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Cronaca - Accolta dal gup la richiesta dei familiari della vittima, la viterbese 59enne spinta in un burrone da un ventenne mentre stava raccogliendo fiori

Omicidio Casasole, nuova perizia psichiatrica per l’assassino

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Samuele Viale

Samuele Viale – L’assassino reo confesso di Giuseppina Casasole

L'avvocato Francesco Massatani

L’avvocato Francesco Massatani – Assiste il figlio della vittima

Viterbo – Omicidio Casasole, l’assassino reo confesso sarà sottoposto a una ulteriore perizia psichiatrica come chiesto dagli eredi della vittima.

Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Cuneo ha sciolto la riserva, accogliendo la richiesta già avanzata dopo l’incidente probatorio dai familiari di Giuseppina Casasole, la 59enne viterbese ritrovata cadavere in fondo a un burrone il 30 maggio 2017 in Piemonte. 

Quello che inizialmente sembrava un tragico incidente durante una passeggiata in montagna nel vallone San Giovanni, sopra Limone Piemonte, è diventato tre giorni dopo un omicidio volontario quando il ventenne Samuele Viale si è attribuito la responsabilità del delitto, dicendo di avere agito in preda alle allucinazioni da lsd. 

Per stabilire se il giovane fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, la procura di Cuneo ha disposto un incidente probatorio che si è chiuso l’11 dicembre quando il dottor Guglielmo Occhionero, il consulente nominato dal gip, ha illustrato la perizia secondo cui “Viale al momento dei fatti era incapace di intendere e di volere e anche soggetto socialmente pericoloso”.

Una perizia duramente contestata dalla famiglia, in particolare dal figlio di Giuseppina, Guglielmo Selvaggini, assistito in questa triste vicenda dall’avvocato Francesco Massatani.  “Fino al giorno prima Samuele Viale  stava bene e aveva la patente, il giorno dopo è finito in un reparto psichiatrico, quando non aveva precedenti psichiatrici ed era incensurato”, torna a dire Massatani, soddisfatto della decisione del giudice, che a luglio nominerà il perito cui sarà affidata la consulenza da parte del tribunale.

In base a ricerche difensive effettuate dai legali dei familiari della vittima presso la motorizzazione, il giovane avrebbe preso regolarmente il patentino, senza alcuna segnalazione di disturbi di natura psichica, nemmeno da parte del medico di base. Successivamente all’arresto e al ricovero nel reparto psichiatrico, inoltre, il presunto disturbo mentale di tipo schizofrenico riscontrato in sede di incidente probatorio avrebbero avuto una regressione tale da far pensare a una possibile guarigione.

Da qui la decisione del gup di accogliere la richiesta e procedere a ulteriori accertamenti, come chiesto dai familiari di Giuseppina. 

“La signora Casasole si era trasferita in Piemonte tre anni fa per stare vicina alla figlia minore e consentirle di frequentare la scuola per maestri di sci. Un impegno notevole, dal punto di vista economico, compensato dal benessere della ragazza, invece lassù ha trovato la morte”, ricorda l’avvocato Massatani. 

L’autopsia ha accertato che la poveretta è morta per lo sfondamento del cranio provocato da un oggetto contundente. Viale, intercettato in carcere mentre parlava coi familiari, avrebbe detto di averla presa a pietrate dopo che era caduta nel fosso. Il dna conferma il contatto tra la vittima e il 19enne. 

Stando alla confessione rilasciata da Viale, “sia ai  carabinieri in caserma che successivamente al pm, assistito da un legale” avrebbe sferrato alla vittima un violento calcio alla schiena, mentre questa, uscita nel primo pomeriggio per una passeggiata col cane, stava raccogliendo dei fiori.

Oltre al figlio, hanno preso parte all’incidente probatorio, rappresentati dai rispettivi legali e da due periti di parte, anche gli altri familiari della vittima. “Sia i nostri due periti, sia il perito del pubblico ministero smentiscono le conclusioni cui è giunto il perito del tribunale. Fosse anche parziale, ma c’è capacità di intendere e di volere. Si parla di ‘disturbo di tipo schizofrenico’, ma fino a 19 anni non ha avuto niente. Il medico di base gli ha rilasciato il certificato anamnestico per la patente, non lo avrebbe fatto se avesse avuto dubbi sulla sua sanità mentale”.

Si parla di comportamenti teatrali per eludere ia sofferenza e i sensi di colpa. “Li ha avuti anche in carcere, una volta sarebbe rimasto sdraiato per terra ore – ricorda Massatani – ma resta il fatto che si è ammalato il giorno dopo.  E’ legittimo dubitare. Subito dopo l’omicidio era lucido, si è lavato nel fiume, ha messo i vestiti sporchi in lavatrice, si è allontanato per qualche giorno da casa e poi si è consegnato a un poliziotto amico di famiglia”.

Silvana Cortignani


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16 giugno, 2018

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