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Truffa piccoli risparmiatori - Nel vivo il processo in corso a Milano ai nove imputati arrestati cinque mesi fa dalla finanza, tra i quali cinque viterbesi

Bancarotta milionaria, parla per otto ore il supertestimone dell’accusa

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Il tribunale di Milano

Il tribunale di Milano

 

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Milano – (sil.co.) – Truffa ai piccoli risparmiatori, al via il maxiprocesso di Milano ed è subito udienza fiume.

Dalle 9.30 alle 17.30, otto ore dedicate a un solo testimone, il primo dell’accusa, l’investigatore chiave, un luogotenente del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano, che ha ricostruito in aula lo scaturigine della tentacolare inchiesta della procura del capoluogo lombardo sfociata cinque mesi fa in nove arresti, tra i quali cinque viterbesi. 

E’ entrato nel vivo martedì 26 giugno presso il tribunale  di Milano il processo ai nove imputati arrestati lo scorso 16 gennaio nell’ambito della maxinchiesta della procura meneghina sul crac della società immobiliare quotata in borsa Hi Real Spa.

Su nove arrestati, tre in carcere e sei ai domiciliari, ben cinque sono viterbesi. In carcere sono finiti il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi. Oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Giudizio immediato senza il passaggio dall’udienza preliminare e calendarizzazione a ritmi serrati per fare presto. Si torna in aula già il 3 luglio, per un’altra udienza fiume, dedicata al controesame da parte delle difese del supertestimone dell’accusa. Il 10 e il 19 luglio, invece, sarà la volta dei funzionari di Consob e Bankitalia che si sono occupati del caso. 

Il luogotenente delle fiamme gialle, chiarendo i vari aspetti dell’indagine, ha sottolineato come il processo in corso riguardi un filone della più ampia e articolata inchiesta finita sotto la lente della direzione distrettuale antimafia di Milano. 

Nel frattempo solo uno dei nove imputati ha ottenuto, dopo quattro mesi, un alleggerimento della misura di custodia cautelare. Ha potuto riprendere la sua attività lavorativa a maggio l’imprenditore viterbese Luca Fazi, titolare di “Non solo copie”, una piccola copisteria in via della Caserma, al Paradiso. 

Un insospettabile che si è sempre proclamato innocente, difeso dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta. “Tra gli imputati – ricordano i legali – è l’unico ad aver beneficiato di un’attenuazione della misura cautelare”. Fazi si sarebbe limitato a fare il suo lavoro. Non solo copie, come si evince già dal nome, ma anche servizio fax e servizi informatici. Servizi che avrebbe fornito settimanalmente, nell’arco di cinque anni, anche a uno degli altri quattro viterbesi arrestati nell’ambito della stessa inchiesta: Franco Maria Mattioli. “Un cliente come tanti altri”, secondo i legali.


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28 giugno, 2018

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