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Tribunale - I difensori dei nove imputati ai giudici di Milano, durante la prima udienza del processo

Truffa a piccoli risparmiatori, “illegittimo l’immediato”

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Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – Truffa a piccoli risparmiatori, per gli avvocati difensori “il decreto di giudizio immediato è illegittimo. Perché – spiegano – a uno degli imputati è stata omessa la notifica”.

I legali delle nove persone finite alla sbarra hanno sollevato l’eccezione durante la prima udienza del processo, celebrata mercoledì davanti al tribunale di Milano. I giudici si sono riservati, e si pronunceranno a fine giugno.

Il processo dalla maxinchiesta della procura milanese sul crac della società immobiliare quotata in borsa Hi Real Spa. Su nove arrestati, tre in carcere e sei ai domiciliari, ben cinque sono viterbesi. In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi. Oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Nonostante Luca Fazi, titolare di una copisteria al Paradiso, si sia sempre proclamato innocente, il tribunale del Riesame di Milano a febbraio ha confermato in blocco tutte le misure. Ma a maggio il collegio ha accolto una nuova istanza della difesa, avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, concedendo all’imprenditore di riprendere l’attività lavorativa. “Tra gli imputati – sottolineano i legali Porri e Mazzatosta -, Fazi è l’unico ad aver beneficiato di un’attenuazione della misura cautelare”. Ovvero, la concessione dei permessi lavorativi che gli hanno consentito di riaprire la sua attività commerciale. Alla copisteria Non solo copie di via della Caserma erano stati messi i sigilli contestualmente all’arresto, risalente al 16 gennaio.

Luca Fazi, secondo i difensori Porri e Marco Valerio Mazzatosta, si sarebbe limitato a fare il suo lavoro. Non solo copie, come si evince già dal nome, ma anche servizio fax e servizi informatici. Servizi che avrebbe fornito settimanalmente, nell’arco di cinque anni, anche a uno degli altri quattro viterbesi arrestati nell’ambito della stessa inchiesta: Franco Maria Mattioli. “Un cliente come tanti altri”, secondo i legali.


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27 maggio, 2018

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