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Tribunale -Soriano nel Cimino - Otto mesi e dieci giorni a Maurizio Giorgetti per avere tormentato i carabinieri con le sue "fantasticherie" evadendo dai domiciliari

Molestie in caserma, condannato il supertestimone del caso Emanuela Orlandi

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Maurizio Giorgetti

Maurizio Giorgetti

Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Tormenta i carabinieri con continue telefonate e presentazioni in caserma, promettendo rivelazioni sul caso Orlandi e dicendo di voler denunciare questo e quello. Finisce sotto processo per minacce, molestie e anche per evasione, dato che in quel periodo era ai domiciliari. 

Torna a far parlare di sé il faccendiere Maurizio Giorgetti, condannato ieri dal giudice Giacomo Autizi a otto mesi e dieci giorni per l’evasione e le molestie, mentre è stato assolto dal reato di minacce. L’accusa aveva chiesto un anno e due mesi.

Lunga barba bianca e fisico imponente, Maurizio Giorgetti è il 64enne ex esponente dell’estrema destra romana di Soriano nel Cimino, noto per essere andato a Chi l’ha visto promettendo di svelare la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. In aula però ieri non si è visto. E nemmeno il suo avvocato di fiducia, Pietro Nicotera, che non ha presenziato nemmeno un’udienza. Il che non ha impedito al processo di andare avanti fino alla sentenza. 


Supertestimone del caso Orlandi a Chi l’ha visto?

Era settembre del 2010 quando Giorgetti  è andato da Federica Sciarelli, promettendo clamorose rivelazioni. Ma pochi giorni dopo lo “scoop” concesso in esclusiva alla trasmissione, il 6 ottobre, denunciò di essere stato vittima di una rapina, nella sua casa tra i Cimini, durante la quale i ladri si sarebbero impossessati anche delle tre agende contenenti le prove del collegamento tra il rapimento della Orlandi e la banda della Magliana. Agende che – guarda caso – il presunto supertestimone si era impegnato a consegnare alla Procura di Roma il giorno dopo.

Del colpo diede la colpa a figlia e genero, arrestati per la rapina e poi assolti nell’aprile 2014 dal giudice Eugenio Turco, dopo che lo stesso pm Massimiliano Siddi aveva sottolineato “la capacità del personaggio di evocare massimi sistemi, misteri, criminalità, terrorismo, segreti d’Italia”. “Fantasie del Giorgetti – aveva rimarcato il difensore della coppia, Federico Sciullo,  aggiungendo – il grande bluff delle tre agende è il movente. Per giustificarne la mancata consegna, non si è fatto scrupolo di accusare la figlia e il genero di averlo rapinato”. 


Molestatore seriale dei carabinieri di Soriano nel Cimino

Da presunta vittima a imputato. Giorgetti non avrebbe smesso di coltivare le sue fantasie e verso la fine del 2013, mentre si trovava agli arresti domiciliari per via di un cumulo di pene, avrebbe tormentato – come ha detto il comandante Paolo Lonero, sentito come testimone –  “il presidio dello stato più vicino”, ovvero la locale stazione dei carabinieri, guidata dal maresciallo, fino a quando, il 9 dicembre di cinque anni fa, non è scattata la denuncia. 

“Aveva il permesso del tribunale di sorveglianza di Roma di uscire dalle 10 alle 12 e in altri orari per esigenze sanitarie. Quel giorno si è presentato in caserma alle 15,10. Ma veniva e telefonava tutti i giorni, delle vere e proprie azioni persecutorie, da mattina a sera. Volava di pala in frasca, minacciava denunce, voleva parlare di Emanuela Orlandi. Ci sono almeno una ventina di annotazioni di polizia giudiziaria”, ha proseguito Lonero.

“Giorgetti, per un periodo, è stato seguito dalla Dda di Roma, poi non più, allora si è rivolto alla cassazione, alla procura di Perugia, un martellamento continuo. Infine siamo diventati noi il suo presidio dello stato di riferimento, ha preso di mira tutti, ha anche minacciato un brigadiere in strada, salvo chiedere scusa e dire che lo stava invitando ad andare a funghi”, ha spiegato il comandante. 

Tramite i carabinieri di Soriano, avrebbe voluto denunciare colonnelli e magistrati. “Appena apriva la caserma, alle otto del mattino, telefonava per rappresentare situazioni fantascientifiche – ha confermato un altro militare – voleva denunciare il presidente della corte d’appello di Roma e simili”.

“A un certo punto – ha concluso – voleva denunciare anche il comandante della stazione e il nostro colonnello di Viterbo”. Ma è finito lui sotto processo e ieri è stato condannato a otto mesi e dieci giorni in primo grado. 

 

14 giugno, 2018

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