Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--

--

Tutankhamon-560x80

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Elezioni comunali 2018 - Viterbo - Francesco Serra (Pd) dopo il voto di domenica - La rottura ha portato il centrosinistra fuori dal ballottaggio

“Sbagliato candidare Ciambella, lo hanno detto pure gli elettori”

di Giuseppe Ferlicca

Francesco Serra

Francesco Serra

Viterbo – Il voto alle comunali ha dimostrato che: “Luisa Ciambella non era la candidata giusta”. Parla Francesco Serra. Candidato dell’altro Pd, dopo la spaccatura per non avere accettato l’imposizione del nome della vice sindaca. Risultato, nessuno dei due è arrivato al ballottaggio.

Serra, alle comunali è arrivato all’11% non centrando il ballottaggio. Che risultato è per lei?

“Personalmente sono soddisfatto. Ovviamente, aspiravo come tutti i candidati ad arrivare al secondo turno. Sarebbe stata una soddisfazione maggiore. Però, dobbiamo tenere conto dei tempi, strettissimi e dei modi con cui abbiamo approntato le liste. Difficile riuscire a fare di meglio”.

Il risultato ottenuto è il massimo che poteva fare?
“Intendo dire che liste ben più strutturate delle mie hanno preso anche il 10 per cento. La Lega è arrivata al 12%. Io, in un mese e mezzo, da quando ho deciso di candidarmi, ho preso il 10 per cento. Non ricordo casi simili. Inoltre, anche la condizione politica era difficile. Si è tentato di far passare la mia lista come se fosse contro qualcuno”.

Contro il Pd e la candidata Ciambella. Non è stato così?
“È nata come reazione a una decisione non condivisa nel Partito democratico, ma poi siamo stati altro”.

Resta il fatto che se il Pd non si fosse spaccato, almeno al ballottaggio avrebbe avuto buone possibilità d’arrivarci.
“Al ballottaggio ci si poteva arrivare, ma non solo col Pd. Ma dando un’idea diversa, un segnale di cambiamento, assumersi le responsabilità per quello che non ha funzionato. E soprattutto, far capire che avremmo agito in modo diverso, coinvolgendo anche altre realtà”.

La rottura è stata inevitabile?
“Le rotture sono sempre inevitabili, ma nel partito non hanno voluto intendere. La candidatura che hanno imposto era sbagliata. E oggi non lo dico io. Ha preso meno preferenze delle liste d’appoggio, quindi non ha portato valore aggiunto. Oltretutto, si è tentato di far passare il messaggio secondo cui chi ha remato contro è la causa di tutti problemi in amministrazione comunale. Per due mesi di crisi. Senza immaginare un progetto di cambiamento, una via diversa. La sola cosa certa è stata che la candidata doveva essere lei. Dentro un partito non si può solo obbedire. Se la metà dei componenti non ti dà il consenso, ci si ritira. Come ho fatto io, ma non sono stato imitato”.

Se si fosse candidato il sindaco uscente Michelini per il secondo mandato, sarebbe andata diversamente?
“Difficoltà ne avremmo avute lo stesso, di certo saremmo arrivati al ballottaggio. Ma ripeto, è l’approccio a fare la differenza, far capire che c’è una volontà di cambiare. La gente comprende quando spieghi anche ciò che non è stato fatto nel verso giusto. Occorreva un’operazione verità e una voglia di fare le cose in modo diverso e più maturo”.

Al ballottaggio, lei e i suoi cosa farete?
“Ho sentito che i candidati non si apparentano e non sarò certo io ad andarli a cercare. È loro interesse trovare intese con forze nuove per il governo della città. Non nostro”.

Se dovesse succedere, è pronto ad ascoltare?
“L’ascolto e la disponibilità ci sono sempre, poi mi pare complicato che noi possiamo stringere intese con forze di centrodestra”.

Il Pd ridotto in queste condizioni come si ricostruisce, se si ricostruisce?
“Dipende dalla situazione a livello nazionale. Da noi si ricostruisce lavorando, dando senso di maturità e concretezza. Poi, chi governa ti dà una mano. Governando male. Il voto è volatile, fenomeni come i 5 stelle o Frontini a Viterbo, si sgonfiano”.

Non ritiene che il Pd oggi non sarebbe in questa situazione se quando scoppiò la crisi in comune, con lei e altri 6 consiglieri pronti a sfiduciare il sindaco, aveste portato la scelta alle estreme conseguenze? Rompendo allora, c’era tempo di ricucire, invece i problemi sono rimasti tutti.
“Sono convinto che sarebbero bastate anche le sole dimissioni del sindaco e nei venti giorni che la legge fa trascorrere prima che siano definitive, si sarebbe trovata una soluzione. Invece è stato fatto passare tutto come se nulla fosse”.

Arena e Frontini al ballottaggio. Cosa si aspetta per Viterbo?
“Non mi fanno pensare a una città che cresce. Da una parte una classe dirigente non rinnovata nelle sue parti fondamentali e dall’altra molta approssimazione. Parecchio fumo e poca sostanza. Solo baci e abbracci”.

Che tipo d’opposizione farà?
“Sulle cose concrete, consapevole e dura, come in passato, se dovessero presentare provvedimenti improponibili. Lasciamo il piano delle periferie da realizzare, di grande importanza, progetti da portare a casa. Quella parte della città, il Poggino, aspetta da troppo tempo”.

13 giugno, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR