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Il presunto assassino di Barchi sfregiò un occhio a un uomo e lo rese cieco

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Stefano Pavani [3]

Stefano Pavani

Viterbo – Stefano Pavani era già finito in carcere. Nell’estate del 2014, quando per il sospettato numero uno dell’efferato omicidio di via Fontanella del Suffragio si aprirono per la prima volta le porte di Mammagialla. Non ci rimase che due giorni, perché per il giudice era la reclusione in casa la forma di detenzione più appropriata. Ma in cella il 31enne, che quattro anni fa era poco più che 20enne, ritornò poco dopo, dopo aver evaso i domiciliari.

È nella notte tra il 21 e il 22 giugno del 2014 che Pavani viene arrestato. E a mettergli le manette ai polsi sono i carabinieri di Fabrica di Roma, intervenuti per una feroce aggressione in un bar del centro storico di Corchiano. Lì Pavani viveva, dopo essersi trasferito dalla Capitale e prima di arrivare a Viterbo.


Multimedia: Uomo ucciso nel centro storico [4] – Omicidio in via Fontanella del Suffragio [5] – Video [6]



Quella sera, un sabato sera di inizio estate, i carabinieri trovarono un sessantenne corchianese con il volto ridotto a una maschera di sangue. Pavani gli aveva appena frantumato una bottiglia in faccia, sfregiandogli un occhio. L’occhio destro, “da cui la vittima – dirà il medico – ha perso completamente la vista”. Ma al 31enne non basta, e più volte prova ad affondare quel coccio sul viso nel sessantenne. Gli salverà la vita un conoscente, che chiese subito aiuto. Mentre l’uomo finisce all’Andosilla di Civita Castellana, per poi essere ricoverato all’Umberto I di Roma, dove resta per giorni, Pavani viene portato in caserma e arrestato. Nemmeno un mese ed è a processo con l’accusa di lesioni aggravate, perché i medici diedero alla vittima una prognosi di oltre trenta giorni. “L’imputato ha una notevole incapacità di intendere e di volere derivante da un disturbo di personalità”, sentenziò in udienza lo psichiatra a cui il giudice chiese di valutare la pericolosità sociale di Pavani.

Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio - L'intervento della polizia scientifica [7]

Ultimamente il 31enne era ricoverato in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), e nel suo passato ci sarebbe anche una minaccia a un infermiere. Con un coltello, e dopo averlo preso per il collo. Ma dalla struttura sanitaria Pavani è evaso, poco prima dell’omicidio di via Fontanella del Suffragio. I poliziotti della questura di Viterbo, a cui sono state affidate le indagini sull’efferato delitto, lo hanno scoperto martedì sera, poco prima del ritrovamento del cadavere di Daniele Barchi. La banca dati parla chiara: “Ricercato”. E Pavani viene trattenuto negli uffici di via Mariano Romiti, mentre la fidanzata lo incastra davanti agli agenti. “Credo che abbia ammazzato un uomo, perché quell’uomo non respira più”.

Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio [8]

La coppia, insieme alla sorella della donna, è davanti ai poliziotti perché il 31enne ha dato di matto, tentando di sfondare a calci, pugni e spallate la porta dell’appartamento in cui le due si erano barricate. Al Serpentone di Bagnaia, un agglomerato di case popolari in via Cardinal Ridolfi.

Raffaele Strocchia


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