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Viterbo - Il commosso racconto del raduno dei militari di Marco Di Stefano

“Noi siamo i Vam e questi sono i nostri caduti!”

Viterbo - Il raduno dei Vam all'aeroporto Fabbri

Viterbo – Il raduno dei Vam all’aeroporto Fabbri

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La tromba suona le patriottiche note della “Canzone del Piave”, nel silenzio rimbombante dell’aeroporto Tommaso Fabbri di Viterbo, dove tutto si è fermato, anche il respiro fatica a uscire dalle bocche serrate dei Vam sull’attenti. La corona d’alloro portata dai due Vam capostipiti di questa gloriosa specializzazione si avvicina al monumento dei caduti dell’aeronautica militare. 

Il silenzio è d’obbligo e anche gli uccelli rispettosi del momento, numerosi sui tanti rami, sembrano abbiano smesso di cantare in questa luminosa giornata di maggio. 

Le note cessano improvvise e ricordiamo con l’elogio per i caduti alle Termopili del poeta Simonide di Ceo i nostri fratelli caduti… “Invece di pianti, il ricordo, il compianto è lode. Un tal sudario né ruggine né il tempo mangiatutto oscurerà”. 

Uno a uno, lentamente i nomi vengono letti e ad ogni nome pronunciato un giovane ragazzo, creatura eterea, si aggiunge alla lunga fila dei Vam sull’attenti. Eccolo, lo vedete quello è Santo Boscolo, morto all’Aeroporto di Udine-Campoformido, poi viene Luigi Boin, caduto a monte Telegrafo. 

Arrivano, uno dopo l’altro, richiamati dall’oblio del tempo dove la dimenticanza degli uomini li aveva relegati, arrivano mesti nel loro passo, per sempre giovani. Pian piano ognuno di loro raggiunge il suo posto accanto ai loro fratelli. 

Oggi siamo tutti presenti, il vivo insieme ai morti, perché in questa fulgida giornata di maggio li ricordiamo per la prima volta… c’è l’aviere Vam Maurizio Carrafa, ucciso all’aeroporto di Pratica di Mare, poi viene Primo Battisti, ucciso all’aeroporto di Ciampino, Mario Corrada, caduto all’80esimo gruppo I.T. Bagnoli di Sopra, e Dario Bagaglini, ucciso a Monte Cavo. 

Sono tanti e ognuno dei nomi pronunciati ha l’effetto di un colpo di obice che esplode nell’aria serena di Viterbo. Anche gli alti ufficiali dell’Aeronautica Militare presenti e sull’attenti con la mano destra alla visiera sembrano vacillare nell’aria immobile, sotto il peso di tanta fulgida abnegazione e tanto indimenticabile sacrificio poichè questi ragazzi sono tutti morti per servire l’Italia, la loro Patria, in tempi in cui la guerra sembrava lontana. Le lacrime scendono e bagnano le guance dei tanti Vam presenti. 

Alcuni di loro li abbiamo conosciuti e oggi li commemoriamo. Il compianto è lode e la sua tomba, un altare. Il ricordo un dovere, le loro tristi tombe contrastano con la gloriosità del loro sacrificio. Un sacrificio che sarà da oggi incancellabile e indelebile. 

Aviere Vam Emanuele Lutzu, 30esimo Stormo Elmas, Aviere Vam Gianni Faedda, Poligono Capo Frasca, sono gli ultimi in ordine di tempo a essere caduti. Il Gheregheghez! Ghez… parte fragoroso e saluta i Fratelli ritrovati. “Chi siamo noi… Vam”. 

L’urlo esce dalle gole, profondo, potente e secco, propagandosi simile ad uno scoppio fragoroso, al pari di uno shrapnel, lanciato nell’aria: Vam! Quell’urlo di guerra che ci identifica, ci rende unici e irripetibili.  Oggi siamo di nuovo soldati, differenti, fieri della nostra differenza. 

Noi siamo i Vam e questi sono i nostri caduti e oggi lo stiamo gridando al mondo intero che loro meritano tutti un posto nel Paradiso degli eroi. 

Marco Di Stefano

17 maggio, 2018

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