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Tribunale - Viterbo - Ha patteggiato il profugo diciannovenne già arrestato l'estate scorsa a Pratogiardino Lucio Battisti

Spaccia alle Fortezze, due mesi al pusher

Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Un’aula del tribunale

Viterbo – (sil.co.) –  Condannato a due mesi e 20 giorni il profugo diciannovenne arrestato lo scorso 5 marzo dai carabinieri fuori Porta Romana, alle Fortezze, con 27 grammi di “cime di cannabis”, dopo un breve inseguimento a piedi da piazza San Sisto, dove aveva tentato di sottrarsi a un controllo. Il giovane era stato già arrestato la scorsa estate per spaccio, a pratogiardino Lucio Battisti. 

Lo scorso agosto, appena diciottenne, lo avevano arrestato mentre spacciava a dei minorenni a pratogiardino Lucio Battisti.  Il 5 marzo si è fatto arrestare di nuovo, fuori porta Romana, con 27 grammi di “cime di cannabis”, bloccato dai carabinieri  dopo un breve inseguimento, mentre tentava di far perdere a piedi le sue tracce per sottrarsi a un controllo in piazza San Sisto, in pieno centro. 

E’ il liberiano 19enne che durante la fuga ha tentato di disfarsi di un involucro contenente marijuana di alta qualità, le cosiddette “cime di cannabis”: non il fogliame, ma la parte estrema delle piante, che sarebbe anche la migliore, più saporita e dagli effetti più intensi. 

Difeso dall’avvocato Claudia Polacchi, ieri ha patteggiato una condanna a due mesi e 20 giorni e una multa di 200 euro davanti al giudice Gaetano Mautone, che all’interrogatorio di convalida lo aveva rimesso in libertà con l’obbligo di firma tre volte alla settimana

Durante la convalida, seguito da un’interprete in quanto parlerebbe soltanto inglese, si era avvalso della facoltà di non rispondere, dicendo solo che in Italia è giunto come profugo, non ha un lavoro, né una dimora stabile, ma si appoggia alla Caritas Diocesana di Viterbo, per mangiare e talvolta per dormire. 

La mitezza della condanna deriva dal fatto che gli è stata riconosciuto il cosiddetto “quinti comma”, vale a dire la lieve entità, oltre allo sconto di un terzo della pena, previsto dal ricorso al rito alternativo del patteggiamento. 

13 aprile, 2018

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