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Bassano Romano - Così Fausto Bertinotti nella prefazione del primo romanzo di Giancarlo Torricelli - Dedicato al padre Bartolomeo, morto sul lavoro - Il libro sarà presentato il 18 maggio

“Un atto di devozione verso un paese, verso una terra”

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Giancarlo Torricelli

Giancarlo Torricelli  – “Quando c’erano le lucciole” è il suo primo romanzo

 

Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti – Ha scritto la prefazione

 

La copertina del primo romanzo di Giancarlo Torricelli

La copertina del primo romanzo di Giancarlo Torricelli

Bassano Romano – “Lo dedico a mio padre, morto sul lavoro, in una giornata assolata di quattro anni fa”- Un pensiero che commuove quello di Giancarlo Torricelli, a pochi giorni dall’uscita del libro “Quando c’erano le lucciole”, il suo primo romanzo, con l’illustre prefazione di Fausto Bertinotti. L’ex vicesindaco di Bassano Romano ed ex numero uno di Rifondazione comunista,  lo presenterà il 18 maggio a Bassano Romano e a Viterbo entro fine giugno. 

“Si tratta di un romanzo dove intreccio ricordi personali ed intimi, a partire dalla morte di mio padre – spiega Torricelli – con vicende che riguardano la storia del mio paese, Bassano Romano”. 

A Bassano Romano la presentazione di “Quando c’erano le lucciole” è in programma il 18 maggio, presso la Casa delle Culture. 

 Sono i luoghi di origine, le storie, i profumi, le facce e i personaggi a caratterizzare questo romanzo. “Si tratta di un viaggio, un po’ vero, un po’ fantastico e molto intimo”, dice ancora Torricelli, spiegando di avere compiuto un lavoro sulla memoria del borgo di Bassano Romano, alla ricerca di radici, luoghi e storie antiche che si intrecciano con una modernità, fatta di spaesamento e di rottura dei legami comunitari.

“Un atto di devozione verso un paese, verso una terra”, lo definisce l’ex presidente della camera dei deputati, Fausto Bertinotti, nella sua prefazione, carica di suggestioni che richiamano Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Nuto Revelli e che parlano alla memoria e al presente, a cominciare dalla nostalgia per il tempo delle lucciole, quasi metafora di un’attualità dove il principio speranza, che aveva animato le azioni collettive nel secolo scorso, appare drammaticamente offuscato.

Il “borgo”, investito dal profondo cambiamento dello spazio urbano negli ultimi decenni, diventa il luogo immaginario, in cui progettare e fantasticare la costruzione di nuovi vincoli comunitari, il luogo di saperi e tradizioni antichi, appartenenti ad una civiltà rurale che la modernizzazione ha reso ricordo polveroso, e che oggi rischiano di sparire e di trascinare nell’oblìo, sottraendo perfino l’anima a quei luoghi.

C’è un filo rosso che lega il libro, piccoli fatti quotidiani e grande storia, tradizioni rurali, ricordi generazionali ed aspirazioni di emancipazione. E’ la morte “sul lavoro” del padre di Giancarlo Torricelli, con il suo carico di sofferenza, di ingiustizia e di necessarie assunzioni di responsabilità.

Era il 30 aprile 2014 quando Bartolomeo Torricelli, muratore di 75 anni, cadde a terra, battendo rovinosamente la testa, mentre si trovava su un trabattello, un piccolo ponteggio mobile, su cui stava lavorando presso una villa adibita a location esclusiva per eventi e cerimonie. Le condizioni del poveretto apparvero subito gravissime ai soccorritori, che ne disposero il trasferimento in eliambulanza al policlinico Gemelli di Roma, dove il 75enne si è spento dopo una settimana di agonia, il 6 maggio 2014. La procura aprì un’inchiesta, sfociata in un processo per omicidio colposo, tuttora in corso.

Attraverso la filigrana di quell’evento tragico, Torricelli riattraversa la storia del borgo, la reinterpreta, metabolizza il dolore, gli restituisce senso.

Prova a resistere e ad appartenere, in un tempo liquido, dove in nome di una supposta modernità, si disconosce il valore della memoria e delle radici. Prova a riappropriarsi dei cocci polverosi di storie locali, a rammendare vecchie e nuove lacerazioni, a ricomporre identità andate in mille pezzi. Lo fa con il passo lento e curioso del partire e del tornare.

Come scrive sempre Bertinotti: “Un’altra volta il vento della storia si è portato via le lucciole. Il libro di Torricelli ci aiuta a credere che non è mai per sempre e che sempre le lucciole possono tornare. Possono, se tu intanto sai ricordarti di quelle ora scomparse”.


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11 maggio, 2018

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