un incidente sul lavoro, a fine 2008. La placca in titanio gli era stata applicata dopo un primo intervento a Belcolle. In quindici mesi si è rotta due volte. All’altro paziente una sola, ma la convalescenza ha avuto tempi biblici. Nell’agosto 2010, si frattura tibia e perone dopo un incidente stradale. La prassi è la solita: operazione e placche. Ma mesi dopo, mentre è in piedi in giardino, la gambe cede: nuova frattura e placca rotta. La prognosi passa da 40 a 50 giorni. Nuova operazione e chiodo alla tibia. Con il danno e la beffa di un’infezione che impone un terzo intervento. 

Silvana Cortignani

16 aprile, 2018

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