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Delitto del Suffragio - Spiega il difensore Luca Paoletti: "Non un incidente probatorio, ma un atto irripetibile"

“Perizia psichiatrica per cristallizzare lo stato mentale di Pavani”

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Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio - Il fermato Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi

Omicidio del Suffragio – Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Viterbo – “Perizia psichiatrica in carcere per cristallizzare lo stato mentale di Pavani”. Non un incidente probatorio, ma in ogni caso un atto irripetibile, come spiega il difensore del presunto omicida del Suffragio, un 31enne indagato con la fidanzata 24enne. Lui in carcere, lei a piede libero.

Proseguono a distanza ravvicinata, nel penitenziario di Mammagialla, gli incontri tra i consulenti di accusa e difesa e  Stefano Pavani, il 31enne accusato dell’assassinio di Daniele Barchi, il 42enne il cui corpo senza vita è stato trovato lo scorso 22 maggio in un monolocale al pianoterra al civico 16 di via Fontanella del Suffragio, uno dei vicoli adiacenti a corso Italia.

Negli ultimi giorni, il giovane ha ricevuto due volte la visita della dottoressa Miriam Brinchi, nominata dal difensore Luca Paoletti, mentre il pubblico ministero Stefano D’Arma ha dato incarico alla psichiatra Cristiana Morera, che si è presa sessanta giorni di tempo per depositare le sue conclusioni. 

“La perizia, così come è stata impostata, ovvero in contraddittorio, ha l’obiettivo di cristallizzare l’evoluzione dello stato mentale del presunto omicida nei giorni successivi al suo arresto, una sorta di incidente probatorio, anche se non lo è. Ma si tratta comunque di un accertamento non ripetibile e che , in quanto tale, potrà essere utilizzato in sede processuale”, spiega il difensore.

Ricordando ancora una volta come già in passato il 31enne sia stato dichiarato affetto da un disturbo della personalità a causa del quale ha scontato una precedente condanna agli arresti domiciliari in comunità invece che in carcere. In quel caso, a Corchiano, aveva ferito gravemente a un occhio con dei cocci di bottiglia rotta un sessantenne, il quale ha perso la vista. Era la notte tra il 21 e il 22 giugno 2014. 

Presumibilmente entro agosto sarà possibile sapere se era in grado di intendere e di volere al momento dei fatti, se è in grado di stare in giudizio e se sia socialmente pericoloso. Nel frattempo sembra procedere senza intoppi la reclusione in cella con un altro detenuto, dopo i primi giorni trascorsi da Pavani in infermeria, sorvegliato a vista 24 ore su 24, in seguito a una nota del carcere in cui si evidenziava lo stato psicologico particolare del 31enne nell’immediatezza dell’arresto. 

I consulenti dovranno accertare anche la compatibilità di Stefano Pavani col carcere. Per la difesa le sue condizioni non sono compatibili con la detenzione in cella e la stessa procura, subito dopo l’arresto, visti i precedenti, aveva avanzato richiesta di trasferimento in una Rems, acronimo di residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Ma le richieste sono superiori ai posti disponibili, per cui in ogni caso c’è da aspettare. 

Si tratta di strutture sanitarie di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali (infermi di mente) e socialmente pericolosi. La gestione interna è di esclusiva competenza sanitaria, poiché afferenti al Dipartimento di salute mentale.  Le funzioni sono terapeutico-riabilitative e socio-riabilitative, con permanenza transitoria ed eccezionale. Difatti, l’internamento in Rems, è applicabile “solo nei casi in cui sono acquisiti elementi dai quali risulti che è la sola misura idonea ad assicurare cure adeguate ed a fare fronte alla pericolosità sociale dell’infermo o seminfermo di mente”.

Oltre a Stefano Pavani, è indagata per omicidio volontario anche la fidanzata, Azzurra Cerretani, di 24 anni, la donna che con le sue dichiarazioni ai poliziotti, intervenuti al Serpentone di via Cardinale Ridofli a Bagnaia per una lite familiare la sera del 22 maggio, ha fatto scattare l’allarme.

In casa c’era anche Pavani, che stava dando di matto, tentando di sfondare a calci, pugni e spallate la porta dell’appartamento in cui la compagna e la sorella della donna si erano barricate. Poco dopo, in questura, la 24enne avrebbe riferito agli investigatori “Comunque credo che lui abbia ammazzato anche un uomo, perché quell’uomo non respira più”, conducendo gli agenti sul luogo del delitto. 

La coppia avrebbe dormito accanto al cadavere della vittima, trovata con ferite d’arma da taglio sul corpo, ma soprattutto con il volto tumefatto come se prima di morire fosse stata massacrata di botte. Pavani, davanti al giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ stata invece sentita più volte dagli inquirenti la grande accusatrice, la quale, essendo stata iscritta anche lei nel registro degli indagati, avrebbe avuto a sua volta un ruolo nell’omicidio. 

Silvana Cortignani


Multimedia: Uomo ucciso nel centro storico – Omicidio in via Fontanella del Suffragio – Video



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28 giugno, 2018

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