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Corte d'Assise - Gradoli - Sentenza, dopo cinque ore di camera di consiglio - Due condanne per appropriazione indebita

Anziani morti nella casa di riposo, tutti assolti

di Silvana Cortignani

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Gradoli

Gradoli

Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini

Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini

Gradoli – Casa di riposo “Il fiordaliso”, alle 21 di oggi la sentenza, dopo sette ore di udienza e cinque ore di camera di consiglio. Tutti assolti.

Non è stato abbandono di incapaci aggravato dalla morte. Nessuna prova che i tredici ospiti del presunto ospizio lager di Gradoli deceduti tra il 2009 e il 2010, la cui scomparsa repentina ha insospettuto la procura, siano morti per le carenze della struttura.

La presidente Silvia Mattei, con la giudice a latere Rita Cialoni e i sei giudici popolari della corte d’assise hanno deciso quando era ormai sera inoltrata la sorte del gestore e dei due medici accusati di abbandono di incapaci aggravato dalla morte per la morte sospetta di 13 ospiti della struttura di Gradoli ricavata in un ex albergo sulle rive del lago di Bolsena, che tutt’oggi ospita un’analoga struttura gestita però da un’altra società.

Per il titolare Franco Brillo (finito per un periodo agli arresti domiciliari otto anni fa) e il medico di base orvietano Ugo Gioiosi, il pm Franco Pacifici aveva chiesto sei anni e mezzo. Cinque anni e due mesi per la neuropsichiatria senese Lucia Chiocchi. Il non luogo a procedere per prescrizione per i due figli dell’imprenditore umbro settantenne.

Solo uno, Federico Brillo, è stato condannato con il padre Franco a un anno per la presunta appropriazione indebita di denaro dai conti di alcuni ospiti. Ma la prescrizione è dietro l’angolo.

La sentenza è giunta al termine di un processo fiume: 25 udienze in due anni e mezzo più altre tre davanti al giudice per le indagini preliminari, decine di testimoni sentiti, fior di periti, richieste poi rigettate di riesumazione delle salme delle presunte vittime.

L’ultima udienza, oggi, è inziata alle ore 9 del mattino ed è durata oltre sette ore tra difese e repliche. A seguire cinque ore, infinite, di camera di consiglio.

La corte si è riunita nell’aula 5 della sezione penale, al pianoterra del palazzo di giustizia, verso le quattro del pomeriggio.

Poco prima era emerso che una delle otto parti civili, il figlio di un 79enne con gravissime patologie, deceduto dopo appena un mese nella struttura, puntava a ottenere un risarcimento di oltre 400mila euro per inaspettata morte del congiunto.

“Chi ha abbandonato chi?”, il ritornello più e più volte ripetuto dall’avvocato Enrico Valentini, difensore del principale imputato, Franco Brillo, chiamando apertamente in causa anche i parenti delle presunte vittime.

“Non avere le autorizzazioni non vuole dire abbandono”, ha proseguito Valentini, ricordando come nella struttura. che per l’appunto ne era priva, operassero due infermieri laureandi e vari dottori, non solo il medico di base orvietano Ugo Gioiosi, difeso dall’avvocato Sergio Finetti di Orvieto.

Nessuna prova, hanno concordato tutte le difese, del nesso tra il presunto abbandono e la morte. Nessuna evidenza scientifica nemmeno dalle perizie del professor Massimo Lancia per la procura e della dottoressa Maria Rosaria Aromatario per il tribunale.

“Gli psichiatrici erano seguiti da un’equipe di infermieri della Asl di Siena che non hanno mai avuto da ridire. Brillo li portava fuori di persona a fare le passeggiate. Erano tutti più che curati. E più che guardati”. E ancora: “L’anziana che ha avuto il femore fratturato, come ha detto la figlia, cadeva sempre anche a casa ed è arrivata con le piaghe da decubito che in casa di riposo hanno continuato a curare”.

Il difensore della Asl di Terni, citata come responsabile civile, si è spinto a chiedere alla corte d’assise di condannare al pagamento delle spese processuali e delle trasferte le due parti civili su otto che hanno chiamato in causa le aziende sanitarie umbra e toscana dei due medici coinvolti.

Ha invece ipotizzato un possibile rinvio degli atti per eventuali imputazioni di abbandono a carco dei familiari l’avvocato Samuele De Santis, parlando per i figli di Brillo, per i quali è stato chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

“Il pm – ha detto De Santis rivolgendosi al sostituto Franco Pacifici – forse non ha mai avuto anziani allettati in casa. L’ospedale non è il fine vita, te li rimanda a casa e li curi. Anche le piaghe da decubito, che non guariscono e diventano concausa di morte”.

“Nessuno è morto di fame o per assideramento. Brillo mangiava con gli ospiti della sua casa di riposo. Non c’erano gli omogeneizzati in dispensa? Però il cibo veniva frullato. L’accusa non ha mai parlato di maltrattamenti, come quelli che fanno vedere in televisione. E l’abbandono dev’essere concreto”, ha detto ancora Valentini.

Sarebbero stati tutti soccorsi gli anziani la cui morte, anche quando avvenuta in ospedale, ha insospettito la procura, tutti di età compresa tra i 71 e i 98 anni.

“I ricoveri sono stati disposti dal dottor Gioiosi oppure sono intervenuti i sanitari del 118 con l’ambulanza, interpellati anche nel cuore della notte”, ha detto Valentini, ricordando l’anziana portata alla casa di cura in ambulanza senza dire che aveva il femore rotto dal figlio, il quale, alla morte sopravvenuta dopo pochi giorni, ha detto di non poter lasciare la Fiera di Bologna e chiesto a Brillo di anticipare lui i soldi del funerale.

“L’hanno portata a morire. Chi ha abbandonato chi?”, ha ribadito Valentini.

“Come si fa a dire che un certificato medico è un falso, al più può contenere una diagnosi errata”, ha detto il difensore della neuropsichiatra di Nottola, in provincia di Siena, che ha dichiarato autosufficienti gli psichiatrici.

“Sono stati dichiarati autosufficienti anche dalla commissione multdisciplinare del distretto Asl di Montefiascone- ha sottolineato – d’altra parte, prima della Fiordaliso, erano già assistiti domiciliarmente perchè erano malati cronici, ma autonomi. I responsabili erano i familiari o il tutore o l’amministratore di sostegno. La Asl ha continuato a seguirli col suo personale anche in casa di riposo. Come faceva prima quando, in caso di acuzie, venivano ricoverati, trattati e rimandati a casa”.

Silvana Cortignani

12 luglio, 2018

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