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Viterbo - Davanti al collegio gli investigatori della stradale - Tra le vittime, sarà sentito un ex cronista di Gianlorenzo che si è costituito parte civile

Macchina del fango, sfilano i primi testimoni dell’accusa

di Silvana Cortignani

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Paolo Gianlorenzo

Il giornalista Paolo Gianlorenzo

Angela Birindelli

L’ex assessora regionale Angela Birindelli

Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi, titolare della maxinchiesta

Viterbo – (sil.co.) – Macchina del fango e Vinitaly, al via il 15 maggio a distanza di oltre un anno dall’udienza di ammissione delle prove il processo al giornalista Paolo Gianlorenzo e altri sette imputati.  Il cronista difeso dagli avvocati Franco Taurchini e Carlo Taormina. 

Si comincia con i testimoni dell’accusa. Il pubblico ministero Massimiliano Siddi avrebbe deciso di iniziare con gli uomini del nucleo di polizia giudiziaria della stradale, chiamati dalla procura a indagare sulla delicatissima vicenda, che, tra parti offese e presunti aguzzini, ha coinvolto ad alti livelli anche il mondo della politica.

Dovrebbe essere sentito, inoltre, il giornalista Daniele Camilli, una delle cinque presunte vittime che si sono costituite parti civili. Gli altri sono l’attuale senatore del centrodestra Francesco Battistoni (eletto per Forza Italia lo scorso 4 marzo), Piero Camilli, Regione LazioAntonio Riccardi (il presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl ed ex editore di Gianlorenzo, il quale si sarebbe spacciato per lui per ottenere informazioni scottanti al telefono). 

La denuncia dei sei cronisti “ribelli”

Camilli è l’unico del famoso gruppo dei 6 cronisti ribelli che, dopo avere dato via alla maxinchiesta con la loro denuncia, si sia costituito parte civile contro l’ex direttore Gianlorenzo e l’allora braccio destro Viviana Tartaglini. Compariranno solo come parti offese Luca Appia, Roberto Pomi, Mario Ramundo, Alberto Zadro e Glauco Antonacci.

Fu proprio la denuncia del gruppo di redattori, nell’estate 2011, a dare il via alla maxinchiesta del sostituto procuratore Siddi, sfociata nel processo. Otto gli imputati tra i quali, oltre a Paolo Gianlorenzo, l’ex assessora regionale Angela Birindelli, l’ex patron della Viterbese calcio e imprenditore Giuseppe Fiaschetti; la giornalista Viviana Tartaglini; l’impiegato dell’agenzia delle entrate Luciano Rossini; l’ex dipendente della Asl, Sara Bracoloni; l’ex direttore dell’assessorato all’agricoltura, Roberto Ottaviani; l’ex commissario straordinario dell’Arsial, Erder Mazzocchi.

La macchina del fango contro Battistoni

L’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli dal 21 giugno 2010 fino alle dimissioni (di massa) del 27 settembre 2012 ha fatto parte della giunta Polverini. Due anni falcidiati dalle guerre interne al partito (della libertà) e dalla rivalità politica con l’attuale senatore Battistoni, del quale aveva preso il posto di assessore all’agricoltura, in virtù delle quote rosa. Sentendosi vittima di una campagna denigratoria, anzitutto per il fatto di essere donna, la Brindelli per contrattaccare si sarebbe servita di Gianlorenzo, ai tempi direttore di un quotidiano locale disponibile a pubblicare articoli denigratori contro il rivale, in cambio di un finanziamento regionale di 18mila euro (mai dati) alla cooperativa Alto Lazio news srl, motivo per cui è finita indagata per tentata estorsione a mezzo stampa.

L’odio giurato a Piero Camilli

Odio giurato contro il “nemico” Piero Camilli. “Un bastardo, un tuffatore”, disse Gianlorenzo durante una riunione di redazione. “Se possiamo ammazzarlo, e se qualcuno c’ha la possibilità di trovare qualcosa per ammazzarlo, potatemelo a me”. Medita di colpirlo attraverso il calcio: “Adesso gli vado a fare le pulci a Grosseto”. Tutto perché la sera prima a Palazzo Gentili – in sede di conferenze di servizi – il sindaco di Grotte di Castro nonchè presidente del consiglio provinciale, si era opposto per ragioni ambientali alla realizzazione nel suo paese di un impianto a biomasse per lo smaltimento, tra l’altro, di ingenti quantitativi di fanghi. Un impianto dal quale, secondo Gianlorenzo, avrebbero potuto trarre profitto due “editori” e 250mila euro il suo giornale. 


Le accuse

Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;

Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;

Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali

Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;

Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;

Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.

 


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13 maggio, 2018

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