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Viterbo - Accorato appello dei produttori italiani alla sottosegretaria Alessandra Pesce - Previsti dimezzamento della produzione e perdite stimate attorno al miliardo di euro

“Il settore olivicolo italiano è a un passo dal collasso”

di Daniele Camilli
Viterbo - Il convegno "+Europa, Valore, Opportunità"

Viterbo – Il convegno “+Europa, Valore, Opportunità”

Viterbo - Il chiostro della Trinità

Viterbo – Il chiostro della Trinità

Viterbo - Il convegno "+Europa, Valore, Opportunità"

Viterbo – Il convegno “+Europa, Valore, Opportunità”

Viterbo - La sottosegretaria Alessandra Pesce

Viterbo – La sottosegretaria Alessandra Pesce

Viterbo - L'orto della chiesa della Trinità

Viterbo – L’orto della chiesa della Trinità

Viterbo - Ermanno Comegna

Viterbo – Ermanno Comegna

Viterbo - Leonardo Michelini

Viterbo – Leonardo Michelini

Viterbo - Fabrizio Pini

Viterbo – Fabrizio Pini

Viterbo - Gennaro Sicolo

Viterbo – Gennaro Sicolo

Viterbo – Parola d’ordine, le regole. Strategia, semplicità e controlli. Obiettivo, la riforma della filiera amministrativa. Prima uscita pubblica della sottosegretaria alle politiche agricole, Alessandra Pesce. Un “tecnico”, come lei stessa si definisce, del movimento 5 stelle oggi al governo. Alle prese con un settore olivicolo al collasso.

Fotogallery: L’incontro “+Europa, Valore, Opportunità”

L’occasione, la tavola rotonda organizzata dal consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno), dalla filiera olivicola olearia italiana e dall’organizzazione di produttori Appo. A Viterbo, chiostro della Trinità. Nel cuore dell’ordine agostiniano, tra i più importanti d’Italia. Il titolo, “+Europa, Valore, Opportunità”. Il gotha dell’olivicoltura italiana e i massimi esperti delle politiche agricole. Insieme, per un appuntamento di levatura nazionale. Splendida la location, perfetta l’organizzazione.

“Porterò avanti il mio lavoro – ha detto Pesce – con disciplina e onore, con la testa e con il cuore. Altrimenti non si va da nessuna parte. Al tavolo per la riforma della politica agricola comunitaria (Pac) rivendicheremo una posizione più forte per l’Italia e un aumento delle risorse disponibili. Non solo, ma vogliamo rendere le regole più semplici, e questo, per quanto riguarda la filiera amministrativa, implica maggiori controlli”.

Poche battute, la sottosegretaria è ancora alle prime armi, e si vede. “Ho giurato solo l’altro ieri”, esordisce subito. “Quindi non ho avuto modo di approfondire e studiare chissà quali dossier”. Alessandra Pesce, dottorato di ricerca in agricoltura, istituzioni e ambiente per lo sviluppo economico, dirigente di ricerca presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e dal 2014 parte della segreteria tecnica del viceministro delle politiche agricole alimentari e forestali Andrea Olivero. Il movimento 5 stelle la propose anche come possibile ministra dell’agricoltura nel febbraio di quest’anno. In caso di vittoria. Due giorni fa è diventata invece vice, assieme a Franco Manzato in quota Lega.

Gli argomenti in discussione sono tanti e tutti ruotano attorno all’olio extravergine d’oliva italiano che perde importanti quote di mercato in tutto il mondo, mentre la xylella ha già sterminato milioni di piante d’olivo in tutto il Salento minacciando quasi il 50% della produzione olivicola nazionale. Sul fronte europeo c’è poi la questione della nuova Pac 2021-2027 che non promette nulla di buono per l’Italia. 

A fare il punto è infatti Ermanno Comegna, consulente tecnico Cno. “La riforma della Pac – ha più volte sottolineato – è decisiva per tutto il settore dell’olio d’oliva. E lo è soprattutto per due motivi. Primo, ci saranno meno risorse economiche a disposizione. Per l’Italia si prevedono un dieci per cento in meno per i pagamenti diretti e un -15% per lo sviluppo rurale. Non solo, ma il nuovo modello di gestione della Pac vedrà l’Unione europea definire il quadro delle regole, mentre spetterà agli Stati e alle Regioni decidere gli approcci strategici”. In sintesi, “meno risorse e più responsabilità da parte dello Stato membro”. E ciò significa innanzitutto una cosa su tutte. “La Pac non andrà più applicata a livello nazionale preoccupandosi solo di spendere i soldi come abbiamo fatto finora, ma diventerà decisivo saper fare delle scelte”.

