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Rapina alla gioielleria Bracci - Voleva nascondersi in una delle case per le vacanze di Montalto il pentito di camorra mente del colpo

“Apro una villa al mare e mi ci metto dentro”

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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – “Apro una villa al mare e mi ci metto dentro, ad aprirla ci metto un secondo”. Nessuna remora a fuggire, nascondendosi in una delle seconde case al mare usate dai proprietari per le vacanze estive a Marina di Montalto.

Parlava così coi complici durante la fuga Ignazio Salone, il pentito di camorra 46enne originario di Torre del Greco considerato la mente della rapina alla gioielleria Bracci dello scorso 14 marzo. 

Una casa al mare come nascondiglio e una donna usata come scudo umano. Emergono nuovi particolari che, secondo la procura, la dicono lunga sulla ferocia della banda. L’unica donna presente è stata presa per il collo e usata come scudo umano.

E’ una dalle fasi più drammatiche del colpo a mano armata messo a segno due mesi e mezzo fa all’ora di chiusura alla gioielleria di piazza del Teatro, quando all’interno dell’esercizio commerciale hanno fatto irruzione Ignazio Salone e il cognato Stefan Grancea, di 27 anni, accusati dal pm Franco Pacifici anche di sequestro di persona oltre che di rapina a mano armata.

I due malviventi, spintonandoli e minacciando con una pistola l’unica donna e i tre uomini presenti nel  negozio, si sono fatti consegnare gioielli e contanti.

Il titolare, in possesso di un’arma regolarmente detenuta, approfittando di un momento di distrazione, ha tentato di reagire sparando alcuni colpi in aria, venendo però bloccato dal più pericoloso dei banditi, Salone, nel corso di una drammatica colluttazione, durante la quale il rapinatore ha tentato a sua volta di sparare. Senza riuscirci, perché fortunatamente l’arma si è inceppata e rimanendo lui stesso ferito alla mano sinistra da un colpo di pistola trapassante. 

Uno degli uomini e la donna sono stati costretti a sedersi per terra, all’altro sono stati legati i polsi con del nastro adesivo. Per guadagnarsi l’uscita, Salone e Grancea, avrebbero quindi usato la donna come scudo umano, prendendola per il collo e poi scaraventandola senza scrupoli sul pavimento. Quindi hanno raggiunto a piedi le rispettive compagne, che facevano da palo a bordo dell’auto parcheggiata sulla salita di Santa Rosa pronta alla fuga. Tutto in famiglia. La vettura, un’Alfa 147 di colore blu, è risultata di proprietà della sorella di Ignazio Salone.

Identificata e catturata a tempo di record l’intera banda, nei guai sono finite anche le presunte complici. Oltre ai due uomini, è finita in manette anche la compagna 33enne di Salone, nonché sorella di Stefan Grancea. E’ stata invece denunciata a piede libero l’altra donna, moglie di Stefan Grancea, in quanto in stato di gravidanza, per cui incompatibile con il carcere.

Salone sarebbe stato il basista. La mattina del 14 marzo, di buonora, con la compagna, sarebbe andato a prendere alla stazione Stefan Grancea e la moglie, venuti apposta in treno da Perugia per mettere a segno il colpo, già pianificato dal quartetto. 

Gli ultimi dettagli sarebbero stati concordati al bar adiacente la gioielleria, dove le due coppie si sono recate due volte, decidendo di entrare in azione all’ora di chiusura. 

Si sa com’è andata a finire. Inseguiti dai carabinieri durante la fuga in superstrada, i banditi hanno abbandonato la macchina all’uscita di Soriano nel Cimino, facendosi catturare il giorno successivo a casa di una nipote a Montalto di Castro dove contavano di avere trovato un rifugio sicuro.

Durante la breve fuga, intercettato, Salone avrebbe detto ai complici: “Apro una villa al mare e mi ci metto dentro, ad aprirla ci metto un secondo”.

Adesso, a distanza due mesi e mezzo, la difesa di Stefan Grancea e della moglie starebbe valutando la richiesta di incidente probatorio.

L’uomo, fin dall’interrogatorio di garanzia davanti al gip, ha sempre sostenuto di essere stato costretto a partecipare alla rapina da Salone, con intimidazioni e minacce di morte a lui e alla compagna incinta. La donna però non avrebbe riferito nulla in merito agli inquirenti, dicendosi anzi all’oscuro di tutto, anche se il barista l’avrebbe descritta con dovizia di particolari come componente del quartetto che si era fermato nel locale per un caffè prima del colpo. 

Silvana Cortignani


Articoli: Restano in carcere i rapinatori della gioielleria Bracci – Il gip: “I rapinatori devono restare in carcere” – Un pentito di camorra la mente della banda – Rapina in gioielleria, i malviventi si erano barricati in casa – Rapina in gioielleria, fermati due uomini – “Stiamo tutti bene” – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci

 


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29 maggio, 2018

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