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“Bartolomeo Torricelli quel giorno non doveva lavorare”

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Bassano Romano

Bassano Romano – (a.c.) – “Bartolomeo Torricelli quel giorno non doveva neppure venire. Quando l’ho visto a terra, ho subito chiamato i soccorsi”.

A parlare è l’ottantaduenne imprenditore titolare della villa adibita a location per eventi di Bassano Romano, in cui il 30 aprile 2014 si verificò l’incidente che costò la vita a Bartolomeo Torricelli, muratore di 75 anni padre del politico Giancarlo.

Proprio la famiglia Torricelli, con la moglie e i due figli della vittima, si è costituita parte civile al processo celebrato nelle aule del tribunale di Viterbo dal giudice Silvia Mattei.

Secondo il referto dell’autopsia, la morte del muratore, avvenuta in ospedale dopo alcuni giorni di ricovero, è da ricollegare a una caduta avvenuta all’interno della villa, nella quale l’uomo aveva sbattuto violentemente la testa. Torricelli era stato avvistato da una testimone alcuni minuti prima dell’incidente, mentre tinteggiava una parete da sopra un trabattello.

Il titolare della struttura, a processo per omicidio colposo, ha risposto nei giorni scorsi alle domande del pm sul suo rapporto con Torricelli e sulla dinamica dell’incidente che ne ha causato la morte. “Con Bartolomeo eravamo amici e parenti – ha dichiarato l’imputato – era una persona di fiducia a cui saltuariamente affidavo piccoli lavori di muratura, pagandolo a ore. Proprio il giorno prima della tragedia aveva terminato la ristrutturazione di un muro”.

“Aveva le chiavi per entrare – ha continuato il proprietario della villa – perché faceva l’orto su un terreno vicino alla mia struttura. Quel giorno non l’ho visto arrivare e non so cosa stesse facendo, ma so che non era previsto che venisse a lavorare da me, perché io non gli avevo assegnato alcun incarico. Infatti, quando sono arrivato sul posto dopo la caduta, sul trabattello c’era solo un secchio e Bartolomeo non aveva con sé attrezzi da lavoro”.

L’imputato ha ricostruito i concitati momenti della caduta di Torricelli dalla sua prospettiva. “Stavo lavorando in una stanza al primo piano della villa, quando ho sentito un rumore provenire dal portico. Mi sono affacciato, ma non sono riuscito a vedere cosa c’era di sotto, perché il portico è coperto da un telo lungo diversi metri, così sono sceso e ho visto Bartolomeo steso a terra. Ho urlato ed è accorso mio figlio, poi ho chiamato i soccorsi e ho avvertito la moglie di Bartolomeo, che è arrivata sul posto col figlio Paolo. Ricordo anche che lei ha parlato con Bartolomeo prima che lo portassero via e che il medico non sembrava troppo preoccupato”.

“Sono andato in ospedale – ha concluso l’imprenditore – e ho parlato con tutti i familiari di Bartolomeo. Al figlio Paolo ho anche dato i soldi che avevo in tasca in quel momento. L’ho fatto perché ho pensato che magari poteva servirgli qualcosa”.

La prossima udienza del processo è fissato per il 19 ottobre, quando saranno ascoltati i testimoni della difesa.


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