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Al via il processo ai sette imputati del filone Acquabianca

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Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [4]

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Viterbo –  (sil.co) – Genio e sregolatezza, al via il processo ai sette imputati del  filone Acquabianca, accusati a vario titolo di truffa e corruzione aggravata.

Confermata la costituzione di parte civile del comune contro l’ex city manager Armando Balducci e gli imprenditori Amedeo Orsolini, Lorenzo Grani, Luigi Castellani, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino.

Il pm Stefano D’arma ha chiesto l’acquisizione di una serie di documenti e di intercettazioni relative a due procedimenti, tra cui il filone principale della maxinchiesta Genio e sregolatezza sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nell’autunno 2012. Intercettazioni in alcuni ccasi risalenti al 2009.

Oltre alle preannunciate questioni preliminari delle difese, rinviate all’udienza del 18 settembre, anche il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei si è riservato sulle trascrizioni chieste dall’accusa.

“Il collegio deve verificare l’utilizzabilità della prova e a tal fine necessita dei decreti di autorizzazione e di proroga di entrambi i procedimenti che allo stato non sono presenti nel fascicolo, per cui si riserva sull’ammisibilita della richiesta, invitando il pm a depositare entro due giorni dall’udienza “, ha detto la presidente.

Il filone Acquabianca è quello che fece più scalpore per via della notorietà degli attuali imputati.

Al centro dell’inchiesta dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al comune di Viterbo, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione.

Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, secondo l’accusa, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.

Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile.

Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il comune.


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