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Corte d'assise - Ospizio lager - Lo sostiene uno psichiatra sentito come testimone al processo per la morte sospetta di tredici ospiti della casa di riposo "Il Fiordaliso"

“Gli schizofrenici cronici possono stare in una casa di riposo”

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Gradoli – “Gli schizofrenici cronici possono stare tranquillamente in una casa di riposo”. A dirlo uno psichiatra della Asl di Siena sentito tra i testimoni della difesa all’ultima udienza del processo in corte d’assise a Franco Brillo, titolare della casa di riposo “Il Fiordaliso” di Gradoli, finita nel mirino della procura otto anni fa per la morte sospetta di tredici ospiti tra il 2009 e il 2010.

Presso la struttura, che non ne avrebbe avuto i titoli, diversi anziani non autosufficienti e persone con problemi mentali. Ai gestori sono inoltre contestate carenze di cibo, riscaldamento e medicinali. 

“Due dei nostri pazienti – ha spiegato il medico – venivano da esperienze di assistenza domiciliare. A uno erano morti entrambi i genitori e i fratelli non potevano badarlo, l’altro aveva i genitori anziani che non erano più in grado di prendersi cura di lui”. 

Franco Brillo è l’imprenditore umbro settantenne accusato di abbandono di incapaci in concorso aggravato dalla morte con i figli Maurizio e Federico, il medico di base orvietano Ugo Gioiosi e la neuropsichiatra senese Lucia Chiocchi per la morte sospetta di tredici ospiti della casa di riposo “Il fiordaliso”. Otto i familiari delle presunte vittime che si sono costituiti parte civile. Responsabili civili le Asl umbra e toscana d’appartenenza dei dottori. 

“Fino al trasferimento, i due pazienti in questione vivevano a casa loro, con la Asl che faceva assistenza domiciliare, ricoveri in ospedale quando era necessario e a volte trattamenti sanitari obbligatori, in casi di crisi. Quando non è stato più possibile continuare, piuttosto che lasciarli soli, i familiari hanno optato per la struttura residenziale, ovvero la casa di riposo, dove noi abbiamo continuato a seguirli. Io sono venuto diverse volte da Siena e li ho sempre trovati bene. Sul posto, invece, c’era un medico di riferimento che interveniva in caso di febbre, mal di gola o altri problemi di facile soluzione”, ha proseguito il testimone. 

Di fronte ai dubbi espressi dal sostituto procuratore Franco Pacifici, lo psichiatra ha spiegato: “Gli schizofrenici cronici non hanno bisogno di stare in una struttura assistenziale, vanno bene anche le strutture residenziali, come le case di riposo. La loro è una situazione stabile, che non richiede terapie specifiche. Basta che siano bene accuditi, che ci sia qualcuno che sorvegli che si lavino, che mangino, che si prendano cura di sé. Uno dei due, dopo avere perso tragicamente il padre, è rimasto con la madre, che lo ha seguito tranquillamente da sola fino a quando è morta, con il sostegno di un servizio di assistenza domiciliare, che è quello che abbiamo continuato a garantire anche nelle strutture di Castel Giorgio e Gradoli di Brillo”. 

La fase istruttoria del processo, giunto alle battute finali, si concluderà il 28 maggio con gli ultimi testimoni della difesa. Ed entro l’estate potrebbe arrivare la sentenza. 

Silvana Cortignani

18 maggio, 2018

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