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L'opinione del sociologo - Una valutazione del risultato elettorale

Ha vinto il centrodestra o Giovanni Arena?

di Francesco Mattioli
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Viterbo - Francesco Mattioli

Viterbo – Francesco Mattioli

Viterbo – Adesso qualcuno dirà che alla fine sono i discendenti dei ferentani (gli abitanti di Grotte Santo Stefano e dintorni) ad aver scelto il sindaco di Viterbo.

A parte le battute di fantasy storica, nella sua consolidata esperienza politica Giovanni Arena aveva avuto ragione a diffidare del cospicuo vantaggio raccolto nella prima sessione elettorale e a temere che intorno alla Frontini si sarebbe consolidato un fronte oppositivo in grado di dargli filo da torcere al ballottaggio.

Il voto elettorale del 24 giugno va comunque letto con attenzione. Solo apparentemente potrebbe essere interpretato come uno scontro tra conservatori e moderati da un lato, che si sono affidati ad Arena, e innovatori che hanno scelto Frontini.

La questione è più complessa e innanzitutto chiama in ballo una maggioranza che è rimasta silenziosa, oltre 28mila viterbesi che non si sono presentati ai seggi.

Chi sono costoro? A parte quelli certi della vittoria di Arena, si tratta dei delusi, dei disinteressati, degli incerti: persone che comunque si attenderanno risposte da una amministrazione (che si tratti di sviluppo economico, asili, buche, rifiuti, trasporti o altro) e che domani usciranno allo scoperto, magari singolarmente, per avanzare richieste e lamentele. E ovviamente Arena dovrà essere anche il loro sindaco.

C’è poi un altro aspetto su cui occorre riflettere. Ridurre l’esito del ballottaggio a una visione manichea conservazione/innovazione, con la vittoria della prima sulla seconda potrebbe indurre a qualche equivoco, a peccare di superficialità.

A dominare le sorti politico-amministrative di Viterbo si erge il problema del cambiamento. Non è uno slogan giovanilista o nuovista, è la necessità urgente di una città che non può permettersi di camminare se intorno si corre. E nell’era della globalizzazione intorno non significa solo Toscana o Umbria, significa come minimo Europa.

Così, l’innovazione non appare come un optional, come la scelta ideologica di una parte rispetto all’altra, ma è una risposta fisiologica per la sopravvivenza se si vuole la crescita, lo sviluppo, la modernizzazione, a qualsiasi partito si appartenga.

Certo, il neosindaco tenderà ad operare con una certa prudenza, non potrà rischiare di mettere il carro davanti ai buoi (si pensi ai lacci e lacciuoli della burocrazia, ai vincoli finanziari) e dovrà anche mediare con i quattro partiti che lo hanno appoggiato, ciascuno con le sue legittime aspettative; ma la strada è segnata e fare battaglie di retroguardia si rivelerebbe un grave errore.

Nel suo entourage si muovono giovani e meno giovani con fortissime istanze di rinnovamento amministrativo che non ci starebbero ad agire in termini meramente conservativi; né Giovanni Arena, nei suoi incontri e nelle sue dichiarazioni elettorali, ha nascosto la necessità di aprirsi al nuovo.

Peraltro, il neosindaco ha già fatto saggiamente capire che non intende ignorare o sottovalutare quei dodicimila cittadini che, votando la su avversaria, hanno comunque auspicato che Viterbo cambi passo.

L’onore delle armi va certamente alla giovanissima Frontini, che ha coraggiosamente tentato il tutto per tutto per disegnare un’alternativa, negli obiettivi, nelle metodologie, nei meccanismi politici correnti. Ma la percentuale cospicua di cittadini che l’hanno votata paradossalmente potrebbe rappresentare uno stimolo proprio per il sindaco Arena ad agire in una prospettiva che tronchi con una passato amministrativo ormai logoro, che non è riuscito a far decollare Viterbo come avrebbe dovuto e forse potuto.

Peraltro, per quel che riguarda l’elettorato della Frontini, sarebbe ingenuo pensare che fossero tutti suoi fan personali. In realtà si tratta di un fronte molto meno leggibile nelle sue componenti e nelle sue motivazioni, dove accanto ai tantissimi innovatori veri si contano inevitabilmente i populisti scontenti dell’ultim’ora, i tradizionali e irriducibili nemici del centrodestra a prescindere, gli antagonisti dogmatici, i gattopardi in avanscoperta, non tutti affidabili nel battere una strada sola e omogenea in direzione del cambiamento.

C’è poi una domanda, di non secondaria importanza, che frulla nella testa di molti. Chi ha vinto? Il centrodestra o Giovanni Arena? Di primo impulso, verrebbe da rispondere che ha vinto il centrodestra, o comunque quell’orientamento moderato, che nel tempo si è rivelato il più stabile in tutto l’arco della storia dell’Amministrazione di Viterbo, seppur nelle sue varie declinazioni partitiche.

Tuttavia, nel clima di incertezza generale innescato dall’irrompere di forze politiche nuove impegnate in un cambiamento a tutti i costi, anche radicale, è possibile che alla fine quella di Giovanni Arena sia soprattutto una vittoria personale.

Agli occhi dei moderati ha giocato un ruolo rassicurante: persona aperta, onesta, disponibile, educata, duttile, rispettosa degli avversari e con una lunga esperienza amministrativa, ha certamente costituito per alcuni una garanzia di stabilità; ma per altri ha dimostrato una disponibilità al cambiamento che li ha fatti ben sperare, visto che cambiamento e innovazione appaiono comunque irrinunciabili per la città.

L’importante è che questo quinquennio segni dunque un mutamento di direzione, non solo un ritocco alle scene di fondo del teatro della politica, ma un rinnovamento del copione e della recitazione nella narrazione del futuro della Città.

Lo richiedono comunque i cittadini, almeno tutti quelli (tanti, e di ogni colore politico) che si accorgono che, oltre l’orizzonte, la società, il paese, l’Europa, il mondo corrono a ritmi che dobbiamo tentare di mantenere anche noi. Alla fine, quel che conta è che vinca Viterbo.

Lo ha dichiarato il neosindaco Arena, nei suoi primi commenti a caldo, che invitano la Frontini ad impegnarsi tutti assieme in consiglio. E su questo probabilmente sarà d’accordo anche la sua agguerrita avversaria.

Francesco Mattioli


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26 giugno, 2018

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