All’incontro, anche Gennaro Sicolo, presidente del consorzio nazionale degli olivicoltori, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il presidente di Appo Viterbo Fabrizio Pini, il direttore generale del Mipaaf Felice Assenza, Gino Canino presidente Unasco, Paolo Mariani presidente Fooi, il senatore Dario Stefano e, dal maxi schermo, per un saluto al volo, il vice presidente della commissione agricoltura dell’Unione europea, Paolo De Castro. A inizio mattinata fa capolino anche il consigliere regionale Enrico Panunzi.

Un settore, quello olivicolo, travolto da problemi che rischiano, nel lungo periodo, di cancellare per sempre una tradizione millenaria che da sempre caratterizza il territorio italiano.

A maggio 2016, la quotazione media di un quintale di olio extravergine d’oliva era di 356 euro. Nello stesso mese del 2017 era di 605 euro. A maggio 2018 di 407. Questo significa che un’azienda media con 10 ettari di oliveto, vendendo tutta la propria produzione annuale di olio, a maggio 2017 avrebbe incassato 36 mila euro, mentre la stessa produzione quest’anno avrebbe garantito 25 mila euro, 11 mila in meno rispetto allo scorso anno. 

La xylella ha distrutto invece l’economia olivicola del Salento in Puglia mettendo a repentaglio l’intero cuore olivicolo nazionale. Inoltre, le temperature instabili e le piogge di queste settimane non hanno affatto aiutato l’attecchimento dei fiori delle poche piante rimaste indenni dall’ondata di freddo di febbraio. Tradotto in cifre, si stimano perdite tra il 70 e il 90% in regioni come Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania. Particolarmente colpite Lazio e Puglia. Previsto quindi un vero e proprio dimezzamento della produzione nella campagna olearia 2018/2019 con la conseguenza di una mancata commercializzazione del prodotto e perdite economiche che si aggireranno attorno al miliardo di euro sull’intero territorio nazionale. Una catastrofe senza precedenti. E a salvare il settore non saranno di certo le esportazioni. “All’inizio degli anni 2000 – ha fatto notare Comegna – negli Stati Uniti avevamo una quota di mercato pari al 75%, ora è al 35. Altri concorrenti stanno occupando quote di mercato storicamente italiane”.

Accorato l’appello di Sicolo, preoccupatissimo per quanto sta continuando ad avvenire in Puglia con la desertificazione dell’olivicoltura causata dalla xylella. “Se entro settembre non ci saranno interventi seri, scenderemo in piazza e per le campagne con le famiglie, chiedendo alla Regione Puglia di andarsene a casa. Ci siamo già rivolti alla magistratura perché tutta questa incompetenza deve finire”.

Sul fronte Pac, ha poi aggiunto Gennaro Sicolo, “gli orientamenti della commissione Ue non danno alcuna risposta al problema della eccessiva volatilità delle quotazioni. Chiediamo l’attivazione di misure di mercato all’altezza e proponiamo di valutare politiche tali da stabilizzare i redditi degli agricoltori ricorrendo ai cosiddetti aiuti anticiclici. Siamo fortemente preoccupati e confidiamo nella capacità negoziale delle autorità italiane e nella loro volontà di difendere gli interessi nazionali”.

Michelini, dal canto suo, cita l’articolo 9 della Costituzione. A difesa dell’olivicoltura. “Il paesaggio è un elemento importante della cultura del nostro territorio, un fattore indentitario decisivo. Dobbiamo difenderlo a tutti i costi. Farlo significa infatti difendere il nostro patrimonio culturale e il lavoro dell’uomo”.

Fabrizio Pini propone l’unità tra i produttori. “La Appo conta oggi 4.500 soci e 5 cooperative. Abbiamo un progetto di unione con le organizzazioni dei produttori di Rieti e Perugia che ci permetterebbe di rappresentare una cosa come 12.500 produttori olivicoli in tutto il centro Italia”. L’unione fa la forza.

La proposta della sottosegretaria Alessandra Pesce è tuttavia vaga e lontana dalla concretezza delle problematiche che stanno sconvolgendo il settore. “Abbiamo un’esperienza da copiare – ha concluso – quella del vino. L’olio italiano deve rafforzare la sua competitività, farsi percepire meglio dal consumatore, agevolando la sua riconoscibilità da parte della domanda”. Insomma, L’olio italiano, per uscire dalla crisi, dovrebbe “essere – come ha sottolineato – un po’ più più glamour”. Meno male. Anzi, cheers! Cin, cin.

Daniele Camilli

15 giugno, 2018

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