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Torturato per due giorni e poi ucciso

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Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio - Il fermato Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi [3]

Viterbo – Omicidio in via Fontanella del Suffragio – Il fermato Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi

Viterbo – Daniele Barchi è stato torturato per due giorni. Massacrato con calci, pugni e schiaffi. Fino a morire? O è stato finito con quella forchettata al collo i cui segni erano ancora visibili? Lo potrà svelare solo l’autopsia, che il procuratore capo Paolo Auriemma e il pm Stefano d’Arma sono pronti a disporre. A loro è intestato il fascicolo per omicidio volontario, al cui interno compare il nome di un indagato. Stefano Pavani, il 31enne viterbese fermato martedì sera e da ieri rinchiuso nel carcere di Mammagialla. Su di lui pendono “gravi indizi di colpevolezza”, fanno sapere gli inquirenti. Ovvero, è il sospettato numero uno del feroce omicidio di via Fontanella del Suffragio.


Multimedia: Uomo ucciso nel centro storico [4] – Omicidio in via Fontanella del Suffragio [5] – Video [6]


La mattanza è avvenuta tra le mura del civico 16, in un garage trasformato in monolocale in quella stradina tra corso Italia e via Mazzini. Iniziata lo scorso venerdì, è finita nella notte tra domenica e lunedì quando Barchi, 42 anni, “ha smesso di respirare”. Una frase che ai poliziotti della questura di Viterbo, a cui il caso è stato affidato, ha detto la fidanzata di Pavani. Gli agenti della squadra volante alle 19e30 di martedì erano al Serpentone di Bagnaia, un agglomerato di case popolari in via Cardinal Ridolfi. Il 31enne stava dando di matto, tentando di sfondare a calci, pugni e spallate la porta dell’appartamento in cui la compagna e la sorella della donna si erano barricate. I tre finiscono in questura, e mentre la fidanzata di Pavani racconta dell’aggressione esclama: “Comunque credo che lui abbia ammazzato anche un uomo, perché quell’uomo non respira più”. E i poliziotti si fanno accompagnare sul luogo del delitto.



È da poco passata l’ora di cena quando Barchi viene trovato cadavere. Riverso sul pavimento dell’ingresso, adibito anche a zona giorno, della sua abitazione. Il volto è tumefatto, il corpo è livido e presenta delle ferite. Graffi ed escoriazioni, che da una prima ispezione non sembrerebbero profondi. Il 42enne ha provato a reagire alla furia omicida del suo aggressore o è stato trafitto con armi da taglio? Una forchetta e un coltello, insanguinati, sono stati trovati nel cestino dei rifiuti della cucina e sequestrati. E quei cazzotti e quegli schiaffi sono stati inferti solo da una mano maschile o anche da una femminile? Anche questo potrà svelarlo solo l’autopsia.

Davanti agli inquirenti il racconto della fidanzata di Pavani va avanti per ore. Fino a notte fonda, mentre il 31enne viene trattenuto in questura anche perché risulta ricercato: in passato un giudice ne aveva disposto il ricovero in una Rems. All’alba di martedì, intorno alle 4e30 e pochi minuti prima che il pm lasciasse gli uffici di via Mariano Romiti, Pavani viene fermato per omicidio volontario e rinchiuso nel carcere di Mammagialla. Ora il fermo deve essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo. Al cospetto del suo avvocato e difronte al magistrato inquirente e al capo della squadra mobile Donato Marano, che sta conducendo il caso, il 31enne si è avvalso della facoltà di non rispondere facendo scena muta.



È invece stata ascoltata come persona informata sui fatti la fidanzata, che nel delitto avrebbe avuto un ruolo. Un ruolo che gli inquirenti vogliono chiarire e sul quale stanno puntando i riflettori. La donna non è però indagata. Ma, stando al suo racconto, sarebbe stata almeno testimone oculare dell’omicidio o comunque era all’interno dell’abitazione quando Barchi “ha smesso di respirare. Nella notte tra domenica e lunedì”. La sera precedente, secondo gli inquirenti durante la mattanza, Pavani è entrato su Facebook e sul suo profilo ha scritto un messaggio dedicato alla compagna. Un quarto d’ora dopo la mezzanotte di domenica. “Amore mio, nella vita ho passato tante situazioni brutte. Ma ora ci sei tu, la cosa più bella che poteva capitarmi. Ora, che sei anche incinta, tu sei il mio presente e il futuro. E non vedo l’ora di diventare papà. Ti amo”.

Il movente dell’omicidio è ancora avvolto nel mistero. Un omicidio che, per il capo della mobile Marano, “è maturato in un contesto di marginalità sociale e di degrado psicologico”. Il luogo del delitto, passato al setaccio dalla polizia scientifica e dopo il sopralluogo di pm e agenti, è stato posto sotto sequestro. In quel monolocale al piano terra Barchi viveva da qualche mese. Da solo. Residente a Viterbo era nato a Novi Velia, un comune di 2mila anime in provincia di Salerno.

Raffaele Strocchia


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